Assalto alla sanità!

Sanità lombarda sotto accusa. E in modo pesante. Non entro nel merito: lo farà l’autorità giudiziaria, è il suo lavoro, troppe volte vicende come queste finiscono purtroppo in niente.
Mi limito a fare una considerazione: la sensazione confermata dai recenti fatti è che quando si shakera il trinomio business-salute-politica si facciano, alla fine, dei gran pasticci. Ne abbiamo viste veramente troppe partendo da Poggiolini passando per Poggi Longostrevi, Maugeri, senza poter dimenticare la “Caporetto” della clinica Santa Rita.

Allora che ognuno faccia il proprio, a cominciare da noi sanitari che dobbiamo occuparci di salute, e lo dobbiamo fare ricordandoci il nostro codice deontologico senza invertire i termini del dogma centrale della nostra professione: tu paziente vieni da me, io mi preoccupo della tua salute e per questo mi paghi (art. 54, titolo IX del codice deontologico – http://www.privacy.it/2014_NuovoCodiceDeontologiaMedica.pdf).
Diverso è dire: tu paziente vieni da me, io devo per forza erogare una prestazione (magari anche inutile) e quindi ne traggo necessariamente un profitto, a ogni costo e in ogni situazione. Dove finisce con questo approccio lo scopo nobile del nostro meraviglioso mestiere, e cioè lavorare per la salute del cittadino?
Buona parte del problema sta qui.
Cosa possiamo fare allora?

Dovremmo ribadire con forza che la sanità è un bene comune e cioè appartiene a tutti e deve ubbidire a criteri terapeutici stabiliti dalla comunità scientifica e declinati secondo gli standard che possono essere realizzati con le risorse (non infinite) disponibili, pubbliche o private che siano.

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Poi guardiamo un po’ anche a casa nostra, nei nostri studi.

Siamo sicuri che i nostri studi professionali si possano svuotare solo per colpa del low cost o della pubblicità ingannevole o perché non ci sono leggi chioccia che ci proteggono come da più parti si sta chiedendo? 

Quella che stiamo vivendo è la crisi di un modello, quello monoprofessionale classico, che vede molto spesso una capacità produttiva troppo bassa rispetto sia ai costi che genera che alle disponibilità economiche odierne dei pazienti che “pretendono” un accesso semplificato alle cure odontoiatriche. Ė difficile in tempi brevi cambiare la situazione, possiamo però ad esempio impegnarci a proporre soluzioni alternative e diversificate ai nostri pazienti così da cercare di risolvere i loro problemi anche in base alle loro disponibilità economiche, rispettando i criteri terapeutici e declinando correttamente lo standard di trattamento. 

Ė questo un nuovo modello di odontoiatria che necessita di un supporto scientifico e associativo coerente e di ampio spessore che dobbiamo pretendere da chi ci rappresenta a tutti i livelli se non vogliamo che il sistema che è stato messo sotto accusa in Lombardia rispunti da altre parti!

In questo sistema futuro ci sarà posto per l’odontoiatria pubblica, per le società e per i liberi professionisti che metteranno in atto standard di trattamento diversi a seconda della loro mission. Tutti dovranno però rispettare i criteri terapeutici e a nessuno dovrà essere permesso di fare il furbetto.
Approccio vintage? Può darsi, ma a volte per ritrovare la strada è meglio ripartire dall’ultimo bivio conosciuto che per l’odontoiatria è la professione libera e non la sua parodia tragica che è finita sui giornali nelle inchieste recenti!

Assalto alla sanità! - Ultima modifica: 2016-03-16T09:46:52+00:00 da redazione

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