Aspetti clinici legati a utilizzo della TC cone beam in implantologia

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La TC cone beam costituisce oggigiorno un esame routinario nella definizione dei piani riabilitativi implanto-protesici. Per potere sfruttare al meglio le potenzialità della metodica, comunque, è importante che il clinico si attenga a dei criteri di ottimizzazione che, in effetti, rappresentano anche una delle componenti del principio di giustificabilità dell’esame radiologico.

A maggio 2018, sul database BioMed Central, è stata pubblicata un’interessante revisione narrativa che ha anche coinvolto un’ingegnere biomedico italiana, e il cui intento è stato proprio la definizione di criteri d’uso della CBCT nel planning implantologico.

La ricerca bibliografica è stata centrata al fine di rispondere a un totale di 12 domande, che seguissero passo passo la messa in pratica di un piano di trattamento digitalizzato.

Il presente articolo riassume alcuni punti di interessi del testo, liberamente consultabile e, pertanto, fortemente consigliato nella sua interezza.

La qualità dell’immagine CBCT varia non unicamente in relazione all’esposizione e, dunque, alla dose radiante. Un’indagine ad alta risoluzione spaziale prevede voxel a dimensioni comprese fra 0.08 e 0.4 mm. La riduzione della dimensione dei voxel può portare a una diminuzione del rapporto contrasto-rumore, il che comporterebbe una maggiore esposizione per il paziente. Per la realizzazione di guide chirurgiche, una risoluzione pari a 200 μm è tendenzialmente adeguata.

Un punto critico della CBCT è la non corrispondenza della scala dei grigi rispetto alla densità dei tessuti (differenza questa con la scala Hounsfield nella comune TC), il che costituisce una complicazione nell’integrare i tessuti molli nella programmazione.

Alcune metodiche di ottimizzazione consistono nel rispetto di semplici accorgimenti operativi da attuare durante l’esecuzione dell’esame.

In primo luogo, il paziente dovrebbe essere mantenuto il più calmo possibile, magari a occhi chiusi, durante la scansione, al fine di prevenire eventuali artefatti da movimento.

Un’altra importante fonte di artefatti, che dalla scansione viene trasportata alla procedura di segmentazione durante la realizzazione dei modelli, è rappresentata dalla presenza di restauri dentali metallici. Questa problematica può essere superata o, quantomeno, ridotta aggiustando il field of view (FOV) di modo da escludere le aree irrilevanti contenenti metalli.

Quando sia necessario includere un template nella scansione – quindi appunto nel planning di una chirurgia guidata – questo non dovrebbe essere realizzato in un materiale ad alta densità né con uno spessore eccessivamente ridotto. Lo stesso vale per gli splint usati per distanziare le arcate in occlusione. Nel caso si voglia valutare lo spessore della gengiva vestibolare, i rulli di cotone costituiscono una soluzione semplice ma efficace per distanziare labbra e guance durante la ripresa.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29764458

https://www-ncbi-nlm-nih-gov.pros.lib.unimi.it:2050/pmc/articles/PMC5952365/

Aspetti clinici legati a utilizzo della TC cone beam in implantologia - Ultima modifica: 2018-12-28T11:39:12+00:00 da redazione

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