DM_ il dentista moderno_terapia non chirurgica_biomateriali

Le moderne tecnologie della biologia molecolare hanno aperto grandi opportunità a una più accurata conoscenza dei processi biochimici che sovrintendono alle più importanti patologie. In campo odontoiatrico, la malattia parodontale continua a rappresentare una problematica rilevante dal punto di vista clinico e socioenomico e, in un certo senso, con un potenziale ancor più dannoso rispetto alla patologia cariosa.

Essendo la parodontopatia un quadro essenzialmente infiammatorio, sono stati ritrovati legami con l’attività di numerose citochine proinfiammatorie, enzimi come le metalloproteinasi di matrice (MMP) e molto altro.

Rapportando tali evidenze a un contesto clinico, la prospettiva è di poter impiegare queste metodiche a fini prognostici, usandole per monitorare aspetti come la risposta a una terapia e il follow-up, come di fatto si fa già in altri campi di applicazione in medicina: questo breve articolo tratterà, nella fattispecie, lo stato delle evidenze scientifiche riguardanti la prima linea terapeutica della malattia parodontale, ovvero la terapia non chirurgica.

Concettualmente, la metodica di laboratorio consiste nell’analizzare il profilo biochimico di un campione ritenuto indicativo della patologia in esame.

La sostanza biologica che si trova immediatamente a contatto con la tasca parodontale è il fluido crevicolare: un’indagine di questo dato è quella condotta recentemente da Mastromatteo-Alberga e colleghi. Tale studio ha coinvolto 11 pazienti affetti da parodontite cronica e altrettanti soggetti sani. Seguendo una stessa procedura facente impiego di un cono di carta, sono stati raccolti campioni (uno per quadrante) di fluido crevicolare sia dai pazienti del controllo che da quelli malati. Nel caso di questi ultimi, la raccolta è stata effettuata al baseline e una seconda volta, 45 giorni dopo la terapia non chirurgica. I campioni sono stati sottoposti a ELISA test per valutare i parametri flogistici, quindi confrontati tra loro e rispetto ai rilievi clinici: forte correlazione positiva è stata trovata tra livello di attacco clinico (CAL) e TNF-α prima del trattamento, correlazione negativa (forte e moderata) tra indice di placca (PI) e IL-10 e tra sanguinamento al sondaggio (BOP) nel controllo. Tutti i parametri infiammatori sono scesi a seguito della terapia non chirurgica, in modo particolare TNF-α, IL-6, IL-6sR e IL-10, che sono stati reputati per questo utili alla valutazione della risposta alla terapia.

Ancor più recentemente, il gruppo di Nimcharoen si è concentrato sulla valutazione di una singola sostanza, sempre nel fluido crevicolare. Si tratta di una glicoproteina transmembrana, ADAM8, il cui andamento è stato confrontato però rispetto a pazienti con gengivite. Lo studio ha dimostrato come la molecola vada incontro a decremento significativo dopo terapia non chirurgica, in pazienti con parodontite di grado moderato o severo – delle quali riflette attività infiammatoria e di riassorbimento osseo – e ha ritrovato una correlazione positiva con 4 parametri clinici: i già citati CAL e PI più indice gengivale (GI) e profondità di sondaggio (PPI).

Özcan, scegliendo come campione il fluido orale più facilmente prelevabile, cioè la saliva, ha invece studiato il possibile ruolo delle adipochine, che negli ultimi anni si è scoperto essere coinvolte in vari processi biologici.

In ultima analisi, si segnala l’emergere di tecniche laboratoriali ulteriormente innovativi, sempre volti a valutare l’andamento della patologia. Una di queste considera alcuni piccoli metaboliti presenti nei fluidi e viene detta pertanto “metabolomica”: uno studio tutto italiano, prossimamente in stampa (Romano e colleghi, Archives of Oral Biology), è probabilmente il primo di questo tipo dedicato, appunto, all’efficacia della terapia parodontale non chirurgica.

Riferimenti bibiliografici

http://joralres.com/index.php/JOR/article/view/joralres.2018.024/404

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/30384155/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26991485

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30396039

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