Approccio “surgery first” in chirurgia ortognatica: lo stato attuale delle evidenze

DM_il dentista moderno_chirurgia ortognatica

L'approccio surgery first rappresenta uno dei trend recenti di maggiore interesse nel campo della chirurgia ortognatica. Concettualmente, la metodica prevede, come suggerisce il nome, di procedere direttamente con l'intervento chirurgico, in modo da portare le basi ossee nella posizione desiderata. A questo punto, le arcate dentarie verranno a trovarsi in uno stato fortemente decompensato, da risolvere con una terapia ortodontica, potenzialmente anche breve.

Si tratta chiaramente di un'approccio del tutto differente da quello convenzionale, che prevede una prima terapia ortodontica di decompensazione, della durata indicativa di 12-24 mesi, atta a condurre il paziente all'intervento, il quale viene seguito da ulteriori 5-11 mesi di terapia ortodontica post-chirurgica.

In linea teorica, la metodica più recente sembrerebbe fortemente vantaggiosa, in primis in quanto si estrinseca su un arco di tempo molto ridotto rispetto alla norma. Alcuni autori, tuttavia, hanno posto alcuni dubbi, legati principalmente alla stabilità dei risultati: la contenzione rappresenta, in effetti, un fattore variabile e, per questo, temuto in diverse terapie ortodontiche.

Nel 2016, Peiró-Guijarro e colleghi pubblicarono una prima revisione sistematica generale sull'approccio surgery first. Oltre al timing, gli autori sottolineano un importante vantaggio legato all'estetica: il profilo facciale viene infatti migliorato sin dal primo atto terapeutico, ovvero la correzione della base scheletrica. Questo aspetto comporta un alto grado di soddisfazione per il paziente, il quale evita del tutto il percorso psicologico legato alla terapia di decompensazione e può essere maggiormente cooperativo nel corso del trattamento ortodontico post-chirurgico.

Nel 2019, Huang e colleghi hanno pubblicato una systematic review, volta ad approfondire l'aspetto psicologico, vale a dire l'impatto sulla oral health-related quality of life. Ciò significa che lo studio ha considerato alcuni parametri quantizzabili, stabilendo come effettivamente, dal punto di vista del paziente, il procedere immediatamente alla chirurgia risolva diverse problematiche di natura psicosociale.

Riguardo al dato della stabilità, Peiró-Guijarro conclude affermando di non aver constatato un più elevato grado di instabilità rispetto alla terapia convenzionale. Il lavoro sottolinea piuttosto la necessità urgente di trovare un consenso riguardo ai protocolli chirurgici. Un'opzione interessante potrebbe arrivare dal recente lavoro di Badiali e colleghi, i quali hanno sviluppato un protocollo di chirurgia computer-assistita in grado di incrementare l'accuratezza dell'intervento.

Sempre nel 2019, un altro gruppo di lavoro italiano ha pubblicato una revisione sistematica dedicata al solo aspetto della stabilità, confermando le precedenti indicazioni positive ma, al tempo stesso, rimarcando la necessità di attendere risultati ortodontici (e non prettamente post-chirurgici) a lungo termine. Allo stato attuale dell'arte, dunque, si può suggerire all'ortodontista di impostare un regime di follow-up puntuale, nell'aspettativa che si tratti effettivamente di un paziente fidelizzato.

Riferimenti bibliografici riguardo a chirurgia ortognatica

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27021449

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31286944

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30685226

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31108059

Approccio “surgery first” in chirurgia ortognatica: lo stato attuale delle evidenze - Ultima modifica: 2019-11-21T07:26:46+00:00 da redazione
Approccio “surgery first” in chirurgia ortognatica: lo stato attuale delle evidenze - Ultima modifica: 2019-11-21T07:26:46+00:00 da redazione
Approccio “surgery first” in chirurgia ortognatica: lo stato attuale delle evidenze - Ultima modifica: 2019-11-21T07:26:46+00:00 da redazione

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