Maria Rita Vannetti, presidente di Anomec
Maria Rita Vannetti, presidente di Anomec
Il commento del presidente Maria Rita Vannetti sull’esposto con il quale l’ Associazione nazionale odontoiatri e medici convenzionati chiede all’Antitrust di esprimersi sulla presunta violazione delle norme sulla concorrenza da parte delle società assicurative.

 

Più di tante parole vale l’esempio. «All’inizio dell’anno una assicurazione con la quale il mio studio è convenzionato, mi ha comunicato una modifica del tariffario, con una diminuzione del 10% del corrispettivo per prestazione. Mi sono chiesta cosa sarebbe accaduto se io stesso avessi agito allo stesso modo, informandoli di una mia analoga decisione unilaterale, con i miei fornitori, dipendenti, con il padrone di casa cui devo l’affitto. Senz’altro, come minimo, il ricorso alle vie legali sarebbe stato inevitabile, quanto immediato».

Pure, quella di sottostare a decisioni univoche altrui, case assicuratrici o provider di welfare che siano, senza facoltà di replica, è la condizione in cui si trovano sovente medici e odontoiatri convenzionati. E il quadro descritto poco più su dalla dottoressa Maria Rita Vannetti, presidente di Anomec (Associazione nazionale odontoiatri e medici convenzionati) implica solo una conclusione. Che a oggi, cioè, «le assicurazioni agiscono al di sopra e al di fuori della legge» e a chi non si accoda ai loro diktat rispondono con l’esclusione dalle convenzioni. «Una scelta sostenibile per alcuni», ha proseguito Vannetti, «non certo per chi lavora in zone metropolitane nelle quali i pazienti convenzionati sono la maggioranza».

Un parere preliminare in risposta all’esposto

Anche da qui è sorta la decisione di Anomec di rivolgersi all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) con un esposto in cui si sollecita un pronunciamento - «sentenza o parere preliminare, che avrebbe tempi più brevi» in merito soprattutto ad alcuni punti. «Il tariffario delle assicurazioni, identico in tutta Italia nonostante le note differenze di costo fra Regione e Regione», ha detto Vannetti, «dev’esser dichiarato illegittimo. È importante, perché la valutazione di una prestazione, della quale siamo responsabili in sede civile e penale, non può esser decisa in base ai budget di un’assicurazione, come hanno dimostrato sentenze italiane ed europee».

L’illecito sarebbe nella fattispecie il monopsonio, ove un unico soggetto-compratore fissa i prezzi validi per tutti i venditori: esattamente come accade con le prestazioni a favore dei dipendenti d’impresa, dove assicuratori o provider regolano a piacimento il mercato. «Bisogna tener conto dell’articolo 54 del nostro Codice deontologico, in virtù del quale i medici stabiliscono l’onorario per prestazione a garanzia della qualità e sicurezza della stessa; e della libertà di scelta del paziente, un diritto costituzionale che viene negato quando il cittadino è di fatto obbligato a rivolgersi a un dato servizio anziché ad altri, in spregio al diritto alla salute sancito dalla Costituzione».

Pazienti scontenti

L’auspicio è che a fronte di un parere dell’Antitrust, plausibilmente entro pochi mesi, il Legislatore possa metter mano al quadro normativo traghettando la Sanità convenzionata oltre l’attuale far west. «Convenzioni dirette e indirette», ha detto Vannetti, «non devono avere trattamenti differenziati. Né si vuole ostacolare il lavoro di chi, limando i costi, riesce a coniugare prezzi bassi e qualità. Il punto è tutelare la libera concorrenza sulla base di regole certe e trasparenti. Il rischio, altrimenti, è che si verifichi un livellamento delle prestazioni verso il basso e le assicurazioni facciano il bello e cattivo tempo favorendo i centri di cura che a loro fanno capo. Oggi il problema è stato sollevato dagli odontoiatri; domani potrebbe toccare la cardiologia: con quali conseguenze?».

Le ingerenze, «a uso e consumo dei budget delle assicurazioni», si moltiplicano e sono documentate, con casi di influenza indebita sui piani di lavoro di alcuni studi, pena la perdita della convenzione e dei rimborsi, finiti sui tavoli delle Procure. «Non chiediamo l’aumento del tariffario», ha detto, «ma budget chiari e contributi che non incidano sul valore assoluto delle prestazioni; compagnie concorrenti fra loro, ma non a scapito dei nostri compensi».

Ultima notazione, non meno importante. «Sono i consumatori-pazienti i primi a lamentare disservizi e inadempienze da parte di assicurazioni e provider, tanto che Altroconsumo ha dato voce a migliaia di loro, allineandosi alle loro proteste e supportandole, con un altro esposto all’Antitrust».

 

Anomec: nel far west delle convenzioni va tutelata la libertà di scelta - Ultima modifica: 2020-10-14T17:15:26+00:00 da redazione

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