Revisione sistematica sulla sopravvivenza di protesi fisse supportate da strutture in zirconia o lega metallica
Survival of Zirconia- and Metal-Supported fixed dental prostheses: a Systematic Review
Siegward D. Heintze, Rousson V, Int J Prosthodont 2010;23(6):493-502.
Il restauro protesico ideale deve avere: eccellenti proprietà fisiche, una chiusura marginale ottimale e una perfetta integrazione estetica. Di seguito vengono presentati studi che analizzano alcuni tra i diversi materiali ad oggi disponibili
Scopo di questa ricerca è valutare e comparare la frequenza della scheggiatura del materiale di rivestimento e della frattura dell’anima in metallo o in zirconia nelle protesi fisse, determinandone i fattori causali.
Le corone in metallo ceramica (PFM) sono considerate il “gold standard” nella terapia protesica fissa. Tutti i materiali di nuova concezione, per essere considerati una valida alternativa, devono avere caratteristiche sovrapponibili alle PFM soprattutto per quanto riguarda il “chipping” della ceramica, le fratture del “core” e l’adattamento marginale. Negli ultimi anni è stata introdotta la zirconia, un materiale bianco opaco, a elevata resistenza, che viene fresato tramite metodiche CAD-CAM, e rivestito manualmente con ceramiche feldspatiche o tramite tecniche a cera persa e pressofusa. Per poter inquadrare meglio il potenziale utilizzo di questo materiale in protesi fissa, è stata condotta una revisione della letteratura. Dopo aver effettuato la ricerca delle parole chiave (zirconia, PFM e clinical) sul database di Scopus e dello IADR, è stato possibile analizzare studi, comprendenti i dati di 595 strutture in zirconia e di 197 metallo-ceramiche.
Il follow-up medio era di 3 anni per entrambi i gruppi.
I risultati dell’analisi dimostrano che la frequenza di frattura del core è inferiore all’1% per la zirconia ed è nullo (0%) per le PFM. Se vengono inclusi tutti gli studi, si registrano 142 cheggiature a carico delle strutture con base in zirconia (24%) e 43 a carico delle PFM (34%). Se invece consideriamo solamente gli studi che paragonano contemporaneamente entrambi i materiali di supporto, la percentuale di “chipping” delle protesi con anima in zirconia sale al 54% mentre rimane invariata quella delle PFM (34%). La differenza tra questi due tipi di protesi è statisticamente significativa per qualsiasi grado di chipping (grado 1: da lucidare; grado 2: da riparare; grado 3: da sostituire). Se consideriamo tutti i gradi di scheggiatura (nonostante siano predominanti l’1 e il 2) a tre anni dal posizionamento, la percentuale di sopravvivenza delle PFM è del 97%, mentre le zirconia raggiungono solamente il 90%. Inoltre è stato possibile notare che, in entrambi i gruppi, il chipping è statisticamente meno frequente nelle ceramiche pressofuse piuttosto che in quelle a stratificazione manuale. Concludendo, ad oggi, la frequenza di scheggiature del materiale di rivestimento è significativamente più alta (rispetto alle metallo-ceramiche) quando si utilizzano sottostrutture in zirconia.
Implicazioni cliniche
Fattori per il successo:
- clinici: tipo di materiale utilizzato per il rivestimento, numero di unità protesiche, localizzazione del restauro;
- laboratorio: supporto delle cuspidi, spessore del rivestimento, trattamenti pre-cementazione.
L’influenza dei materiali di rivestimento di un core in allumina sull’adattamento marginale e sulla resistenza alla frattura
Influence of Veneering Materials on the Marginal Fit and Fracture Resistance of an Alumina Core System
Nadia Z. Fahmy, J Prosthodont 2011;20(1):45-51.
Scopo di questo studio è valutare l’influenza di tre diversi materiali di rivestimento sulla chiusura marginale e sulla resistenza alla fratture di corone in allumina “In-Ceram”.
In odontoiatria protesica c’è una tendenza sempre maggiore a sostituire le riabilitazioni in metallo-ceramica con restauri in ceramica integrale. Diversi materiali (disilicati di litio, leucite, ossido di alluminio) hanno infatti dimostrato di avere proprietà estetiche tali da essere diventati lo standard riabilitativo in area estetica. La longevità di questi restauri è però relazionata all’adattamento marginale. Una imprecisione nella chiusura marginale delle ceramiche integrali può infatti essere causa di fallimenti. Inoltre, la resistenza è inficiata dalla qualità dell’interfaccia tra core e rivestimento. Per dimostrare quale fosse il rivestimento più idoneo tra quelli proposti, sono state fabbricate 40 cappette “In-Ceram”, successivamente divise in quattro sottogruppi da 10 ciascuno:
- ν gruppo 1: allumina (solo core);
- ν gruppo 2: allumina + Vitadur-N;
- ν gruppo 3: allumina + Vitadur-α;
- ν gruppo 4: allumina + VM7.
Il gap marginale verticale veniva misurato in 16 siti grazie a un microscopio ottico, prima e dopo l’apposizione del rivestimento.La resistenza alla frattura veniva testata sottoponendo i campioni a una velocità costante di 1mm/min ed esaminandoli successivamente al SEM. I dati raccolti sono stati analizzati con metodica ANOVA e il post hoc Duncan test. I risultati dimostrano che le corone di allumina rivestite con Vitadur-N hanno il maggior gap verticale (157.8 μm) e la minor resistenza alla frattura (tra i campioni analizzati), mentre i rivestimenti con VM7 combinano la più elevata resistenza con un adattamento marginale clinicamente accettabile.Inoltre, il rivestimento con Vitadur-α, per quanto riguarda il gap verticale, produce risultati inferiori a VM7 ma comunque statisticamente non significativi (rispettivamente 106.3, 111.4 μm). In conclusione, l’utilizzo di rivestimenti in VM7 consente ti ottenere una struttura più resistente e una miglior interfaccia tra i materiali a livello marginale. Inoltre, fornisce superiori proprietà ottiche e di legame al core di allumina.
Implicazioni cliniche
L’utilizzo di rivestimenti in VM7 consente di ottenere una struttura più resistente e una miglior interfaccia tra i materiali a livello marginale. Inoltre, fornisce superiori proprietà ottiche e di legame al core di
allumina.


