Aggiornamento dell’evidenza sull’uso del collare di radioprotezione della tiroide

Dental panoramic radiographer equipment. Modern dental office. Background

La radioprotezione è una componente fondamentale dell’attività quotidiana dell’odontoiatra, soprattutto quando ci si occupa del paziente pediatrico.

Per il professionista sanitario l’obbligo etico e, ormai da diversi anni, anche normativo, è quello di muoversi entro le evidenze scientifiche.

Linee guida nazionali per la diagnostica radiologica odontoiatrica in età evolutiva attualmente valide, risalgono al 2017, il che ne fa una fra linee guida odontoiatriche più recenti tra quelle approvate dal Ministero della Salute italiano.

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L’evidenza scientifica, però, è un’entità dinamica, soggetta a sviluppi e revisioni. Ad esempio, un gruppo di endocrinologi statunitensi ha da poco pubblicato un interessante articolo, dal titolo “Thyroid Collars in Dental Radiology: 2021 Update”.

Considerando la radioprotezione della ghiandola tiroide, le linee guida ministeriali riportano quanto segue:

Il collare piombato contribuisce a ridurre significativamente la dose alla tiroide per tutti gli esami radiodiagnostici in odontoiatria, in età evolutiva. Nell’ambito della CBCT è particolarmente raccomandato per i campi estesi tranne che nei casi in cui, all’atto del posizionamento del paziente nell’apparecchio, il medico radiologo oppure lo specialista rilevino rischi di artefatti o possibili sovrapposizioni alle strutture anatomiche di interesse. Per quanto riguarda la cefalometria, l’uso è raccomandato nel caso non vi sia necessità di visualizzare strutture ossee al di sotto della seconda vertebra cervicale.

Tale raccomandazione ha un rating di forza A, cioè quello massimo, ma un grado di evidenza IV, meritevole cioè di implementazione.

Si considerino, a questo proposito, alcuni spunti forniti dal sopracitato studio.

Nel 2019, Memon ha pubblicato una metanalisi relativa al legame tra radiologia odontoiatrica e cancro tiroideo, includendovi sei studi caso-controllo e uno studio di coorte. Lo studio soffriva tuttavia di un recall bias e, ancora di più, dell’incapacità di stimare le dosi alla tiroide, contando anche che le evidenze erano relative a macchinari in grado di determinare esposizioni maggiormente elevate di quelle attuali.

Sempre nel 2019, il National Council on Radiation Protection and Measurements statunitense ha pubblicato un report che supporta l’estensione dell’uso del collare dalla fascia pediatrica a tutte le età, a meno che questo non comporti un’interferenza con l’esame stesso. Le condizioni per cui la circostanza si concretizza, tuttavia, non vengono puntualizzate.

Gli autori sottolineano anche come, ancora oggi, non tutte le organizzazioni internazionali concordino sull’uso del collare. Le linee guida pubblicate nel 2020 dal British Institute of Radiology arrivano a indicarlo come non raccomandato nella maggioranza delle situazioni di imaging.

Schneider e gli altri autori si sono, pertanto, proposti di conciliare il più possibile le posizioni, implementando la metodologia d’impiego.

Quando possibile, in primis, è indicata la valutazione dell’esatta posizione della ghiandola preliminarmente all’esecuzione dell’esame.

Viene consigliato l’utilizzo di collari di dimensioni diverse per età.

Anche i produttori si stanno già adeguando: nel 2020, Sutanto ha descritto una nuova protezione tiroidea, studiata per minimizzare gli artefatti nella CBCT.

Riferimenti bibliografici a proposito della radioprotezione

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33849309/

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2690_allegato.pdf

 

Aggiornamento dell’evidenza sull’uso del collare di radioprotezione della tiroide - Ultima modifica: 2021-04-21T06:17:27+00:00 da redazione

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