Aggiornamento classificativo: approccio al dente vitale

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La carie profonda costituisce un quadro complesso dal punto di vista della gestione clinica. Recentemente, su queste stesse pagine è apparso un'articolo che ha valutato le biodentine come alternativa al Mineral Trioxide Aggregate (MTA) nell'elemento deciduo. In realtà, il quadro risulta maggiormente complesso in virtù della sua eterogeneità.

A tale proposito, a inizio anno, la European Society of Endodontology (ESE) ha pubblicato un position statement atto a classificare, sulla base delle evidenze attualmente disponibili (prendendo spunto dalla recente revisione Bjørndal sull'argomento), le condizioni di carie profonda e interessamento pulpare, con i relativi approcci terapeutici. Gli autori si sono poi proposti di aggiornare il testo a 5 anni.

Di seguito verranno riproposti i punti principali, a cominciare dal criterio classificativo.

Si definisce profonda una carie che raggiunge il quarto interno della dentina, ma che conserva un'area di dentina solida a protezione della polpa, area che deve risultare visibile radiograficamente se posta su di una superficie interprossimale o occlusale. Una lesione di questo tipo prevede il rischio di esposizione pulpare intraoperatoria.

Nel momento in cui una carie interessa l'intero spessore della dentina, invece, deve necessariamente essere definita come estremamente profonda. Tale distinzione ha grande interesse prognostico, in quanto l'esposizione alla polpa diventa, a questo punto, inevitabile.

Rimozione selettiva del tessuto carioso: questa procedura può essere limitata alla dentina molle, la quale viene mantenuta solo sull'aspetto pulpare della cavità, mentre la dentina cariata periferica viene rimossa dalla dentina dura. Lo stesso si può dire per la dentina dura.

In alternativa, la rimozione del tessuto può essere non selettiva: in altre parole, la dentina cariata, morbida e compatta, viene completamente asportata dal centro e dalla periferia della cavità, fino al raggiungimento della dentina dura.

Riprendendo quanto considerato a inizio trattazione, si considerino le metodiche di mantenimento della vitalità pulpare.

Si parla di incappucciamento indiretto nel momento in cui si Applica un materiale biocompatibile (come è appunto l’MTA) senza lasciare residui di dentina cariata, morbida o dura. È pertanto uno step maggiormente aggressivo rispetto alla rimozione selettiva.

Rispetto a quest’ultima, che prevede il posizionamento immediato del restauro definitivo, viene inoltre contemplata una tecnica graduale, che prevede un’attesa (e quindi una fase di provvisorizzazione) di 6-12 tra l’asportazione della dentina molle e quella della dentina dura.

In ultima analisi, l’incappucciamento diventa diretto nel momento in cui il materiale viene apposto direttamente sul tessuto pulpare scoperto.

Aggiornamento classificativo: approccio al dente vitale - Ultima modifica: 2019-07-02T07:55:10+00:00 da redazione
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