Adesivi a base di nanoparticelle metalliche

L'aspetto più delicato nell'ambito dell'adesione delle resine composite e, di conseguenza, nella realizzazione di un restauro duraturo, consiste nella gestione della zone dell'interfaccia. I processi di degradazione idrolitica del polimero contenuto nello strato libero e la persistenza di fibre collagene, attaccabili da metalloproteinasi di matrice e catepsine (attivate dalle variazioni del pH), possono progressivamente condurre a perdita del legame (e di conseguenza a fallimento del restauro) e/o favorire l'insorgenza di processi cariosi recidivanti (le cosiddette second caries).

Negli ultimi anni, la ricerca si è pertanto concentrata nel perfezionamento degli adesivi, dal punto di vista delle performance chimiche e meccaniche e delle qualità biologiche. In questo senso, un'opzione di sviluppo è rappresentata dall'aggiunta agli adesivi di nanoparticelle metalliche: le nanoparticelle di rame (CuNp), ad esempio, hanno dimostrato attività antibatterica nei confronti di microrganismi Gram+ e Gram- e, inoltre, risultano capaci di stimolare il rilascio di inibitori delle metalloproteinasi di matrice (MMP), detti TIMP. Le nanoparticelle di ossido di zinco (ZnONp), dal canto loro, sono in grado di indurre lievi alterazioni conformazionali a livello dei siti di clivaggio del collagene, con effetto protettivo rispetto alle stesse MMP.

Nanoparticelle di rame e ossido di zinco negli adesivi

Partendo da questi presupposti e dalle evidenze di lavori precedenti, il gruppo di Gutiérrez ha condotto uno studio (Journal of Dentistry) in vitro con interessante potenziale clinico. L'indagine si basa sull'incorporazione di nanoparticelle di rame e ossido di zinco all'interno di due adesivi commerciali del tipo “universale” e ne ha valutate le conseguenze per quanto riguarda attività antimicrobica, citotossicità, assorbimento d'acqua e idrosolubilità, microhardness, grado di conversione in vitro e anche in situ, oltre che forza di legame microtensile e formazione di micro-spazi vuoti (nanoleakage).

Per ciascun adesivo sono state sperimentate 2 diverse formulazioni, scelte sulla base di pregresse sperimentazioni, 5/0.1 e 5/0.2 (vale a dire 5% zinco e 0.1% o 0.2% rame, rispettivamente). Le combinazioni con i due adesivi danno origine a 4 adesivi sperimentali, ai quali vanno aggiunti i due prodotti intatti, usati come controlli (0/0).

Per quanto riguarda l'attività antimicrobica, valutata su coltura pura di Streptococcus mutans, solo i due adesivi sperimentali 5/0.2 hanno fornito risultati significativi rispetto ai controlli.

Entrambe le formulazioni mostrano anche un assorbimento di acqua significativamente più elevato, mentre un incremento significativo della solubilità si osserva, di nuovo, esclusivamente, nel gruppo 5/0.2 e solo in uno dei due prodotti: tutte le 3 combinazioni rimanenti mostrano, al contrario, un decremento significativo rispetto ai due controlli.

Sempre a seconda del prodotto di base, l'aggiunta delle nanoparticelle ha comportato un incremento oppure un mantenimento di microhardness e grado di conversione.

Da ultimo, è stato osservato anche un decremento significativo del nanoleakage.

In conclusione, l'applicazione delle nanoparticelle metalliche agli adesivi si conferma come un campo di ricerche promettente e in grado, allo stato attuale delle evidenze, di potenziare alcune delle proprietà biologiche e meccaniche che interessano l'interfaccia.

Riferimenti bibliografici 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30738850

Adesivi a base di nanoparticelle metalliche - Ultima modifica: 2019-04-18T07:02:26+00:00 da redazione
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