Autori
Giuseppina Campisi (1,2), Maria Elena Mauceri (1), Giuseppe Pizzo (2, 3), Virginia Butera (3), Rita Coniglio (2, 3), Roberta Infantino (2), Gabriele Schiavo (3), Giuseppe Seminara (2), Giovanna Giuliana (3), Martina Coppini (3)
1. Dipartimento di Biomedicina, Neuroscienze e Diagnostica avanzata,
Università degli Studi di Palermo
2. UOSD di Medicina Orale con Odontoiatria per Pazienti Fragili, Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “P. Giaccone” di Palermo
3. Dipartimento di Medicina di Precisione in Area Medica, Chirurgica e Critica,
Università degli Studi di Palermo
Corrispondenza: campisi@odonto.unipa.it
Negli ultimi anni il consumo di prodotti contenenti nicotina tra gli adolescenti ha subito una profonda trasformazione. Accanto alla tradizionale sigaretta, la rapida diffusione delle sigarette elettroniche (i.e., electronic cigarettes, e-cigarettes) e dei dispositivi a tabacco riscaldato ha modificato le modalità di iniziazione al fumo, contribuendo alla diffusione di nuove abitudini spesso percepite, erroneamente, come poco o per nulla dannose.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a considerare il tabagismo una delle principali cause prevenibili di morte nel mondo e richiama l’attenzione sull’aumento dell’utilizzo di prodotti contenenti nicotina tra i più giovani. In occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco 2025, l’OMS ha dedicato la campagna internazionale proprio alla sorveglianza delle strategie di marketing adottate dall’industria del tabacco e della nicotina per rendere questi prodotti particolarmente attrattivi agli occhi degli adolescenti, attraverso aromi, packaging accattivanti e una massiccia presenza sui social media.
L’adolescenza rappresenta infatti una finestra temporale estremamente delicata. È durante questi anni che si consolidano comportamenti e stili di vita destinati a influenzare la salute dell’adulto. La percezione del rischio è ancora incompleta, il desiderio di appartenenza al gruppo dei pari è particolarmente elevato e la curiosità nei confronti di nuovi prodotti favorisce l’avvio di comportamenti potenzialmente dannosi.
Negli ultimi anni, inoltre, il concetto stesso di “fumatore” è diventato sempre più complesso. Molti adolescenti alternano l’utilizzo di sigarette tradizionali, sigarette elettroniche e altri prodotti contenenti nicotina senza identificarsi come fumatori abituali. Questa percezione distorta del proprio comportamento rappresenta uno degli aspetti più critici per la prevenzione, poiché riduce la consapevolezza del rischio e rende più difficile l’adozione di strategie efficaci di counselling.
In questo scenario assume un ruolo sempre più rilevante l’odontoiatra, sia pubblico sia libero professionista: storicamente identificato come la figura professionale deputata alla diagnosi e al trattamento delle patologie del cavo orale, oggi l’odontoiatra, insieme all’igienista dentale, è chiamato ad assumere un ruolo più ampio quale promotore della salute orale, in un contesto generale. Le visite da parte degli odontoiatri e i controlli degli igienisti dentali, entrambi alla poltrona ambulatoriale, rappresentano occasioni preziose per intercettare precocemente comportamenti a rischio, fornire informazioni corrette sugli effetti del tabacco e del vaping sulla salute orale e generale e promuovere interventi di prevenzione primaria, soprattutto nella popolazione adolescenziale.
Recenti evidenze sottolineano come lo studio odontoiatrico costituisca un contesto ancora poco sfruttato per la prevenzione del consumo di nicotina nei giovani, nonostante gli adolescenti accedano frequentemente alle cure odontoiatriche (1-3).
Parallelamente, anche il modello educativo sta cambiando. Le tradizionali campagne informative destinate alla popolazione si sono rivelate poco efficaci e stanno progressivamente lasciando spazio a strategie partecipative, nelle quali gli studenti non sono più semplici destinatari delle informazioni, ma diventano protagonisti attivi della promozione della salute (4). In questo contesto si inseriscono per esempio metodi di comunicazione quali i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO), il Service Learning e la Peer Education, approcci innovativi capaci di integrare formazione universitaria, scuola e territorio in un’unica rete educativa (Figura 1).

La presente pubblicazione, in particolare, riflette sui risultati di un recente studio multicentrico condotto su oltre 7.000 adolescenti siciliani, in press sull’European Journal of Paediatric Dentistry (5), e si basa sull’esperienza maturata nell’ambito del progetto di educazione sanitaria sviluppato dall’Università degli Studi di Palermo (Dip. BiND).
I suoi obiettivi sono:
1) informare sui danni per la salute sistemica e odontostomatologica legati alle nuove pratiche di consumo di sostanze voluttuarie tabagiche;
2) proporre una riflessione sul ruolo che l’odontoiatra può assumere nella prevenzione del tabagismo e del vaping tra gli adolescenti;
3) illustrare un’esperienza di collaborazione tra università, scuola e professionisti della salute orale (i.e., odontoiatri, igienisti dentali) che potrebbe essere replicata – come modello – su scala nazionale.
Il fenomeno del tabagismo negli adolescenti: uno scenario in evoluzione
Il consumo di tabacco continua a rappresentare una delle principali sfide di sanità pubblica a livello mondiale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il tabacco provoca ogni anno oltre otto milioni di decessi, dei quali circa 1,3 milioni sono attribuibili all’esposizione al fumo passivo. Sebbene negli ultimi decenni le campagne di prevenzione abbiano contribuito a ridurre il numero dei fumatori adulti in molti Paesi occidentali, negli adolescenti il panorama è profondamente cambiato.
Oggi, infatti, l’iniziazione al consumo di nicotina avviene sempre più frequentemente attraverso dispositivi alternativi, come sigarette elettroniche, principalmente electronic cigarettes (i.e., e-cigarettes), e, più recentemente, prodotti monouso (disposable) caratterizzati da aromi particolarmente attrattivi e da una comunicazione fortemente orientata ai giovani (6-8).
L’industria del vaping ha modificato radicalmente la percezione del rischio. Se in passato il fumo era generalmente associato a un comportamento nocivo, oggi molti adolescenti considerano la sigaretta elettronica un’alternativa “più sicura”, “più moderna” o addirittura “innocua”.
Tale convinzione, ampiamente documentata dalla letteratura internazionale, è favorita da strategie di marketing che puntano sull’utilizzo di aromi dolci, design accattivanti, influencer e piattaforme social, elementi che contribuiscono a normalizzare il consumo di nicotina tra i più giovani (9-11).
Parallelamente, la comunità scientifica sta accumulando evidenze sempre più solide sugli effetti biologici delle e-cigarettes (12).
Sebbene l’assenza di combustione riduca l’esposizione ad alcuni composti tossici tipici delle sigarette convenzionali, il vapore inalato contiene comunque nicotina, aldeidi, metalli pesanti, composti organici volatili e particolato ultrafine, sostanze potenzialmente responsabili di alterazioni dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e del cavo orale (13-14).
Per il professionista della salute orale, questo aspetto assume particolare rilevanza, poiché numerosi studi hanno evidenziato associazioni tra vaping e xerostomia, infiammazione gengivale, alterazioni del microbiota orale, modificazioni della saliva e aumento del rischio di patologie parodontali (15-17).
L’assenza del processo di combustione rappresenta una delle principali differenze tra sigarette elettroniche e sigarette convenzionali e può determinare una minore esposizione ad alcuni dei prodotti tossici generati dalla combustione del tabacco. Tuttavia, il processo di riscaldamento dell’e-liquid non è biologicamente inerte.
Durante l’aerosolizzazione possono infatti formarsi composti di degradazione non originariamente presenti nel liquido, mentre componenti del dispositivo possono contribuire al rilascio di particelle metalliche e silicati (14).
L’aerosol inalato rappresenta quindi una miscela complessa la cui composizione varia in funzione del dispositivo, della potenza utilizzata, della temperatura raggiunta, della composizione dell’e-liquid e della presenza di nicotina e aromi.
L’apparato respiratorio costituisce il primo grande bersaglio sistemico dell’aerosol inalato. Studi sperimentali e sull’uomo hanno descritto irritazione delle vie aeree, alterazioni della funzione respiratoria, risposta infiammatoria e modificazioni dell’omeostasi polmonare. In particolare, l’esposizione acuta può determinare l’attivazione dei neutrofili e l’incremento dei mediatori pro-infiammatori (14).
Anche il sistema cardiovascolare può essere interessato. Sono stati riportati stress ossidativo, attivazione piastrinica, alterazioni della funzione endoteliale, modificazioni del tono vascolare e aumento della rigidità arteriosa (14). Inoltre, l’esposizione agli aerosol può favorire la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), modificare le risposte cellulari e promuovere l’espressione di mediatori pro-infiammatori (17).
Per l’odontoiatra il problema assume una rilevanza particolare perché il cavo orale costituisce il primo distretto anatomico direttamente esposto all’aerosol (18). L’effetto locale non sembra dipendere da un unico meccanismo, ma dall’interazione fra l’azione chimica diretta dell’aerosol, lo stress ossidativo, la risposta infiammatoria dell’ospite e la modificazione dell’ecosistema microbico orale. In uno studio longitudinale pubblicato da Thomas et al. su 84 soggetti, suddivisi in utilizzatori di e-cigarettes, fumatori convenzionali e non fumatori, gli utilizzatori di e-cigarettes mostravano un microbiota subgengivale distinto da quello degli altri due gruppi (18). La comunità microbica presentava alcune caratteristiche comuni ai fumatori tradizionali, altre ai non fumatori, ma manteneva una configurazione specifica associata al vaping. In particolare, il microbioma dei vapers risultava arricchito in taxa potenzialmente rilevanti per la patologia parodontale, tra cui Fusobacterium e alcuni Bacteroidales. Altri generi, tra cui Selenomonas, Leptotrichia e Saccharibacteria, mostravano correlazioni con parametri clinici e mediatori infiammatori. L’aspetto interessante è quindi che il vaping non sembra produrre semplicemente un microbiota “uguale a quello del fumatore”, ma potrebbe generare una forma specifica di disbiosi, caratterizzata da un ecosistema microbico differente sia dai fumatori convenzionali sia dai non fumatori. La disbiosi microbica deve essere considerata insieme alla risposta dell’ospite. Thomas et al. hanno osservato associazioni tra specifici taxa subgengivali, parametri clinici parodontali e concentrazioni di citochine, suggerendo che le modificazioni del microbiota possano accompagnarsi a una diversa risposta immuno-infiammatoria (18).
Una revisione sistematica pubblicata da Figueredo et al. ha analizzato otto studi clinici che confrontavano utilizzatori di e-cigarettes e non fumatori.
In Tabella 1 sono stati riportati i parametri osservati negli utilizzatori di e-cigarettes (17).
La riduzione del sanguinamento non deve quindi essere interpretata automaticamente come migliore salute gengivale: nella review, infatti, il BOP era ridotto mentre altri indicatori di distruzione parodontale risultavano peggiori.

Queste evidenze assumono un rilievo ancora maggiore se considerate alla luce dei profondi cambiamenti che stanno interessando i comportamenti di consumo di nicotina tra gli adolescenti, anche nel contesto italiano. In Italia, infatti, mentre il consumo di sigarette tradizionali mostra una tendenza alla riduzione, si osserva parallelamente una crescente diffusione delle sigarette elettroniche, spesso utilizzate in associazione al tabacco convenzionale. Questo fenomeno, definito dual use, rappresenta oggi uno degli aspetti di maggiore interesse epidemiologico, poiché molti adolescenti alternano i due prodotti senza percepirsi come fumatori abituali.
Le indagini nazionali condotte dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’ISTAT e dalla sorveglianza HBSC mostrano come la fascia di età compresa tra i 13 e i 15 anni rappresenti il momento più critico per l’avvio del consumo di nicotina. L’esposizione precoce favorisce infatti lo sviluppo della dipendenza e aumenta significativamente la probabilità di mantenere l’abitudine tabagica anche nell’età adulta (19-20).
Accanto alla diffusione delle e-cigarettes emerge un altro elemento particolarmente preoccupante: la ridotta percezione del rischio. Molti adolescenti ritengono che il vaping comporti conseguenze minori rispetto al fumo convenzionale, soprattutto perché manca la combustione e perché i prodotti vengono commercializzati con aromi gradevoli e confezioni dal design accattivante (21-22). Questa convinzione, tuttavia, non trova conferma nelle attuali evidenze scientifiche e rischia di favorire un progressivo incremento del consumo tra i più giovani.
Il progetto: la survey nelle scuole secondarie di primo e secondo grado
Per comprendere il livello di conoscenza degli adolescenti sui rischi legati al fumo tradizionale e alle sigarette elettroniche e, al contempo, valutare l’efficacia di un intervento educativo strutturato, l’Unità Operativa di Medicina Orale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” e il Dipartimento di Biomedicina, Neuroscienze e Diagnostica avanzata (BiND) dell’Università degli Studi di Palermo hanno promosso un primo ampio progetto di educazione sanitaria rivolto agli studenti delle scuole secondarie siciliane.
Lo studio è stato approvato dal Comitato Etico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo (parere n. 4/2023) ed è stato condotto nel pieno rispetto della Dichiarazione di Helsinki e della normativa europea sulla protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679). La partecipazione è stata volontaria, anonima e subordinata all’acquisizione del consenso informato secondo la normativa vigente.
L’iniziativa è stata sviluppata nell’ambito del progetto Smetti di fumare. Scegli la salute, anche quella orale, realizzato in collaborazione con il Distretto Rotary 2110 Sicilia-Malta e con il coinvolgimento dell’Ufficio Scolastico Regionale, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza sugli effetti del tabacco e del vaping sulla salute generale e orale.
Lo studio, in press sull’European Journal of Paediatric Dentistry, rappresenta una delle più ampie indagini italiane dedicate a questo tema nella popolazione adolescenziale (5). Complessivamente sono stati coinvolti 7.213 studenti, di età compresa tra 11 e 19 anni, appartenenti a 48 istituti scolastici, tra scuole secondarie di primo e secondo grado distribuite sull’intero territorio siciliano. La numerosità del campione ha consentito di ottenere una fotografia particolarmente rappresentativa dei comportamenti, delle abitudini e delle percezioni dei giovani rispetto al consumo di prodotti contenenti nicotina.
La raccolta dei dati è avvenuta attraverso un questionario anonimo autosomministrato, compilato direttamente dagli studenti mediante smartphone o dispositivi personali, accedendo a una piattaforma online tramite QR code. Questa modalità ha permesso una partecipazione semplice, rapida e uniforme in tutte le scuole coinvolte, favorendo al tempo stesso l’anonimato delle risposte e riducendo il rischio di condizionamenti esterni.
Il questionario comprendeva diciannove domande a risposta chiusa dedicate ai principali aspetti legati al tabagismo adolescenziale: consumo di sigarette tradizionali ed elettroniche, età di inizio, motivazioni che avevano favorito l’avvicinamento al fumo, frequenza di utilizzo, percezione dei rischi per la salute generale e orale, conoscenza dei danni correlati al vaping, esposizione al fumo passivo, ruolo della famiglia e della scuola nell’educazione sanitaria e frequenza delle visite odontoiatriche preventive. L’ampiezza degli argomenti affrontati ha consentito di analizzare non soltanto i comportamenti, ma anche il livello di alfabetizzazione sanitaria degli studenti.
Prima della compilazione del questionario, tutti gli studenti hanno assistito a un breve video educativo appositamente realizzato dal gruppo di ricerca di Medicina Orale dell’Università degli Studi di Palermo, coordinato dalla Prof.ssa Giuseppina Campisi. Il filmato affrontava, con un linguaggio semplice e strumenti comunicativi vicini al mondo degli adolescenti, temi quali i danni provocati dal fumo convenzionale, i rischi associati alle sigarette elettroniche, le differenze tra fumo attivo, passivo e third-hand smoke, nonché le principali conseguenze sulla salute orale e sistemica.
L’utilizzo di un contenuto informativo standardizzato ha permesso di garantire omogeneità dell’informazione fornita ai partecipanti e di limitare possibili differenze legate alle conoscenze pregresse.
L’analisi dei dati è stata successivamente condotta mediante metodiche statistiche descrittive e tecniche multivariate esplorative, tra cui la Multiple Correspondence Analysis (MCA), che ha consentito di identificare differenti profili comportamentali e di mettere in relazione le abitudini di consumo con la percezione del rischio e con il livello di educazione ricevuto in ambito familiare e scolastico.
Questo approccio ha permesso di superare la semplice descrizione delle frequenze, offrendo una visione più articolata dei fattori che influenzano i comportamenti dei giovani.
Il primo dato è che oltre il 17% degli studenti ha dichiarato di fumare (pari a 1.240 studenti).
Tale dato risulta sostanzialmente coerente con le evidenze epidemiologiche disponibili. In particolare, la sorveglianza HBSC Italia 2022 evidenzia un marcato incremento della prevalenza di consumo di sigarette con l’età, passando da circa l’1% a 11 anni al 6-9% a 13 anni e al 20-29% a 15 anni.
In Sicilia, circa il 21-23% dei quindicenni riferisce di aver fumato almeno una sigaretta negli ultimi 30 giorni, valore sostanzialmente sovrapponibile alla quota di fumatori osservata nel nostro campione.
Tuttavia, il confronto deve essere interpretato con cautela in considerazione dell’ampia fascia di età inclusa nel presente studio (11-19 anni) e della natura autoriferita del dato (23).
Inoltre, la definizione soggettiva di “non fumatore” potrebbe non escludere necessariamente l’utilizzo di dispositivi elettronici per l’assunzione di nicotina, soprattutto tra gli adolescenti, rendendo importante analizzare separatamente il consumo di sigarette convenzionali, e-cigarettes e prodotti a tabacco riscaldato.
Tuttavia, l’analisi dei questionari ha messo in evidenza un fenomeno ben più complesso: tra coloro che utilizzano prodotti contenenti nicotina, il comportamento più frequente non è rappresentato dalla sigaretta tradizionale, bensì dall’uso combinato di sigarette convenzionali ed elettroniche.
Quasi un adolescente fumatore su due ha infatti riferito di utilizzare entrambe le tipologie di prodotti, confermando come il dual use stia progressivamente sostituendo il modello classico del fumatore esclusivo.
Particolarmente significativo è anche il dato relativo all’età di inizio.
La maggior parte degli studenti ha dichiarato di avere iniziato a fumare tra i 13 e i 15 anni, confermando come la scuola secondaria rappresenti il momento cruciale sul quale concentrare gli interventi preventivi.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda la percezione del rischio. Quasi la metà degli utilizzatori di sigarette elettroniche considera il vaping meno dannoso rispetto alle sigarette convenzionali.
Questo dato conferma come la disponibilità di informazioni non sia sufficiente, di per sé, a modificare i comportamenti: molti adolescenti conoscono genericamente i rischi del fumo, ma continuano a sottostimare quelli associati ai nuovi dispositivi elettronici.
L’analisi statistica ha inoltre evidenziato un risultato particolarmente interessante: gli studenti che avevano ricevuto informazioni sul tabagismo sia in ambito familiare sia scolastico mostravano una percezione del rischio più coerente rispetto ai loro comportamenti, mentre coloro che non avevano beneficiato di percorsi educativi strutturati tendevano a sottovalutare maggiormente i rischi legati al vaping e al consumo occasionale di nicotina.
Questi risultati suggeriscono che la prevenzione non può limitarsi alla trasmissione di nozioni, ma deve favorire un cambiamento culturale capace di coinvolgere contemporaneamente scuola, famiglia, professionisti sanitari e comunità. La Tabella 2 riassume i risultati dello studio.

Ricadute del nuovo scenario sull’Odontoiatria
I dati raccolti nella popolazione adolescenziale siciliana offrono alcuni spunti particolarmente rilevanti per la pratica clinica.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la discrepanza tra conoscenza e comportamento. Nonostante la maggior parte degli studenti riconosca genericamente i rischi associati al fumo, molti continuano a sperimentare sigarette elettroniche e prodotti contenenti nicotina.
Ciò dimostra come la semplice trasmissione di informazioni non sia sufficiente a modificare gli stili di vita.
Ancora più significativo è il dato relativo alla percezione della sigaretta elettronica. Quasi la metà degli utilizzatori ritiene infatti che il vaping sia meno dannoso rispetto al fumo convenzionale. Questa convinzione rappresenta probabilmente uno dei principali ostacoli alle strategie preventive e sottolinea la necessità di un intervento educativo continuo da parte dei professionisti sanitari.
Un ulteriore elemento emerso dallo studio riguarda il ruolo della famiglia e della scuola. Gli studenti che avevano ricevuto informazioni in entrambi gli ambienti mostravano una maggiore coerenza tra percezione del rischio e comportamenti adottati. Questo risultato suggerisce che la prevenzione risulta realmente efficace soltanto quando si sviluppa attraverso una rete educativa condivisa, nella quale anche l’odontoiatra può assumere un ruolo attivo.
In tale prospettiva, il professionista della salute orale può rappresentare una figura privilegiata per intercettare precocemente i giovani utilizzatori di e-cigarettes e integrare nella pratica clinica brevi interventi di counselling alla poltrona, adattando al vaping le strategie di disassuefazione già consolidate per il fumo di tabacco convenzionale.
La scuola come luogo di educazione sanitaria innovativa
La scuola rappresenta uno dei contesti più efficaci per promuovere la salute durante l’adolescenza. È proprio in questa fase della vita che si consolidano comportamenti, abitudini e stili di vita destinati a influenzare la salute nell’età adulta. Per questo motivo, gli interventi educativi rivolti agli studenti non dovrebbero limitarsi alla trasmissione di informazioni, ma favorire lo sviluppo di competenze, senso critico e responsabilità personale, rendendo i giovani protagonisti attivi dei processi di prevenzione.
Un altro progetto sviluppato, e ancora in corso, è quello del Service Learning, durante il quale studenti dei Corsi di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria e in Igiene Dentale hanno assunto un ruolo attivo nella progettazione e nella realizzazione degli interventi educativi rivolti agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, trasformando le conoscenze acquisite durante il percorso accademico in un servizio concreto per la comunità.
Il Service Learning è una metodologia di apprendimento esperienziale che integra in modo strutturato gli obiettivi formativi universitari con attività di servizio rivolte alla comunità (24). A differenza delle tradizionali esperienze di volontariato o delle sole attività formative sul campo, il Service Learning si fonda su una relazione reciproca tra università e territorio: gli studenti applicano le conoscenze e le competenze acquisite durante il percorso accademico per rispondere a bisogni reali della comunità e, contemporaneamente, l’esperienza sul campo diventa parte integrante del processo di apprendimento e di sviluppo professionale (25-27).
Elementi caratterizzanti di questo approccio sono quindi l’integrazione tra formazione teorica e attività pratica, il coinvolgimento attivo della comunità, la riflessione critica sull’esperienza e lo sviluppo di competenze professionali, comunicative e di responsabilità sociale. In ambito sanitario e odontoiatrico, il Service Learning è stato proposto come uno strumento particolarmente utile per avvicinare gli studenti ai bisogni di salute della popolazione, rafforzando al tempo stesso competenze cliniche, capacità decisionali, consapevolezza sociale e orientamento alla prevenzione (28-30).
Nel progetto descritto, i principi del Service Learning si sono concretizzati attraverso un percorso nel quale l’apprendimento non è rimasto confinato alle aule universitarie, ma si è sviluppato sul territorio, rispondendo a un bisogno reale di prevenzione della comunità adolescenziale. Gli studenti universitari non sono semplici destinatari della formazione, ma diventano professionisti in formazione che sperimentano sul campo competenze
comunicative, relazionali e organizzative, contribuendo contemporaneamente alla
promozione della salute pubblica (Figura 2).

Uno degli aspetti più innovativi del progetto è rappresentato dalla valorizzazione della Peer Education. Gli studenti universitari hanno infatti assunto il ruolo di peer tutor, fungendo da facilitatori dell’apprendimento e da modelli positivi per gli adolescenti coinvolti. Pur appartenendo a fasce di età differenti, la relativa vicinanza generazionale ha favorito una comunicazione più spontanea, meno formale e più efficace rispetto ai tradizionali interventi frontali. Il linguaggio utilizzato, la capacità di condividere esempi concreti e l’assenza di un rapporto strettamente gerarchico hanno contribuito a creare un clima di fiducia e partecipazione, facilitando il confronto su temi spesso percepiti come delicati, quali il consumo di tabacco, il vaping e gli stili di vita.
L’obiettivo, tuttavia, non si esaurisce nell’intervento educativo realizzato durante il progetto. La prospettiva futura è quella di sviluppare un modello di Peer Education “a cascata”, nel quale gli studenti universitari, opportunamente formati, preparino a loro volta alcuni studenti delle scuole secondarie affinché diventino peer educator all’interno dei propri istituti. In questo modo il messaggio di prevenzione non rimane confinato all’interno di un singolo evento, ma continua a diffondersi attraverso il dialogo quotidiano tra coetanei, sfruttando uno dei più potenti strumenti educativi disponibili durante l’adolescenza: l’influenza positiva del gruppo dei pari.
Questo modello genera un duplice beneficio. Da un lato, gli studenti universitari consolidano competenze professionali fondamentali per la futura attività clinica, imparando a comunicare in modo efficace, a gestire gruppi e a promuovere la salute secondo un approccio centrato sulla persona. Dall’altro, gli studenti delle scuole secondarie ricevono informazioni scientificamente corrette attraverso modalità comunicative vicine alla propria esperienza quotidiana, sviluppando una maggiore consapevolezza e una partecipazione attiva ai processi di prevenzione.
In quest’ottica, la scuola si configura non soltanto come luogo di apprendimento, ma come una vera comunità educante, nella quale università, professionisti sanitari, insegnanti e studenti collaborano alla costruzione di una cultura della salute. È proprio questa alleanza tra formazione accademica, servizio alla comunità e partecipazione giovanile che rappresenta uno degli aspetti più innovativi e promettenti del progetto, offrendo un modello replicabile anche in altri contesti di promozione della salute.
Prospettive per l’odontoiatra e conclusioni
L’incremento dell’utilizzo di sigarette elettroniche e di altri prodotti contenenti nicotina tra gli adolescenti rappresenta una sfida sempre più rilevante per la sanità pubblica. I risultati della survey condotta su oltre 7.000 studenti siciliani hanno consentito di evidenziare con particolare chiarezza alcuni aspetti critici del fenomeno, tra cui la diffusione del dual use, la precoce età di inizio e, soprattutto, la persistente sottostima dei rischi associati al vaping. Tali evidenze suggeriscono che la semplice disponibilità di informazioni e le tradizionali modalità di prevenzione, prevalentemente basate sulla trasmissione unidirezionale di contenuti, non siano da sole sufficienti a modificare in maniera efficace e duratura i comportamenti degli adolescenti.
In questa rete, anche il professionista della salute orale occupa una posizione strategica.
La visita odontoiatrica rappresenta infatti un’occasione privilegiata per intercettare precocemente il consumo di tabacco e di e-cigarettes, soprattutto nei giovani che possono non identificarsi come fumatori abituali. Tradizionalmente, il counselling per la cessazione del tabacco in ambito sanitario si basa sul modello delle 5A – Ask, Advise, Assess, Assist e Arrange – che prevede di identificare sistematicamente l’utilizzo di tabacco, raccomandarne la cessazione, valutare la disponibilità al cambiamento, offrire assistenza e programmare il follow-up.
Sebbene tale approccio rappresenti un importante riferimento per la pratica clinica, le evidenze disponibili in ambito odontoiatrico mostrano risultati non sempre soddisfacenti. Gli interventi comportamentali condotti dai professionisti della salute orale possono favorire la cessazione del tabacco, ma la certezza complessiva delle evidenze rimane limitata (31); inoltre, un trial randomizzato basato su un counselling molto breve secondo il modello delle 5A non ha evidenziato un incremento statisticamente significativo dell’astinenza a sei mesi rispetto alla pratica usuale, pur mostrando una riduzione del consumo (32).
Questi dati suggeriscono che il counselling individuale alla poltrona, pur mantenendo un ruolo importante, difficilmente possa rappresentare da solo una risposta sufficiente a un fenomeno complesso e fortemente influenzato da fattori sociali, culturali e relazionali, soprattutto durante l’adolescenza.
Tale limite appare ancora più rilevante nel caso delle sigarette elettroniche.
A oggi, la letteratura disponibile documenta uno scarso coinvolgimento dei professionisti sanitari, e in particolare degli odontoiatri, nella discussione dei rischi associati alle e-cigarettes; mancano inoltre studi specificamente rivolti a valutare l’efficacia di interventi tradizionali di prevenzione del vaping condotti alla poltrona odontoiatrica. Si configura pertanto un’area ancora poco esplorata, nella quale appare necessario affiancare al counselling clinico individuale strategie preventive più ampie e partecipative.
In questa prospettiva, il Service Learning rappresenta un modello educativo particolarmente appropriato, poiché integra la formazione degli studenti universitari con un servizio rivolto a un bisogno reale della popolazione.
Gli studenti dei Corsi di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria e in Igiene Dentale, adeguatamente formati, non diventano soltanto destinatari del sapere universitario, ma veri e propri mediatori e messaggeri di conoscenza, capaci di trasferire informazioni scientificamente corrette agli adolescenti attraverso modalità comunicative più vicine al loro linguaggio e alla loro esperienza.
Si configura così un modello nel quale istituzioni pubbliche, Università, scuola e professionisti della salute orale concorrono, con ruoli complementari, alla costruzione di una rete di prevenzione. L’odontoiatra e l’igienista dentale mantengono il proprio ruolo di intercettazione e counselling individuale alla poltrona, mentre l’Università amplia l’intervento oltre il setting clinico, trasferendo il sapere scientifico nella comunità attraverso studenti adeguatamente formati e strategie di Service Learning e Peer Education.
La prospettiva futura è quindi quella di trasferire ed estendere questo modello ad altri contesti territoriali, trasformando un’esperienza locale in una strategia educativa potenzialmente replicabile su scala più ampia. In questo modo, l’intervento del professionista alla poltrona e la prevenzione realizzata sul territorio non rappresentano strategie alternative, bensì componenti complementari di un unico modello preventivo, capace di intercettare il singolo individuo e, contemporaneamente, di agire sulla comunità e sui contesti nei quali si formano i comportamenti degli adolescenti.
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