Difetti di forcazione: MINST e MIST a confronto

Difetti di forcazione

Difetti di forcazione mandibolari di Classe II, quale approccio offre i risultati migliori riducendo al tempo stesso l'invasività del trattamento? Un trial clinico randomizzato condotto presso l'Aristotle University of Thessaloniki, in Grecia, ha confrontato la terapia parodontale non chirurgica minimamente invasiva (MINST) con la chirurgia minimamente invasiva (MIST), entrambe associate all'impiego di un derivato della matrice dello smalto (EMD). Lo studio ha valutato non soltanto gli esiti clinici e radiografici, ma anche quelli riferiti direttamente dai pazienti.

Due approcci minimamente invasivi

Il trattamento dei difetti di forcazione rappresenta una delle sfide della terapia parodontale. La particolare anatomia della regione può rendere difficoltoso il controllo del biofilm e condizionare la risposta al trattamento. I ricercatori hanno confrontato due strategie accomunate dall'obiettivo di ridurre il trauma sui tessuti. La MINST prevede una strumentazione subgengivale non chirurgica eseguita con un approccio minimamente invasivo, mentre la MIST comporta un accesso chirurgico limitato, finalizzato a preservare il più possibile i tessuti. In entrambi i gruppi è stato utilizzato un derivato della matrice dello smalto. Nel gruppo MINST il biomateriale è stato applicato con tecnica flapless, mentre nel gruppo MIST è stato impiegato durante la procedura chirurgica.

Lo studio sui difetti di forcazione

Il trial ha coinvolto pazienti con parodontite di stadio III o IV e con un primo o secondo molare mandibolare interessato da un difetto di forcazione di Classe II. Nell'analisi sono stati inclusi 40 pazienti, 20 trattati con MINST ed EMD e 20 con MIST ed EMD. Il follow-up è stato di nove mesi. L'endpoint principale era rappresentato dalla riduzione della profondità di sondaggio (PPD), mentre tra gli altri parametri sono stati considerati il livello di attacco clinico, la recessione gengivale e le variazioni ossee. La valutazione radiografica è stata effettuata mediante CBCT, permettendo di analizzare sia il guadagno osseo verticale sia quello orizzontale.

Profondità di sondaggio, risultati molto vicini

A nove mesi entrambi i trattamenti hanno determinato un miglioramento clinico. La riduzione media della profondità di sondaggio è stata di 2,15 ± 1,76 mm nel gruppo MINST e di 2,20 ± 2,24 mm nel gruppo MIST. Per l'endpoint principale, la MINST ha soddisfatto il criterio statistico di non inferiorità rispetto alla tecnica chirurgica. In altri termini, per quanto riguarda la riduzione della profondità di sondaggio, l'approccio non chirurgico ha ottenuto un risultato compatibile con il margine di non inferiorità stabilito dagli autori. La non inferiorità della MINST è stata dimostrata anche per la recessione gengivale e per il guadagno osseo verticale.

Non tutti i parametri raccontano la stessa storia

Il quadro cambia considerando altri esiti. La non inferiorità della MINST non è stata infatti dimostrata formalmente per il guadagno di attacco clinico e per il guadagno osseo orizzontale. Si tratta di una distinzione importante nell'interpretazione dello studio. I risultati non permettono di affermare che MINST e MIST siano equivalenti sotto ogni profilo, né che l'approccio non chirurgico possa sostituire indistintamente quello chirurgico. Lo studio indica piuttosto che, per alcuni importanti parametri clinici e radiografici, una strategia non chirurgica minimamente invasiva può raggiungere risultati interessanti anche nel trattamento dei difetti di forcazione di Classe II.

Anche il punto di vista del paziente

Uno degli aspetti più originali della ricerca riguarda gli outcome riferiti direttamente dai pazienti. Gli autori hanno valutato l'esperienza successiva al trattamento attraverso scale VAS e il questionario OHIP-14, dedicato alla qualità di vita correlata alla salute orale. A due settimane, i pazienti trattati con MINST hanno riferito una minore ipersensibilità radicolare e una migliore qualità di vita orale rispetto a quelli sottoposti alla procedura chirurgica. Il vantaggio non si è però mantenuto nelle rilevazioni successive. L'effetto favorevole dell'approccio flapless sembra quindi concentrarsi soprattutto nelle prime fasi dopo il trattamento, quando la minore invasività può tradursi in un recupero percepito come più favorevole dal paziente.

MINST e MIST, un confronto ancora aperto

I risultati dello studio, pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, suggeriscono che la MINST associata a EMD possa rappresentare un'opzione da considerare nei pazienti opportunamente selezionati con difetti di forcazione mandibolari di Classe II. La riduzione della profondità di sondaggio è risultata non inferiore a quella ottenuta con MIST, con il vantaggio di evitare l'accesso chirurgico e di offrire una migliore esperienza al paziente nelle prime settimane. La prudenza resta però necessaria. Il campione è limitato e il follow-up di nove mesi non consente di valutare la stabilità dei risultati nel lungo periodo. Inoltre, la non inferiorità non è stata dimostrata per tutti gli outcome, in particolare per il guadagno di attacco clinico e quello osseo orizzontale. Studi più ampi e con osservazioni prolungate saranno quindi necessari per definire meglio quali pazienti possano beneficiare dell'approccio non chirurgico e quando, invece, l'accesso chirurgico minimamente invasivo rimanga la scelta più indicata.

Difetti di forcazione: MINST e MIST a confronto - Ultima modifica: 2026-11-05T12:50:19+01:00 da Pierluigi Altea
Difetti di forcazione: MINST e MIST a confronto - Ultima modifica: 2026-11-05T12:50:19+01:00 da Pierluigi Altea