Salute orale sempre più presente sui social media, ma non sempre accompagnata da informazioni affidabili e complete. Una scoping review condotta in Australia da ricercatori della University of Sydney e del Sydney Dental Hospital ha analizzato la letteratura scientifica dedicata alla disinformazione e alla qualità delle informazioni odontoiatriche disponibili online. L'obiettivo era capire come il fenomeno sia stato studiato, quali piattaforme e argomenti siano maggiormente coinvolti e, soprattutto, quali prove esistano sulle possibili conseguenze per i pazienti. Un tema diventato particolarmente attuale con la crescita dei social media come fonte di informazioni sulla salute.
Una ricerca in rapida crescita
Gli autori hanno condotto una ricerca su Scopus, Web of Science e Ovid Medline. Inizialmente hanno individuato 864 pubblicazioni. Dopo il processo di selezione, 61 studi sono entrati nella revisione. La crescita dell'interesse scientifico è evidente. Ben 45 dei 61 lavori, pari al 74%, sono stati pubblicati tra il 2022 e il 2025. Gli autori precisano però che questo aumento indica una maggiore attenzione della ricerca e non dimostra necessariamente una crescita della disinformazione odontoiatrica online. La maggior parte degli studi ha analizzato i contenuti sulla salute orale presenti sulle piattaforme, valutandone qualità, affidabilità, leggibilità, provenienza e capacità di generare interazioni.
YouTube è la piattaforma più studiata
YouTube occupa il primo posto. È stato analizzato in 21 dei 61 studi inclusi nella review, pari al 34,4%. Seguono Instagram, presente in 17 studi, i siti web in 13 e Facebook in 11. TikTok e la piattaforma cinese Douyin sono comparsi complessivamente in cinque studi. In questi casi, l'attenzione si è concentrata soprattutto sull'ortodonzia, sugli allineatori e sui video brevi che propongono soluzioni dentali non professionali. Anche le applicazioni di messaggistica sono state prese in considerazione, seppure in misura minore. WhatsApp, Telegram e WeChat sono comparsi in quattro studi.
Dal fluoro alle cure canalari
La disinformazione e la scarsa qualità dei contenuti sulla salute orale riguardano numerosi argomenti odontoiatrici. Il fluoro e la fluorazione dell'acqua rappresentano uno dei temi maggiormente studiati. In questo ambito sono state osservate narrazioni contrarie al fluoro che attribuiscono alla sostanza rischi sistemici e che, in alcuni casi, si inseriscono in contenuti legati a teorie complottistiche o a concezioni della salute definite come “naturali”. Un altro argomento ricorrente è il trattamento canalare. Diversi studi hanno valutato l'affidabilità dei video dedicati all'endodonzia, soffermandosi in particolare sul modo in cui vengono presentati rischi e possibili complicanze.
Estetica e rimedi fai-da-te
Un terreno particolarmente favorevole alla diffusione di informazioni discutibili è quello dell'odontoiatria estetica. I social media attribuiscono grande visibilità alle immagini prima e dopo il trattamento e alla promozione commerciale del sorriso. Gli autori hanno individuato anche studi dedicati ai rimedi fai-da-te. Tra gli esempi figurano lo sbiancamento domiciliare con metodi non convenzionali e altri “trucchi” per migliorare l'aspetto dei denti diffusi attraverso TikTok e YouTube. Anche implantologia e ortodonzia risultano coinvolte. Gli studi sugli impianti hanno evidenziato problemi relativi alla scarsa affidabilità di alcuni contenuti, alla descrizione incompleta dei rischi e alla presenza di messaggi con una forte componente promozionale.
Qualità e popolarità non coincidono
Uno dei risultati più interessanti riguarda il rapporto tra qualità dell'informazione e successo dei contenuti. Le fonti professionali o istituzionali hanno ottenuto generalmente valutazioni migliori negli strumenti utilizzati per misurare la qualità. Tuttavia, essere più affidabili non significa necessariamente essere più popolari. All'interno di diversi studi, contenuti prodotti da utenti non professionali, commerciali o di qualità inferiore hanno ottenuto talvolta più visualizzazioni, like o condivisioni. Si tratta di un aspetto importante per la comunicazione odontoiatrica. L'informazione scientificamente più corretta rischia infatti di non essere quella che raggiunge il pubblico con maggiore facilità.
Un like non significa crederci
Gli autori invitano però a interpretare questi risultati con cautela. Visualizzazioni, like, commenti e condivisioni misurano la visibilità di un contenuto e la capacità di generare interazione. Non permettono invece di sapere se una persona abbia creduto a quell'informazione, se abbia cambiato opinione o se abbia modificato una decisione terapeutica. La distinzione è fondamentale. Un contenuto scorretto può raggiungere milioni di persone, ma questo dato, da solo, non dimostra che abbia provocato comportamenti dannosi.
Non tutto ciò che è scadente è una fake news
La review insiste anche su un'importante questione terminologica. Disinformazione e informazione di bassa qualità non sono sinonimi. Un contenuto può essere incompleto, scarsamente documentato, promozionale o difficile da comprendere senza necessariamente contenere affermazioni false. Molti degli studi analizzati hanno valutato proprio questi aspetti, utilizzando strumenti come DISCERN e Global Quality Score. Per questo gli autori invitano le future ricerche a definire con maggiore precisione che cosa venga considerato misinformation e a distinguerlo dalla semplice scarsa qualità dell'informazione.
Cosa succede davvero alla salute orale dei pazienti?
È proprio qui che emerge uno dei principali limiti della letteratura disponibile. Gli studi descrivono abbastanza bene ciò che viene pubblicato online, ma molto meno ciò che accade alle persone che entrano in contatto con questi contenuti. Ventinue dei 61 studi hanno fatto riferimento a comportamenti dei pazienti o a possibili conseguenze sulla salute. Alcuni hanno riportato danni, riduzione della fiducia nella fluorazione dell'acqua, ritardi nelle cure o comportamenti di evitamento. Nella maggior parte dei casi, però, le prove erano indirette, basate su dichiarazioni degli interessati o formulate come possibili conseguenze. Sono ancora limitati i dati che collegano direttamente l'esposizione online al rifiuto di un trattamento, al ritardo nel rivolgersi al dentista o a un effettivo danno clinico.
Più spazio alle fonti professionali
Tra le indicazioni che emergono dagli studi analizzati ricorre la necessità di aumentare la presenza online di informazioni chiare, facilmente reperibili e basate sulle evidenze scientifiche. Undici studi hanno raccomandato una maggiore partecipazione di professionisti, università e organismi regolatori alla comunicazione online. Ventotto hanno invece richiamato l'attenzione sulla necessità di migliorare regolamentazione e controllo. Non basta però pubblicare informazioni corrette. I contenuti scientifici devono riuscire anche a competere, per linguaggio e modalità di comunicazione, con quelli che dominano le piattaforme social.
La sfida per l'odontoiatria
La scoping review è stata pubblicata nel luglio 2026 su BDJ Open. Gli autori sottolineano come la ricerca sulla disinformazione odontoiatrica online sia aumentata rapidamente negli ultimi anni, ma rimanga ancora dominata dall'analisi descrittiva dei contenuti disponibili sulle diverse piattaforme. Il passaggio successivo sarà capire quanto questi messaggi incidano realmente sulla fiducia dei pazienti, sulle decisioni terapeutiche e sui comportamenti relativi alla salute orale. Serviranno inoltre studi capaci di verificare quali strategie possano contrastare più efficacemente le informazioni scorrette. Per odontoiatri e istituzioni la sfida non consiste quindi soltanto nel produrre contenuti scientificamente corretti. Occorre renderli comprensibili, interessanti e sufficientemente visibili da raggiungere il pubblico proprio negli ambienti digitali in cui le informazioni meno affidabili riescono spesso a trovare terreno fertile.



