
La fluoroprofilassi rappresenta da decenni uno degli strumenti più efficaci e consolidati nella prevenzione della carie dentale lungo tutto l’arco della vita.
Quando utilizzato nel rispetto dei dosaggi raccomandati e delle corrette modalità di somministrazione, il fluoro garantisce benefici preventivi ampiamente documentati in letteratura e presenta un elevato profilo di sicurezza, contribuendo in modo significativo al mantenimento nel tempo della salute dentale. In questa prospettiva, esso può essere considerato uno dei pilastri della prevenzione primaria e della cosiddetta “long life” dei denti.
Accanto alla comprovata efficacia nella riduzione dell’incidenza della carie, è tuttavia necessario considerare anche il potenziale rischio di fluorosi dentale in caso di esposizione eccessiva ai fluoruri, soprattutto durante le fasi precoci dello sviluppo dentale. Per questo motivo, nella pianificazione delle strategie preventive risulta fondamentale stimare il quantitativo complessivo di fluoro assunto dal singolo individuo.
Tale valutazione non è sempre agevole. Il contenuto di fluoro negli alimenti solidi, nelle acque potabili e nei prodotti destinati alla prima infanzia non è infatti sempre chiaramente riportato. Di conseguenza, diventa essenziale adottare approcci preventivi personalizzati, che tengano conto di diversi fattori: età del paziente, livello individuale di rischio cariogeno, condizioni sistemiche, contesto socio-economico, abitudini alimentari, presenza di placca e qualità delle pratiche di igiene orale.
Particolare attenzione deve essere rivolta ai primi anni di vita, fase in cui la formazione dello smalto dentale è particolarmente sensibile all’esposizione ai fluoruri. La finestra di suscettibilità alla fluorosi degli incisivi permanenti — elementi dentari di grande rilevanza estetica — si estende infatti dalla nascita fino ai quattro anni di età, con un periodo di maggiore vulnerabilità nei primi due/tre anni di vita.
In questo quadro assume rilievo anche il tema dell’alimentazione infantile. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, l’allattamento al seno interessa circa il 46% dei neonati nei primi due mesi di vita, percentuale che si riduce al 30% tra il quarto e il sesto mese. È quindi plausibile ipotizzare che, nei bambini alimentati con latte formulato, la preparazione con acque caratterizzate da un elevato contenuto di fluoro possa contribuire in modo significativo all’esposizione complessiva ai fluoruri nei primi mesi di vita. Successivamente, un’ulteriore fonte di assunzione da considerare è rappresentata dal dentifricio, il cui contributo dipende sia dalla concentrazione di fluoro sia dalle modalità di utilizzo.
Alla luce di queste considerazioni risulta particolarmente interessante il dibattito scientifico avviato dalle professoresse Maria Grazia Cagetti (Milano) e Patrizia De Fabianis (Torino) in seguito a un contributo pubblicato sul numero di febbraio di Il Dentista Moderno.
Questo confronto, che riportiamo qui, offre l’opportunità di riflettere sull’appropriatezza delle attuali raccomandazioni e sull’eventuale necessità di riconsiderare, almeno nei primissimi anni di vita, i livelli di assunzione di fluoro suggeriti. Il tema riveste un’evidente rilevanza per la salute dei pazienti pediatrici e per il ruolo della professione odontoiatrica nel promuovere strategie preventive sempre più efficaci, sicure e basate sulle evidenze scientifiche.
Del resto, siamo spesso portati a pensare che la scienza esista per fornire risposte; in realtà, il suo compito principale è formulare le domande giuste.
Da queste pagine vorremmo porre questa domanda:
“La concentrazione di fluoruri aggiunti (ppm) nei dentifrici dedicati ai bambini di età 2-3 anni può essere modulata, rispetto alle linee guida ministeriali, al fine di ridurre il rischio di fluorosi dentale”.
Crediamo che questo sia un argomento che sta particolarmente a cuore ai genitori dei nostri piccoli pazienti e su cui vogliamo promuovere una informazione sicura e scientificamente validata. Voi cosa ne pensate?
Gentile Direttore

ho letto con grande interesse il recente articolo pubblicato sul numero 2 del 2026 di Il Dentista Moderno dal titolo Fluoroprofilassi cosa è cambiato? riguardante la prevenzione della carie in età pediatrica. Pur apprezzandone l’impianto generale e l’attenzione alla sicurezza del paziente, ritengo opportuno richiamare l’attenzione dei lettori su alcuni aspetti di rilevanza clinica e di sanità pubblica. La carie dei denti decidui è tutt’altro che un problema superato. L’Early Childhood Caries (ECC) continua a rappresentare una delle patologie croniche più diffuse a livello globale, con un impatto sproporzionato nei gruppi socio-economicamente fragili e nelle popolazioni con scarso accesso a cure e prevenzione (1,2). In questi contesti, qualsiasi riduzione dell’efficacia preventiva può tradursi in un aumento significativo dell’incidenza e della gravità della malattia. Alla luce delle evidenze disponibili, la raccomandazione di utilizzare un dentifricio contenente 500 ppm di fluoro nei bambini piccoli non appare coerente con le linee guida delle principali società scientifiche internazionali (AAPD, EAPD, ADA) oltre che alle “nostre” linee guida ministeriali, che indicano l’uso di dentifrici contenenti almeno 1.000 ppm di fluoro fin dall’eruzione del primo dente, modulando la quantità e non la concentrazione (3-5). Le revisioni sistematiche dimostrano chiaramente che l’efficacia anticarie del dentifricio è dose-dipendente e che concentrazioni inferiori a 1.000 ppm mostrano benefici limitati o non clinicamente rilevanti (6), specialmente nei bambini ad alto rischio.
Per quanto riguarda il dibattito sugli effetti neurotossici del fluoro, è importante sottolineare che le associazioni osservate in alcuni studi “epidemiologici” riguardano prevalentemente esposizioni sistemiche elevate, spesso superiori ai livelli raccomandati nelle politiche di salute pubblica. Le revisioni più recenti evidenziano eterogeneità metodologica e assenza di una dimostrazione causale robusta per esposizioni entro i limiti raccomandati (7, 8). I dati disponibili risultano, ad oggi, non conclusivi e talora addirittura contrastanti (9).
Pertanto, la strategia preventiva corretta non consiste nella riduzione della concentrazione di fluoro nel dentifricio, bensì nell’educazione dei genitori alla quantità appropriata:
- “chicco di riso” fino ai 3 anni
- “pisello” dai 3 ai 6 anni
Questa raccomandazione consente di massimizzare l’efficacia carioprotettiva minimizzando il rischio di fluorosi lieve, mantenendosi pienamente entro i margini di sicurezza documentati in letteratura. In un contesto in cui le disuguaglianze di salute orale sono ancora marcate, l’odontoiatria deve continuare a fondare le proprie raccomandazioni sull’evidenza scientifica consolidata, evitando modifiche preventive basate su rischi che, allo stato attuale, non risultano confermati con solidità metodologica comparabile a quella che sostiene l’efficacia del fluoro nella prevenzione della carie.
Ringraziando per l’attenzione e per l’opportunità di contribuire al dibattito scientifico, porgo cordiali saluti.
Maria Grazia Cagetti
- Peres MA, Macpherson LMD, Weyant RJ, et al. Oral diseases: a global public health challenge. Lancet. 2019;394(10194):249-260.
- Tinanoff N, Baez RJ, Diaz Guillory C, et al. Early childhood caries epidemiology, aetiology, risk assessment, societal burden, management, and public health policy. Adv Dent Res. 2019;30(2):3-11.
- American Academy of Pediatric Dentistry. Fluoride therapy. The Reference Manual of Pediatric Dentistry. Chicago, IL:American Academy of Pediatric Dentistry; 2025:372-8.
- Toumba KJ, Twetman S, Splieth C, Parnell C, van Loveren C, Lygidakis NΑ. Guidelines on the use of fluoride for caries prevention in children: an updated EAPD policy document. Eur Arch Paediatr Dent. 2019;20(6):507-516.
- Linee guida nazionali-Ministero della Salute. Available on http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_867_allegato.pdf.
- Walsh T, Worthington HV, Glenny AM, Marinho VC, Jeroncic A. Fluoride toothpastes of different concentrations for preventing dental caries. Cochrane Database Syst Rev. 2019;3(3):CD007868. National Toxicology Program. NTP monograph on the state of the science concerning fluoride exposure and neurodevelopment and cognition: a systematic review. NTP Monogr. 2024;(8):NTP-MGRAPH-8.
- Johnston NR, Strobel SA. Principles of fluoride toxicity and the cellular response: a review. Arch Toxicol. 2020;94(4):1051-1069.
- Warren JR, Rumore G, Kim S, et al. Childhood fluoride exposure and cognition across the life course. Sci Adv. 2025;11(47):eadz0757.
Gentile collega

ho letto con interesse le osservazioni relative al mio articolo pubblicato sul n.2 del 2026 di Il Dentista Moderno intitolato Fluoroprofilassi cosa è cambiato inerente alla prevenzione della carie in età pediatrica e desidero sottolineare alcuni rilevanti aspetti emersi di recente in letteratura.
Mi trovo in perfetta sintonia sul fatto di considerare la carie un problema tutt’altro che superato e il fluoro un pilastro della moderna odontoiatria nel prevenirla, ma, allo stesso tempo, l’uso del fluoro richiede un’attenta valutazione per bilanciarne i benefici con i potenziali rischi. È noto che il fluoro è il metodo più efficace e sicuro per prevenire la carie nei pazienti pediatrici. Si tratta di informazioni basate sull’evidenza, adattate alle linee guida internazionali che rappresentano comunque sempre un riferimento importante, ma non assoluto, in quanto queste possono sempre essere modificate secondo le nuove indicazioni riferite in letteratura dalla comunità scientifica internazionale.
Una considerazione importante relativa alla fluoroprofilassi sistemica riguarda l’impossibilità di valutare in modo preciso i livelli di fluoro presenti nell’organismo stante la mancanza di biomarcatori in grado di stimarli; un altro problema è rappresentato dalla carenza di segnalazione dei contenuti di fluoro presenti in alimenti e bevande (ad esempio in alcune acque minerali) assunti dal soggetto.
Queste considerazioni suggeriscono cautela nel valutare i livelli ottimali di integrazione nei singoli casi e hanno indubbiamente favorito un aumento dell’attenzione nei confronti delle formulazioni topiche, in quanto considerate meno rischiose. Tuttavia, anche le somministrazioni topiche sono divenute oggetto di attenzione. Indubbiamente la fonte più diffusa di fluoro topico per i bambini è rappresentata dai dentifrici fluorati.
I dati della letteratura confermano che indubbiamente l’utilizzo di dentifrici al fluoro è in grado di ridurre l’incidenza di carie in modo significativo, ma parallelamente sono emersi altri fattori meritevoli di attenzione. Infatti, secondo una recensione pubblicata per la prima volta nel 2010 e aggiornata nel 2024 ( Wong MC et al,2024) i bambini di età compresa tra 1-2 e 5-6 anni che utilizzano dentifrici al fluoro con 1.000 ppm sembrano maggiormente esposti al rischio di sviluppare fluorosi dentale in dentatura permanente. Altri Autori avevano in precedenza segnalato il problema secondo cui i bambini di età inferiore ai 5 anni tendevano ad ingerire il dentifricio durante lo spazzolamento (Buzalaf MA, Levy SM, 2011 ), potendo arrivare ad ingerire fino al 25–33% del dentifricio al fluoro utilizzato in ogni manovra di spazzolamento, poiché lo sviluppo del riflesso della deglutizione a questa età è incompleto (Munteanu A et al, 2022); al contrario i bambini più grandi sono in grado di sputare il dentifricio regolarmente. Secondo Stookey quando un dentifricio al fluoro da 1.000 ppm viene utilizzato due volte al giorno, la quantità di fluoro che può essere ingerita dai bambini può essere stimata in circa 0,5 mg il che ne potrebbe confermare il significativo potenziale come fonte di sovradosaggio (Stookey GK, 1994).
Per tutti questi motivi le quotidiane manovre d’igiene orale andrebbero sempre effettuate sotto diretto controllo di genitori e caregivers e nelle quantità consigliate (“chicco di riso” fino ai 3 anni, “pisello” dai 3 ai 6 anni) per ridurre al massimo il rischio di ingestione accidentale (ADA, 2014).
In ogni caso secondo alcuni autori (Wright, J.T et al.; 2014 ) l’ingestione di quantità di fluoro pari o superiori a un pisello può causare una lieve fluorosi.
Pertanto, oggi tutti questi aspetti stanno aprendo il dibattito sulle modalità di controllo e supervisione a scuola, visto che, con i moderni stili di vita, la maggior parte dei bambini, anche piccoli, pranza fuori casa.
Il problema è che nonostante l’utilizzo del dentifricio al fluoro sia raccomandato da oltre 50 anni per prevenire la carie, pochi studi in letteratura ne hanno valutato l’impatto sulla dentatura permanente in relazione alle differenti concentrazioni presenti nei prodotti disponibili sul mercato. La scelta della concentrazione ottimale di fluoro presente nel dentifricio da utilizzare deve essere attentamente calibrata sulla tipologia del paziente (fascia di età, paziente collaborante/non collaborante, presenza e tipologia di eventuali concomitanti patologie ecc).
Le proposte volte a ridurre il rischio di fluorosi da ingestione di dentifrici sono state di due tipologie:
- ridurre la quantità di dentifricio erogata sullo spazzolino (metodo che implica in ogni caso una attenta e costante supervisione);
- ridurre la concentrazione di fluoro nei dentifrici utilizzati dai bambini in modo da limitare i danni in caso di ingestione (Beltran ED, Szpunar SM, 1988; Divya Reddy, 2021).
Considerando il potenziale rischio di sovradosaggio tossico di fluoro, è urgente identificare principi attivi con un’efficacia simile a quella del fluoro ma senza la sua potenziale tossicità soprattutto nei gruppi di pazienti giovani e vulnerabili e nei pazienti sottoposti a cure speciali (ad esempio, nefropatici). Pertanto, è essenziale sviluppare un dentifricio sicuro ed efficace, adatto ai bambini piccoli (Kubra Tonguc-Altin, 2024).
Una formulazione ideale di dentifricio per bambini dovrebbe quindi mirare a massimizzare la disponibilità di fluoro (rendendone quindi possibile una riduzione della concentrazione nei prodotti al fine di ridurre i potenziali rischi associati), ridurne al minimo l’abrasività e utilizzare livelli e tipologie di aromi e tensioattivi che riducano al minimo l’interferenza con l’assorbimento del fluoro e offrano un’esperienza di spazzolamento piacevole. La scelta dei gusti di dentifricio per bambini di diverse età dovrebbe idealmente basarsi direttamente sui dati di preferenza dei bambini stessi, a causa delle differenze nella percezione del gusto legate all’età (Alex G Stovell, 2013). Queste indicazioni sono state recepite anche dall’industria (David Churchle and Bruce R. Schemehorn, 2013). Nel mercato sono reperibili prodotti con concentrazioni di fluoro inferiori (500 ppm) da destinare ai piccoli pazienti; nei bambini molto piccoli, in cui il rischio di fluorosi è preoccupante, le formulazioni senza fluoro possono essere considerate alternative sicure alle formulazioni con fluoro (Divya Reddy et al, 2021). Esistono inoltre da tempo formulazioni a contenuto antimicrobico (lattoferrina, lattoperossidasi, lisozima, probiotici, aloe vera, propoli e arginina) (Aden EA et al 2018).
Ringrazio tutti per l’attenzione e per l’opportunità che mi è stata offerta di partecipare a questo dibattito: queste esperienze di confronto e discussione tra professionisti che hanno a cuore il benessere dei bambini sono fondamentali.
Colgo l’occasione per porgere distinti saluti.
Patrizia Defabianis
- Wong MC, Zhang R, Luo BW, Glenny AM, Worthington HV, Lo ECM. Topical fluoride as a cause of dental fluorosis in children. Cochrane Database Syst Rev. 2024 Jun 20;6(6):CD007693.
- Buzalaf MA, Levy SM. Fluoride intake of children: considerations for dental caries and dental fluorosis. Monogr Oral Sci 2011;22:1-19
- Munteanu A, Holban AM, Păuna MRet al. Review of professionally applied fluorides for preventing dental caries in children and adolescents. Applied Sciences. 2022; 12:1054.
- Stookey GK. Review of fluorosis risk of self-applied topical fluorides: dentifrices, mouthrinses and gels. Community Dent Oral Epidemiol 1978;6(5):222–226.
- Stookey GK. Review of fluorosis risk of self-applied topical fluorides: dentifrices, mouthrinses and gels. Community Dent Oral Epidemiol. 1994 Jun;22(3):181-6.
- American Dental Association Council on Scientific Affairs. Fluoride toothpaste use for young children. J. Am. Dent. Assoc. 2014,145, 190-191.
- Wright JT, Hanson N, Ristic H, et al. Fluoride toothpaste efficacy and safety in children younger than 6 years: A systematic review. J. Am. Dent. Assoc. 2014 Feb;145(2):182-9.
- Beltran ED, Szpunar SM. Fluoride in toothpastes for children: suggestion for change. Pediatr Dent 1988;10(3):185-188.
- Reddy D, Selvan A, Paul ST, Azher U. Antimicrobial Efficacy of Commercially Available Low-fluoride and Fluoride-free Dentifrices for Children. Int J Clin Pediatr Dent. 2021 Mar-Apr;14(2):183-186.
- Tonguc-Altin K, Selvi-Kuvvetli S, Topcuoglu N, Kulekci G. Antibacterial effects of dentifrices against Streptococcus mutans in children: a comparative in vitro study. J Clin Pediatr Dent. 2024 Mar;48(2):72-81.
- Churchley D, Schemehorn BR. In vitro assessment of a toothpaste range specifically designed for children. Int Dent J. 2013 Dec;63 Suppl 2(Suppl 2):48-56.
- Stovell AG, Newton BM, Lynch RJ. Important considerations in the development of toothpaste formulations for children. Int Dent J. 2013 Dec;63 Suppl 2(Suppl 2):57-63.
- Aden EA, Altun C, Ozmen B, Basak F. Antimicrobial effect of toothpastes containing Fluoride, Xylitol, or Xylitol-probiotic on salivary Streptococcus mutans and Lactobacillus in children. Nigerian Journal of Clinical Practice. 2018; 21:134-138.
Le raccomandazioni del Ministero della Salute Italiano riguardo all’utilizzo del fluoro nei dentifrici si concentrano sulla prevenzione della carie attraverso l’uso topico (diretto sui denti) considerando il fluoro lo strumento più efficace per remineralizzare lo smalto e inibire la demineralizzazione.
Ecco i punti chiave delle linee guida per la salute orale:
nei bambini (6 mesi-6 anni) Il Ministero raccomanda l’uso di un dentifricio contenente almeno 1000 ppm (parti per milione) di fluoro, due volte al giorno.
Per quanto riguarda la quantità di dentifricio:
- da 6 mesi a 2-3 anni: una quantità “pea-size” (pari a un pisello) o una “spennellata” (dose traccia)
- da 3 a 6 anni: una quantità pari a un pisello.



