Ssn, i primi 40 anni (quasi) senza odontoiatria

Luigi Paglia

Nei mesi scorsi è stato celebrato in pompa magna il 40° compleanno del nostro Servizio sanitario nazionale, un modello di Sanità pubblica – come tutti hanno sottolineato – ispirato da principi di equità e universalismo che ha prodotto eccellenti risultati di salute e che tutto il mondo continua a invidiarci. Alcuni si sono spinti sino a considerare il Ssn un vero e proprio miracolo italiano! (Alberto Mantovani, Corriere della Sera, 24 dicembre 2018, pag 27).

La ricorrenza è caduta in un periodo sociale ed economico particolarmente difficile e a me, francamente, il Ssn appare come un quarantenne di buone speranze alle prese con diversi problemi di salute che necessitano trattamenti anche piuttosto intensi.

In questi anni si è fatto molto, per esempio, per l’aziendalizzazione della Sanità che sicuramente può e deve migliorare l’efficienza delle cure. Dobbiamo però tenere ben presente che è l’efficacia dei trattamenti, insieme alla prevenzione, che dovrebbe essere il vero obiettivo di una Sanità che si rispetti, come ben sottolinea Giuseppe Remuzzi nel suo ultimo libro La salute (non) è in vendita.

Una innovazione necessaria per “curare” il Servizio sanitario nazionale dovrebbe essere quindi l’avvio di programmi preventivi generalizzati e campagne d’informazione per promuovere sani stili di vita nella popolazione, rendendo quindi sostenibile l’assistenza sanitaria universalistica anche nel futuro.

Per quanto riguarda l’odontoiatria invece possiamo tranquillamente affermare che la “malattia” era presente già nel 1978, alla nascita del Ssn, e nel corso degli anni non è stata curata, anzi!

L’odontoiatria era una Cenerentola del Ssn allora come lo è oggi. Almeno nella pratica, perché in teoria i LEA odontoiatrici esistono e dovrebbero dare copertura, per esempio, per tutti i trattamenti odontoiatrici nei pazienti in età pediatrica.

Ma cosa fare per trasformare questo diritto, nei fatti negato dalla assoluta insufficienza di strutture pubbliche, in una realtà per il futuro? Prima di tutto si potrebbe fare in modo che il Ssn si occupi dell’odontoiatria preventiva della prima infanzia e si potrebbero mettere in atto le azioni necessarie per realizzare questo progetto.

La malattia cariosa della prima infanzia rappresenta infatti un importante problema sociale e sanitario. È una delle patologie più diffuse a livello globale tra i bambini al di sotto dei 6 anni di età e la sua gestione risulta complicata e costosa.

Una recentissima ricerca condotta dalla Società italiana di odontoiatria infantile su un campione di 3.000 bambini al di sotto dei 6 anni attesta al 10-15 % la frequenza di questa patologia in Italia. Lo stesso studio rileva che il 64 % dei piccoli pazienti non è mai stato portato dal dentista e solo in 23 casi su 3.000 è stato il pediatra a consigliare la visita dal dentista. Solo il 40 % dei genitori spazzolano i primi dentini appena erotti. Insomma, siamo ben lontani dalla possibilità di fare prevenzione! E, finché i dati rimarranno questi, anche ben lontani dalle Linee guida promosse dal Ministero della Salute, che vorrebbero la prima visita odontoiatrica del bambino a 24 mesi.

Le problematiche correlate a questa forma di carie sono numerose e riguardano complicanze sia immediate (insorgenza di dolore ed emergenze odontoiatriche, infezioni, problemi fonetici, difficoltà ad alimentarsi e a dormire) sia tardive (sviluppo di malocclusioni, incidenza fino a 5-6 volte aumentata di sviluppare carie nella dentatura definitiva). Il trattamento richiede numerose cure di tipo conservativo ed estrattivo che, a causa della giovane età e alla scarsa collaborazione dei pazienti, devono spesso esser eseguite in regime di sedazione o anestesia generale, con conseguenti alti costi a carico del Ssn o del singolo paziente.

Se da qualche parte si deve incominciare a fare prevenzione, i piccoli pazienti dovrebbero essere in prima fila nella lista delle priorità pubbliche. In fondo, con pochi investimenti avremmo grandi risultati e grandi risparmi sia pubblici che privati.

Siamo quindi pronti per partire per i secondi 40 anni del Ssn e le idee non mancano, come possiamo leggere nell’inchiesta sul numero di febbraio de Il Dentista Moderno.

Luigi Paglia
Ssn, i primi 40 anni (quasi) senza odontoiatria - Ultima modifica: 2019-02-07T10:09:31+00:00 da Luigi Paglia

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