«Non il più forte o il più intelligente sopravvive, ma chi si adatta meglio al cambiamento». La celebre frase, erroneamente attribuita a Darwin, ci ricorda quanto nelle situazioni difficili, come quella che stiamo vivendo, sia importantissimo sapersi trasformare per adeguarsi ai cambiamenti.
L’attuale pandemia ha agito da catalizzatore per il normale processo evolutivo, solitamente graduale e continuo, rendendo necessaria una ri(e)voluzione nel pensiero odontoiatrico. Infatti, il modus operandi nella gestione dello studio professionale utilizzato negli anni precedenti ai ‘20 teneva in minore considerazione rispetto ad ora la necessità di “efficientare” i sistemi, massimizzando i profitti e riducendo i costi. In presenza di buoni margini sulle prestazioni, la competenza e l’etica professionale erano doti sufficienti per sviluppare lo studio odontoiatrico, in cui spesso lavorava un solo professionista.
La ridotta marginalità sulle prestazioni, aggravata dall’aumento dei costi che la pandemia ha inevitabilmente causato, ha trasformato la “noncuranza” gestionale in un lusso che non è più possibile permettersi. Per abbandonare il sentiero battuto e addentrarsi nell’inesplorato c’è bisogno, ora più che mai, di professionisti che abbiano il coraggio di risolvere le situazioni critiche e improvvise con soluzioni innovative, a volte impensabili, che si mostrano solo a chi sa guardare la realtà da un punto di vista “alternativo”. Il problem solving di questi “ribelli” è guidato dal Pensiero Laterale e dalla loro curiosità innata che li spinge a domandarsi “cosa potrei fare?” e non “cosa dovrei fare?” nelle situazioni in cui il cambiamento è un fattore importante e ci sono variabili sconosciute che non rendono possibile seguire paradigmi preimpostati e standard.
Mi viene in mente a questo proposito l’esempio portato dall’opinionista Emiliano Pecis in un suo recente articolo. È quello del capitano Sully, pilota dell’incredibile “atterraggio sull’Hudson”. In soli 208 secondi capì di non poter eseguire la procedura prevista dalla checklist di bordo nel caso di avaria a entrambi i motori, che prevedeva di ritornare all’aeroporto da cui era appena decollato, e si prese la responsabilità di un’azione “ribelle” che salvò la vita a tutte le 155 persone a bordo. Per dare una svolta all’impasse del momento e superare i problemi latenti che la pandemia ha messo a nudo, sarà necessario per l’odontoiatria moderna trovare una nuova collocazione all’interno della società, sotto la guida di appassionati, competenti e un pizzico ribelli “capitani Sully”: sicuramente abbiamo a disposizione più di 208 secondi, ma non bisogna sbagliare le prossime mosse per dare un futuro alla nostra professione!




L’articolo del Collega L. Paglia denota una visione culturale degna di nota, per il mondo medico e non, visto che ancora oggi il “dentista” viene identificato più come un addetto a guadagnare soldi facilmente e decisamente meno o poco e niente come medico odontoiatrico . Basta pensare alla ricerca e alla clinica sulla presenza dei tumori nel cavo orale. Purtroppo, a mio umile parere, grande colpa risulta a carico di molti dentisti affetti dalla sindrome del facile guadagno con tanto di prestanomismo imposto spesso anche agli odontotecnici ( sfruttati e sottopagati ). la pandemia covid19 di fatto negli studi, mono o pluriprofessionali, hanno cambiato poche regole perchè già seguite tutte le norme di prevenzione che oggi conosciamo. Direi che l’ottusità sindacale , simile all’attuale sistema politico di degrado in cui versa la nostra amata Italia, ha creato il lasciapassare agli Amministratori Pubblici Statalisti di inasprire tasse dirette e indirette, regole ambulatoriali esagerate proiettando i costi dei nostri studi a uscite economiche che sfuggono ai non addetti ai lavori.