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Le riflessioni e le idee di Marco Ferrari, direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Oftalmologiche, nonché Presidente del Corso di Laurea in Odontoiatria presso l’Università di Siena. «Valorizziamo la ricerca e la clinica», afferma, «guardando con fiducia al futuro», senza mai rinunciare alla qualità delle cure.

Lo sostiene da tempo Marco Ferrari, direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Oftalmologiche, nonché Presidente del Corso di Laurea in Odontoiatria presso l’Università di Siena: l’odontoiatria di domani dovrà essere diversa da quella che ha conosciuto e praticato lui stesso per oltre due decenni, da quando, dopo la laurea in medicina e chirurgia e la specializzazione in Odontostomatologia, iniziò la sua avventura nel mondo odontoiatrico.

I giovani, oggi, sostiene, dovranno realizzare un’odontoiatria capace di contenere i costi di gestione dello studio e al tempo stesso soddisfare le esigenze dei pazienti, senza mai rinunciare però alla qualità delle cure. Secondo Ferrari, sarà sulla prevenzione, oltre che sull’igiene, sulla conservativa e sui piccoli trattamenti riabilitativi, insieme sufficienti ad assicurare benessere ai pazienti, che si dovrà giocare la partita.

Anche le aziende del settore dentale, secondo il docente dell’Università di Siena, dovranno accettare un virtuoso contenimento dei prezzi: l’unico modo per assicurare una crescita al comparto che per la prima volta nella storia ha dato segnali di sofferenza, ma che, sempre secondo Ferrari, avrà comunque la possibilità di realizzare nuovi equilibri e nuove opportunità per gli odontoiatri e per i pazienti. 

Prof. Ferrari, qual è la fotografia dell’odontoiatria di oggi?

Le statistiche apparse anche recentemente su diverse riviste specializzate ci dicono innanzitutto che l’Italia, rispetto al numero e alla qualità di pubblicazioni scientifiche realizzate in questi ultimi anni, si posiziona tra il quinto e il settimo posto al mondo. Se consideriamo il rapporto investimenti/risultati, la ricerca italiana in ambito odontoiatrico è ai primissimi posti, soprattutto grazie a quei centri che negli anni hanno consolidato la loro posizione conseguendo successi importanti.

Spesso si tratta di iniziative nate dalla volontà di colleghi che dopo aver trascorso qualche anno all’estero, hanno voluto valorizzare il loro bagaglio culturale dando vita a gruppi di ricerca che si sono poi sviluppati in modo autonomo. 

E la peculiarità o forse il limite del modello italiano, qual è?

In Italia, la ricerca necessiterebbe di un maggior coordinamento, a partire dai dottorati di ricerca. 

L’integrazione di molte realtà di grande valore presenti in Italia, a Milano, Torino, Firenze, Trieste, Bologna, Chieti, Napoli, ma anche in altre sedi, è lasciata ancora oggi alle iniziative spontanee, anche se si sta iniziando ad affrontare questo problema in sede istituzionale. Coordinare le risorse significherebbe innanzitutto dividere la ricerca di base da quella clinica, evitare di ripetere gli stessi lavori, ma soprattutto mettere a disposizione risultati, metodi e procedure al fine di realizzare ricerche multicentriche e validazione dei dati della ricerca di base anche sul paziente.

A proposito, come avviene oggi il trasferimento dei risultati della ricerca nel mondo della professione? Sono realtà queste che dialogano tra loro in modo proficuo?

Penso di sì, anche perché in Italia la ricerca odontoiatrica è finanziata in gran parte dalle aziende che hanno ovviamente interesse affinché i risultati ottenuti in un certo settore raggiungano l’ambito professionale. I prodotti che ne derivano vengono lanciati sul mercato e pubblicizzati. Non c’è dunque frattura tra questi due mondi, semmai esiste il problema contrario. Non sempre ciò che è disponibile sul mercato ha ottenuto una validazione scientifica, è passato al vaglio delle riviste e dei congressi internazionali. Per questo bisogna essere prudenti: il professionista attento alle novità non deve lasciarsi coinvolgere da ciò che non sia completamente documentato.

Sul versante economico, invece, la crisi attuale sembra avere acuito un problema strutturale: solo il 30% della popolazione circa frequenta assiduamente uno studio odontoiatrico. Perché a suo avviso e quali margini di incremento del mercato si possono immaginare per il futuro?

Si è calcolato che la crisi economica abbia indotto almeno il 20% delle famiglie italiane a rinunciare alle terapie odontoiatriche. D’altronde, se si escludono gli interventi d’urgenza che sono oltretutto i meno costosi, i pazienti si sono visti costretti a rinviare le cure riabilitative che sono le più costose, ma anche quelle ritenute non indispensabili, a volte anche a ragione.

C’è ancora molto da fare per raggiungere la quota di popolazione che non frequenta in modo continuativo lo studio odontoiatrico, anche se bisogna riconoscere che in questi anni i liberi professionisti hanno comunque migliorato la salute orale della popolazione anche attraverso le campagne pubblicitarie sulla prevenzione della carie.

Quale sarà dunque lo scenario nei prossimi anni?

È difficile dirlo senza una sfera di cristallo. Di certo, considerando l’andamento del mercato in genere nel suo complesso, credo che l’obiettivo da perseguire sia quello di cercare di mantenere le posizioni attuali, senza illudersi di poter tornare in breve tempo al periodo anteriore alla crisi. L’odontoiatria praticata dal libero professionista sarà meno remunerativa e questo comporterà la necessità di un riposizionamento sul mercato, anche nel modo di pensare dei professionisti. Solo una cosa non potrà cambiare: la qualità dei trattamenti che dovrà continuare a essere quella di sempre, cioè di alto livello.

I professionisti che operano in ambito privato dovranno proporre un’odontoiatria un po’ più sobria…

Sì, la sobrietà credo sia il concetto più vicino all’idea che ho in mente.

Non riesco a vederlo un mondo senza odontoiatria. Insomma, non sono pessimista: ci sarà ancora spazio per i giovani e per i professionisti che opereranno in modo corretto, con giusta cultura, aggiornamento costante e un impegno orientato alla salute del paziente.

Ci potranno essere novità anche sul fronte organizzativo e gestionale degli studi, ma le iniziative, che in parte sono già realtà, non potranno comunque prescindere dalla qualità dei trattamenti, il punto essenziale da cui dipenderà il futuro di questa professione.

E il settore pubblico, invece, quale contributo potrà offrire alla salute orale dei cittadini?

Oggi l’odontoiatria erogata dal servizio pubblico non supera il 6% dei trattamenti odontoiatrici. 

Sarebbe auspicabile un aumento di questa quota per venire incontro alle esigenze dei cittadini meno abbienti. In alcune regioni in effetti si stanno facendo sforzi importanti. Tuttavia, non dimentichiamoci di un particolare: la sanità nel nostro Paese è a base regionale e questo ostacola qualsiasi progetto di carattere nazionale. Le regioni che possono contare su bilanci in attivo avrebbero margini per aumentare la quota destinata all’odontoiatria, mentre quelle con un disavanzo, prima di pensare di introdurre tra le prestazioni sanitarie anche le cure odontoiatriche, dovranno prima rientrare dal deficit e questo richiederà tempo.

Marco Ferrari

Marco Ferrari, nato a Carrara nel 1959, è direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Oftalmologiche, nonché Presidente del Corso di Laurea in Odontoiatria presso l’Università di Siena.

Prima di divenire professore supplente in questo ateneo nel 1997, Ferrari frequenta la Tufts University di Boston e Carel Davidson ad Amsterdam, città dove consegue il dottorato di ricerca

in materiali dentali. Socio attivo dell’Academy of Dental Materials, dell’Accademia di Conservativa, della SIOPI e della Società di Odontoiatria Conservatrice, è Presidente della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria e dal 2007 membro del board dello IADR Continental European Division.

Attualmente ricopre la carica di Presidente dell’Academy of Dental Materials ed è stato President (2005-06) dell’European Federation of Conservative Dentistry.

Ferrari fa parte dell’editorial board di numerose riviste con fattore di impatto come Journal Dental Research, Dental Materials, International Journal of Prosthodontics, Journal of Adhesive Dentistry, American Journal of Dentistry e del Journal of Dentistry.

È editor dell’International Dentistry South Africa e referee di numerose altre riviste di carattere scientifico.

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