Dino Re

Nel campo della documentazione iconografica in odontoiatria troviamo clinici che, sull’altare della fotografia, sacrificano tempo di lavoro e sostengono costi per le più moderne strumentazioni e corsi annessi. Altri colleghi invece si affidano all’immediatezza di strumenti più semplici, non considerando indispensabile la realizzazione di immagini di nitidezza e risoluzione impeccabile.

Ma chi ha veramente ragione? La risposta probabilmente è “nessuno”. Come tutti gli strumenti, anche la fotografia deve essere inserita nella realtà in cui viene utilizzata e correlata agli scopi per cui viene pensata.

Uno dei motivi per cui si impara a fare fotografie cliniche va ricercato all’interno delle università, dove fin da studenti si viene guidati verso lo scatto adatto a una pubblicazione scientifica. Durante gli anni di tirocinio spesso i giovani si esercitano e, dopo questa fase di apprendistato, spetta a loro scegliere se diventare appassionati o esperti di foto.

Nel primo caso questi saranno portati a seguire lo sfoggio di qualità più eccelso al quale assistono durante le relazioni dei congressi e a far ricadere questo loro modo di interpretare la foto anche sull’attività clinica, la quale si adatterà per tempi e modi alla compagnia di viaggio.

Chi invece preferirà non dotarsi di sistemi sofisticati non potrà comunque fare a meno di qualche scatto e per questo apparterrà alla seconda categoria di fotografi. In ogni caso, infatti, la professione è ricca di momenti che richiedono l’aiuto di una macchina. Primo tra tutti, il bisogno di documentare lo stato anteriore del paziente in alcuni casi rende irrinunciabile la fotografia; soprattutto nell’ambito di riabilitazioni a impatto estetico o ortodontiche non si può prescindere dal dedicare un momento alla foto. Anzi, due momenti: uno a monte e l’altro a valle del trattamento.

Questi “attimi” non solo saranno ben spesi dal punto di vista medico-legale, permettendo una valutazione pre e post-trattamento, ma miglioreranno enormemente la comunicazione con il paziente che potrà essere ulteriormente affinata tramite strumenti di previsualizzazione come il mock-up digitale e analogico.

Un modo per conoscere ancor meglio espressioni e caratteristiche del paziente è una valutazione del soggetto in movimento e pertanto strumento utile diviene anche la ripresa che, anche in questo caso, può essere effettuata con le videocamere più moderne, addirittura montate su riuniti in maniera stabile, o con un semplice smartphone.

Anche i rapporti con le assicurazioni rappresentano un altro importante momento da cui nessun clinico, foto appassionato o esperto, può scappare e che, pertanto, impone il saper padroneggiare uno strumento adatto a comunicare un messaggio clinico nel modo più inequivocabile possibile.

Che sia per ricerca, per documentazione clinica o per passione, il potere della fotografia è quello di riportare dalla mente fino agli occhi, un traguardo raggiunto, un caso risolto, un ricordo sbiadito. Dunque armatevi di reflex, Iphone, o Polaroid e… scattate!

Dino Re

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