Innesto connettivale e chirurgia implantare: siti donatori

Innesto connettivale e chirurgia implantare: siti donatori

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Dm_IL DENTISTA MODERNO_impianto_innesto connettivale

La gestione dei tessuti molli ha acquisito un’importanza notevole in implantologia. Assicurare alla riabilitazione protesica una quota adeguata di mucosa cheratinizzata è un obbiettivo indispensabile non solo dal punto di vista dell’estetica, ma anche nell’ottica del mantenimento a lungo termine della salute dell’impianto. In questo senso, sono stati codificati diversi protocolli chirurgici efficaci e ripetibili: alcuni di essi risultano attuabili nel corso delle stesse chirurgie implantari. In questo senso risulterà pertanto fondamentale l’attenta valutazione del sito da trattare in caso di edentulia semplice, ma anche di edentulie complesse o impianto postestrattivo.

La metodica maggiormente impiegata, in questa fase, è rappresentata dall’inserimento di tessuto connettivo, secondo la metodica detta “free gingival graft”. Il sito donatore principale è il palato, seguito dal tuber: di questi verranno di seguito valutate alcune specifiche di tipo qualitativo.

La tecnica di base prevede l’intervento sul palato duro. Dal punto di vista operativo, le metodiche descritte sui testi sono molteplici, dalla “trap-door” alle tecniche a “busta”, a “L”, fino al prelievo epitelio-connettivale disepitelizzato. Come si evince dalla revisione di Ioannou e colleghi, alcuni autori preferiscono per questa stessa area anatomica una distinzione clinica binaria, sulla base della profondità del sito di prelievo. Da questa dipenderà necessariamente la tecnica di prelievo, al di là dell’ammontare di tessuto connettivo recuperabile. Quest’ultimo andrà infatti soppesato con l’effettivo valore biologico dell’innesto. Il primo sito viene definito tessuto palatino profondo e raggruppa tutte quelle tecniche che accoppiano all’incisione primaria mucoperiostale un passaggio successivo condotto a spessore parziale.

L’alternativa è rappresentata dal tessuto palatino superficiale, termine che identifica in realtà uno degli strati compresi dal prelievo. Questo infatti comprende l’intero spessore del connettivo disponibile e, oltre ad esso, lo strato di epitelio superficiale e una quota di tessuto adiposo in profondità. Dal punto di vista pratico, la metodica corrispondente è quella del prelievo epitelio-connettivale disepitelizzato. Dato che il tessuto epiteliale viene rimosso al di fuori del cavo orale, la valutazione preoperatoria fondamentale dipenderà da spessore e consistenza dello strato adiposo o, meglio, dalla proporzione rispetto a quello di connettivo, la quale presenta difformità anche notevoli da zona a zona. La regione maggiormente indicata, in questo senso, è quella molare.

La principale alternativa al prelievo palatino deriva dalla medesima valutazione qualitativa. Nel caso della mucosa di rivestimento della tuberosità del mascellare, infatti, il connettivo occupa praticamente l’intero volume sottoepiteliale, appoggiandosi saldamente sul periostio. Le limitazioni a questo intervento potranno essere più facilmente su base quantitativa.

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