DM_IL DENTISTA MODERNO_classificazione malattie parodontali_paziente sorridente

In ambito parodontologico sono stati compiuti negli anni sviluppi importanti nel consenso clinico e scientifico riguardante le malattie del substrato parodontale. Nell’ormai lontano 1989 il World Workshop in Clinical Periodontics aveva riconosciuto il carattere disomogeneo della parodontite, per ciò che concerne l’età di insorgenza e i tassi di progressione. Allora erano state distinte le seguenti forme di patologia: prepuberale, giovanile (localizzata e generalizzata), dell’adulto e rapidamente progressiva. Già nel 1993, nel corso del primo workshop europeo sull’argomento, era stata proposta una drastica semplificazione, con la semplice distinzione tra malattia dell’adulto e a insorgenza precoce. Le modifiche sarebbero comunque state rigettate nel 1996. Si giunse quindi al 1999, con la messa a punto di una classificazione, quella di Armitage, destinata a rimanere in vigore per quasi un ventennio, vale a dire fino ai giorni nostri.

Da allora, i numerosi studi scientifici compiuti hanno portato aggiornamenti sostanziali riguardanti, ad esempio, i fattori eziopatogenetici legati al microbiota parodontale e portato anche alla definizione di approcci ultraspecialisti, quale è la perio-medicine.
In più, nello stesso periodo, è emerso a livello mondiale il problema clinico legato alle malattie dei tessuti che circondando il substrato implantare, tanto che sono state definiti due quadri analoghi a gengivite e parodontite, detti rispettivamente mucosite perimplantare e perimplantite.
Partendo da questi presupposti, il workshop tenutosi a Chicago nel novembre 2017, raggruppante esperti sia dell’American Academy of Periodontology che della European Federation of Periodontology, ha reputato necessario aggiornare la classificazione del 1999, programmando di presentare ufficialmente la nuova nel corso del congresso annuale della stessa EFP, programmato per lo scorso 20-23 giugno e tenutosi effettivamente ad Amsterdam, Paesi Bassi (EuroPerio9). La sessione su questa tematica si è tenuta nella mattinata di venerdì 22 giugno sotto la supervisione di Kenneth Kornman e Maurizio Tonetti in rappresentanza delle due società scientifiche e ha visto l’intervento di Iain Chapple, Mariano Sanz e Panos Papanou, Søren Jepsen, Tord Berglundh.
Nel complesso, la nuova struttura classificativa prevede una suddivisione primaria tra (1) quadri di salute parodontale e patologie e condizioni gengivali, (2) parodontite, comprese le forme necrotizzante – GANU, PANU e stomatite necrotizzante – e secondaria a malattia sistemica e (3) altre condizioni del parodonto, contenitore che raccoglie quadri diversi: ulteriori condizioni sistemiche, ascesso parodontale e lesioni endo-perio, deformità e condizioni muco-gengivali, trauma occlusale e fattori dentali e protesici. Per la parodontite propriamente detta vengono forniti anche criteri per lo staging (gravità e difficoltà di approccio), l’estensione (localizzata-generalizzata) e la distribuzione e il grading (velocità di progressione).
Accanto a queste condizioni, la classificazione include per la prima volta le (4) patologie e condizioni perimplantari: salute, mucosite, perimplantite e deficit dei tessuti molli e duri perimplantari.
Riferimenti bibliografici

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