DM_il dentista moderno_ pervietà degli orifizi durante il build-up pre-endodontico

Secondo quanto affermato oramai più di venti anni fa dalle quality guidelines della European Society of Endodontology, l’endodonzia moderna rappresenta un compendio di trattamenti che, oltre alla pulpectomia e alle susseguenti preparazione e otturazione canalare, comprende la prevenzione della malattia pulpare e la gestione della polpa vitale e, dall’altra parte, il ritrattamento dell’elemento in presenza di patologia post-endodontica.

Il ritrattamento endodontico, definito in maniera più completa ritrattamento ortogrado o non chirurgico (in contrapposizione, evidentemente, con quello chirurgico), è l’insieme delle procedure che portano alla rimozione del materiale da otturazione di un elemento già oggetto di ritrattamento ortogrado e alla detersione del materiale infetto ancora presente nel sistema canalare.

Per quanto riguarda un’altra ormai storica revisione (Wong 2004) riferisce dati di success rate che variano dalla quota del 95% e scendono fino al 53%, e individua un totale di 25 fattori, dipendenti dal paziente o dall’operatore, in grado di influenzare appunto il successo in endodonzia.

La definizione presente sul Glossary of Contemporary Terminology for Endodontics dell’American Association of Endodontists prevede che il ritrattamento sia indicato nel caso in cui il precedente trattamento appaia inadeguato, fallito o contaminato. Gli stessi Autori precisano però che si debba tenere conto delle forme iatrogene, quando in sostanza il primo trattamento canalare non sia stato portato a termine, ad esempio a seguito di complicanze o semplicemente per mancata individuazione di tratti del tragitto canalare.

Si può quindi effettuare una classificazione fra:

(1) ritrattamenti di casi completi, che però hanno portato a fallimento,

(2) ritrattamenti di casi interrotti o incompleti 

(3) ritrattamenti a seguito di eventi iatrogeni, come perforazioni o rottura di strumenti all’interno dei canali.

Una seconda distinzione, sempre su base clinica, è fra elementi in cui (1) la morfologia canalare risulti mantenuta e (2) casi in cui sia stata invece alterata. Ai primi possono riferirsi problematiche come presenza di calcificazioni, stop apicali, underfilling e anche rottura di strumenti, i secondi comprendono perforazioni, riassorbimenti apicali o radicolari (interni o esterni) e stripping.

Si concluda analizzando indicazioni, controindicazioni e obiettivi del ritrattamento, sulla base delle già citate linee guida ESE e di quelle delle omologhe società italiane, SIE e AIE.

Tra le indicazioni si ritrova in primo luogo l’evidenza clinica e/o radiografica di persistenza di patologia periradicolare. Il ritrattamento viene altresì indicato a seguito di interventi restaurativi che compromettano una preesistente otturazione canalare o, al contrario, in vista di restauro (tipicamente protesico) di elemento con terapia endodontica inadeguata.

Sono invece controindicatii – sarebbe forse meglio parlare di false indicazioni – i ritrattamenti di elementi non restaurabili, con sostegno parodontale insufficiente o, in generale, con prognosi negativa.

L’obiettivo è l’ottenimento di un’otturazione canalare che si estenda il più possibile vicino all’apice, con il controllo della sintomatologia e la guarigione dei tessuti periradicolari.

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