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ANDI: serve tariffario minimo per tutelare il lavoro dell’odontoiatra

L’emendamento della Legge di Bilancio 2018 che estende l’equo compenso a tutti i professionisti, si può considerare un passo in avanti, ma risulta ancora poco applicabile al settore odontoiatrico in quanto vincolato a rapporti definiti con contratto e tra grandi strutture o pubblica amministrazione e libero professionista. Questa l’opinione del Presidente Nazionale ANDI Gianfranco Prada, che ANDI continua a seguire «lo sviluppo del testo di legge, che potrebbe subire ulteriori aggiustamenti alla Camera, e non appena trasformato in Legge solleciteremo i ministeri competenti per far inserire, nei decreti attuativi previsti, indicazioni più chiare che consentano chiaramente di applicare la norma anche ai contratti tra odontoiatri e Catene o service, impedendo finalmente il far west dei compensi iniqui ai quali i nostri colleghi collaboratori sono oggi costretti a sottostare».

Anche se, secondo Prada, solo l’introduzione di un tariffario minimo permetterebbe davvero «di dare dei parametri certi ai cittadini sul valore reale di una prestazione odontoiatrica». Infatti, «la Bersani ha abolito ogni forma di tariffario di riferimento e per questo motivo ANDI, per aver pubblicato il suo tariffario indicativo delle prestazioni odontoiatriche, era stata oggetto di procedimento di infrazione da parte dell’Antitrust, che aveva bloccato la sua diffusione. Nonostante questa imposizione, il tariffario indicativo ANDI è oggi utilizzato dai tribunali e dalle compagnie di assicurazione come riferimento del settore medico-legale ed è uno strumento di tutela per tutta la professione, contro la corsa selvaggia alla riduzione delle parcelle».

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