Workflow digitale: sistemi additivi di prototipazione CAD/CAM

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Il worklflow digitale CAD/CAM costituisce forse l'ambito di applicazione che più sta condizionando la pratica odontoiatrica, estendendosi dall'ambito prettamente protesico e implanto-protesico a diversi campi di applicazione. Restaurativa e protesi su impianti, ma anche chirurgica guidata, ortodonzia (modelli ortodontici e aligner), addirittura sviluppo di nuovi strumenti ed education.

Oggi proprio in virtù della larga diffusione della metodica e, viste i continui aggiornamenti di cui questa beneficia, è interessante approfondire alcuni dati tecnici relativi alla tematica in esame. A tal proposito, Javaid e Haleem hanno recentemente pubblicato su Journal of Oral Biology and Craniofacial Research un'interessante review sulle metodiche additive (applicazioni e alternative) attualmente in uso nel campo della manifattura additiva.

  • stereolitografia (SLA): metodica basata sull'applicazione di un laser su un bagno di resina. Metodica applicabile solo con apposite resine sensibili, il che potrebbe rappresentare un limite, se non fosse per la frequenza di comparsa di nuovi materiali. Il metodo assicura una migliore finitura di superficie e un maggiore risparmio di materiale grezzo;
  • sinterizzazione laser selettiva (SLS): il materiale si presenta in forma di polvere, che viene fusa selettivamente dal laser, scansionando sezioni trasversali;
  • modellazione a deposizione fusa (FDM): il materiale termoplastico fuoriesce da un ugello che può essere guidato sia in direzione orizzontale che verticale secondo quanto pianificato tramite CAD;
  • stampa 3D PolyJet (PJP): versatilità di materiali, anche utilizzabili in una stessa stampa; i fotopolimeri liquidi vengono depositati come gocce di inchiostro, per poi solidificarsi;
  • stampa 3D InkJet (IJP): concettualmente simile alla precedente, viene utilizzata anche da stampanti 3D di livello amatoriale;
  • produzione di oggetti laminati (LOM): l'oggetto viene prodotto per sovrapposizione precisa e incollaggio di sottili fogli ritagliati al laser;
  • stampa 3D Colour-Jet (CJP): impiega una polvere come core e una resina come legante;
  • fusione a fascio di elettroni (electron beam melting, EBM): questa tecnologia si caratterizza per l'impiego del vuoto e, per questo, permette anche di essere combinata a materiali che reagirebbero con l'ossigeno;
  • stampa 3D Multi-Jet (MJP): simile alla SLS; si parte da un sottile strato di polvere metallica o ceramica, su cui un carrello di ugelli deposita l'agente fusore. Il processo di sinterizzazione viene finalizzato tramite una fonte ad alta energia termica.

Con una tale varietà di sistemi interfacciati, l'indicazione che i produttori stanno già mettendo in atto consiste nello sviluppo di nuovi materiali, sempre più performanti e soprattutto sempre più versatili e biocompatibili. La sfida per i professionisti, pertanto, sarà tenere il passo di questi sviluppi.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31049281

Workflow digitale: sistemi additivi di prototipazione CAD/CAM - Ultima modifica: 2019-05-16T08:02:07+00:00 da redazione
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