Uso promiscuo dell’abitazione: la deduzione delle spese Premium

«Il mio domicilio fiscale coincide con l’abitazione di famiglia e non con la sede dell’attività, che si trova in un altro Comune, dove ho lo studio professionale con dipendenti e unità operative. Dove abito, però, ho uno studio con scrivania e pc, ed esclusivamente qui eseguo tutta l’attività contabile e fiscale, i pagamenti tramite “home banking”, i piani di cura e i preventivi complessi, oltre a corsi e aggiornamenti online. Posso avvalermi della deduzione del 50% delle spese relative all’abitazione come “uso promiscuo” della stessa?»

Il quesito pone una questione di notevole interesse. Quanto segue si applica alla tassazione del dentista libero professionista. L’idea evocata dal quesito ha fondamento giuridico: recita infatti il secondo periodo del comma 3 dell’articolo 54 del Testo unico delle imposte sui redditi (il TUIR), che regola la determinazione del reddito di lavoro autonomo: “Per gli immobili utilizzati promiscuamente, a condizione che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione, è deducibile una somma pari al 50 per cento della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50 per cento del relativo canone. Nella stessa misura sono deducibili le spese per i servizi relativi a tali immobili nonché quelle relative all’ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione degli immobili utilizzati, che per le loro caratteristiche non sono imputabili ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono”.

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Uso promiscuo dell’abitazione: la deduzione delle spese - Ultima modifica: 2019-11-14T16:34:54+00:00 da monicarecagni

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