L’insorgenza della malattia cariosa in età precoce rappresenta una sfida clinica rilevante per l’odontoiatra. La limitata collaborazione del bambino, spesso correlata all’età e alla maturità cognitiva, può rendere difficoltosa o addirittura impraticabile l’esecuzione di trattamenti restaurativi convenzionali (1).
Negli ultimi anni si è progressivamente affermato un approccio terapeutico meno invasivo, particolarmente indicato in presenza di lesioni cariose non sintomatiche. Tale approccio si basa sull’impiego di strategie preventive e terapeutiche finalizzate a favorire la remineralizzazione dei tessuti dentali, con l’obiettivo di arrestare la progressione della lesione e posticipare “eventuali” interventi restaurativi a una fase in cui il paziente sia maggiormente collaborante, con un approccio che parta dalle emozioni positive da promuovere con il bambino, passando per la sua collaborazione attiva, per poi arrivare alla sua bocca in modo confortevole (Figura 1).

Il trattamento non restaurativo delle lesioni cariose (Non-Restorative Cavity Control, NRCC) rappresenta un paradigma biologico e minimamente invasivo che mira al controllo della malattia senza ricorrere a strumenti rotanti o a restauri tradizionali (Figure 2-3). Questo approccio si fonda su due pilastri fondamentali: la gestione del biofilm batterico e la promozione dei processi di remineralizzazione (2).


Il trattamento non restaurativo delle lesioni cariose risulta particolarmente indicato nei seguenti casi:
- lesioni cariose cavitate a livello dentinale, sia nei denti decidui sia permanenti, in assenza di sintomatologia;
- carie radicolari;
- lesioni cariose iniziali delle superfici lisce;
- pazienti pediatrici o anziani con scarsa collaborazione o elevata fragilità.
L’adozione di strategie non restaurative offre diversi benefici:
- riduzione dell’ansia e del disagio del paziente;
- preservazione del tessuto dentale sano e potenzialmente remineralizzabile;
- mantenimento della vitalità pulpare;
- riduzione della necessità di interventi invasivi e dei relativi costi biologici.
In questo contesto, il focus terapeutico si sposta dalla rimozione meccanica della lesione al controllo eziologico della malattia cariosa, in linea con i principi dell’odontoiatria minimamente invasiva (3).
Le strategie operative sono le seguenti e vanno modulate sul singolo paziente a seconda della sua collaborazione e dell’entità della patologia (4).
Controllo del biofilm e igiene domiciliare
Il protocollo NRCC prevede la rimozione meccanica della placca batterica sia dalla superficie dentale sia dall’interno della cavità. Quando necessario, la morfologia della lesione può essere modificata per renderla accessibile alle manovre di igiene orale, trasformandola in una cavità “detergibile”. L’educazione e il coinvolgimento dei caregiver risultano determinanti per il successo a lungo termine.
Rimozione selettiva del tessuto cariato (Selective Caries Removal, SCR)
Questa tecnica (5) consiste nella rimozione parziale del tessuto cariato, preservando la dentina demineralizzata ma non infetta, soprattutto in prossimità della polpa. L’obiettivo è evitare esposizioni pulpari e favorire processi di riparazione e remineralizzazione, mantenendo la vitalità dell’elemento dentario.
Tecnica ART (Atraumatic Restorative Treatment)
La tecnica ART (6) rappresenta un approccio minimamente invasivo che, pur prevedendo l’utilizzo di materiali restaurativi, limita l’impiego di strumenti rotanti.
Caratteristiche principali:
- limitazione all’utilizzo di strumenti rotanti e ridotta necessità di anestesia locale;
- rimozione della dentina infetta mediante strumenti manuali (escavatori);
- utilizzo di cementi vetroionomerici, caratterizzati da adesione chimica e rilascio di fluoro;
- approccio conservativo volto a preservare la struttura dentale residua.
Indicazioni:
- pazienti pediatrici poco collaboranti;
- soggetti odontofobici;
- contesti clinici con limitato accesso a strumentazione complessa.
I materiali utilizzati per questa tecnica sono diversi e spesso non utilizzati nell’odontoiatria conservativa tradizionale.
Diammina d’argento fluoruro (SDF)
La diammina d’argento fluoruro (7-8) è una soluzione topica che combina l’azione antibatterica dell’argento con l’effetto remineralizzante del fluoro. È altamente efficace nell’arrestare le lesioni cariose cavitate non sintomatiche nei denti decidui. Un limite clinico rilevante è rappresentato dalla pigmentazione nera permanente della lesione trattata, che deve essere adeguatamente comunicata ai genitori (Figure 4-8).


Sigillatura dei solchi (9)
La sigillatura consiste nell’applicazione di materiali resinosi sulle superfici occlusali per prevenire l’accumulo di biofilm. Può essere utilizzata anche su lesioni iniziali non cavitate per interrompere l’attività batterica e stabilizzare la lesione
Agenti remineralizzanti (10)
I prodotti a base di calcio e fosfato (come i complessi CPP-ACP) favoriscono la remineralizzazione dello smalto e rappresentano un utile supporto nei protocolli preventivi e terapeutici non invasivi, con particolare riferimento a condizioni come la MIH.
Applicazioni professionali di fluoro (11)
Nei bambini con rischio carie moderato o elevato, è indicata l’applicazione professionale di vernici fluorate ad alta concentrazione (7.000–22.600 ppm). Questi prodotti garantiscono un rilascio prolungato di fluoro e richiedono una minima collaborazione del paziente.
La frequenza raccomandata è generalmente trimestrale (Figure 9-10).


È importante sottolineare che l’uso domiciliare di prodotti ad alta concentrazione di fluoro è controindicato nei bambini di età inferiore ai 6 anni a causa del rischio di ingestione e fluorosi.
Materiali bioattivi (12)
I materiali bioattivi in odontoiatria sono composti innovativi che interagiscono attivamente con i tessuti dentali (smalto, dentina) e la saliva, rilasciando ioni (calcio, fosfato, fluoro) per promuovere la remineralizzazione, sigillare i margini dai batteri e stimolare la riparazione dentinale.
A differenza dei materiali tradizionali passivi, essi mimano la natura, partecipando a uno scambio ionico dinamico che aiuta a prevenire carie secondarie e a preservare la vitalità pulpare.
Il trattamento non restaurativo delle lesioni cariose rappresenta un approccio moderno, efficace e biologicamente orientato alla gestione della carie nel paziente pediatrico. L’integrazione tra controllo del biofilm, abbattimento della carica batterica con applicazioni di ozono in gas o in gel, agenti remineralizzanti e monitoraggio clinico consente di arrestare la progressione della malattia, preservando i tessuti dentali e migliorando l’esperienza del piccolo paziente (13-14), con un approccio molto più medico e meno chirurgico, che può risultare particolarmente efficace in bambini molto piccoli o con esigenze speciali.
In collaborazione con
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