Si è sviluppata lungo questa linea la storia professionale di Augusto Malentacca, medico odontoiatra romano, classe 1951: dall’appartenenza alle società scientifiche, racconta, ha tratto la linfa vitale per affrontare le sfide della libera professione, da quest’ultima, invece, gli stimoli per approfondire le conoscenze sull’odontoiatria.
Nato a Roma nel 1951, Augusto Malentacca ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1976 all’Università di Roma “La Sapienza”, dove si è poi specializzato in Odontostomatologia nel 1979. Figlio d’arte, per almeno un decennio è stato odontoiatra, professione che ha iniziato a praticare dapprima nella clinica odontoiatrica dell’ateneo, poi nello studio del padre, ma anche ricercatore nell’ambito della neurofisiologia. Dopo avere pubblicato alcuni articoli scientifici sul Journal of Electroencephalography and Clinical Neurophysiology, il gruppo di ricercatori a cui faceva riferimento si sciolse per vicissitudini interne, così prese la decisione, anche per ragioni di opportunità pratica di dedicarsi esclusivamente all’odontoiatria, intensificando anche i suoi rapporti con il mondo delle società scientifiche dalle quali ha tratto grandi insegnamenti, assumendo anche importanti ruoli dirigenziali, come nella Società Italiana di Endodonzia (SIE), di cui è stato presidente dal 1999 al 2002, nell’Accademia Italiana di Odontoiatria Microscopica (AIOM), che ha contribuito a fondare e di cui è stato anche presidente, nonché nel CIC, il Comitato intersocietario di coordinamento della associazioni odontostomatologiche italiane, di cui è past-president.
Dottor Malentacca, quello delle società scientifiche è un contesto che l’ha sempre attratta…
Sì, sono partito dall’Accademia Italiana di Conservativa (AIC), una società prestigiosa che tra i suoi soci attivi annovera diversi professionisti di fama mondiale. Questa disciplina è stata il mio primo amore. Poi sono passato all’endodonzia, anche per ragioni professionali e dunque mi sono avvicinato alla Società Italiana di Endodonzia dove ho trovato un ambiente davvero consono alla mia personalità, sebbene dell’AIC sia ancora socio attivo e continui ad avere ottimi rapporti con i colleghi che vi fanno parte.
Dal 1999 al 2002 è stato presidente della SIE: cosa ricorda di quegli anni?
Ho trascorso molti anni nel consiglio direttivo di questa società scientifica, dal 1990 al 2004: per questo sono uno dei soci che rappresenta la memoria storica della SIE. Ancora oggi, in qualità di webmaster del sito, faccio parte dell’istituzione, condividendo con gli amici gioie e dolori di questa associazione che negli anni ha vissuto anche momenti difficili. Poco prima che ne divenissi presidente, una costola della società, con personaggi importanti, si staccò per dare vita all’Accademia Italiana di Endodonzia (AIE). Fu una vicenda molto dolorosa per certi aspetti, perché eravamo tutti amici e l’istituzione ne risentì. In seguito, sotto la mia presidenza e quella del Professor Elio Berutti, l’organizzazione è riuscita a riprendersi, divenendo l’accademia leader in endodonzia: oggi i nostri congressi ospitano oltre 1500 persone.
Quanto è importante promuovere la comunicazione tra le società scientifiche? Com’è cambiata negli anni la funzione del Comitato intersocietario di coordinamento della associazioni odontostomatologiche italiane, di cui lei è stato anche presidente?
Promuovere il coordinamento e la comunicazione tra le società scientifiche è fondamentale, oggi più che mai. Il CIC, perlomeno dal punto di vista formale, inizialmente nacque con l’obiettivo di coordinare la programmazione dei congressi nazionali delle diverse società scientifiche affinché non si accavallassero tra loro. Poi, col tempo, la sua funzione è diventata un’altra, quella di portare avanti le istanze delle varie organizzazioni, divenendo un soggetto istituzionale al pari dell’Ordine dei medici e delle associazioni di categoria. Di questa evoluzione stiamo finalmente raccogliendo i frutti, perché il CIC è entrato a far parte della commissione odontoiatrica presso il Ministero della Salute, dove siedono i rappresentanti dell’Ordine, delle Associazioni professionali appunto, ma anche dell’Università. Questa presenza permette alle società scientifiche di avere un ruolo attivo a livello istituzionale.
Le società scientifiche, nel definire lo stato dell’arte dell’odontoiatria, hanno un ruolo apprezzabile anche per il libero professionista…
Non c’è dubbio, basti pensare all’importanza delle raccomandazioni cliniche nate anche grazie al supporto delle società scientifiche: non sono solo uno strumento di tutela per il paziente, sono anche un ausilio per contrastare efficacemente la concorrenza sleale di chi, applicando le regole del marketing e del low cost, propone un’odontoiatria di bassa qualità. La SIE, ad esempio, in collaborazione con l’Accademia italiana di conservativa e l’Accademia italiana di endodonzia, ha promosso il “progetto diga” con il quale intende favorire l’uso di questa metodica che permette di ottenere migliori risultati sul piano clinico. Definire in maniera più oggettiva possibile la pratica odontoiatrica, per il libero professionista significa poter disporre di un’arma molto efficace.
A proposito di armi e di strumenti a disposizione dell’odontoiatra, il microscopio è uno di questi, così importante da aver stimolato la nascita di un’altra società scientifica, l’Accademia Italiana di Odontoiatria Microscopica…
È un’associazione nata quasi vent’anni fa. All’inizio era solo un gruppo di studio: ne facevano parte Gabriele Pecora e Franco Dal Pont, i veri fondatori di questa società che si è poi costituita formalmente nei primi anni ’90: sono tra i soci fondatori dell’AIOM e ho avuto anche la soddisfazione di esserne presidente. La società di odontoiatria microscopica mette insieme tutti gli odontoiatri, soprattutto gli endodontisti conservatori, che utilizzano il microscopio, uno strumento che aumenta la qualità delle prestazioni in maniera impressionante. I soci attivi sono 120, è un settore un po’ di nicchia perché paradontologi e protesisti ancora non si convertono pienamente all’uso di questo apparecchio.
Perché? È un problema di costi o di mentalità?
Entrambe le cose. Il fatto è che se nell’endodonzia i riscontri pratici si vedono immediatamente, perché i canali non individuabili a occhio nudo è invece possibile vederli al microscopio, in protesi e parodontologia i riscontri non sono così palesi. Inoltre, per cominciare a lavorare con il microscopio bisogna sottoporsi a un training di almeno sei mesi, un tempo che non tutti gli odontoiatri già attivi sono disposti a dedicare. I giovani sono senza dubbio quelli più portati e meglio disposti ad avvicinarsi a questo strumento. Me ne rendo conto incontrandoli ai corsi di aggiornamento che organizzo privatamente: messi di fronte al microscopio scoprono un mondo nuovo e ne restano entusiasti.
Parliamo un po’ dei pazienti: sono una risorsa per l’odontoiatra, ma a volte costituiscono un problema. È così?
Sì, se pensiamo che ancora oggi in Italia i cittadini nel pensare all’odontoiatra lo considerano un evasore che si arricchisce in modo improprio e non un professionista sanitario come in qualunque altra parte del mondo. Con questi presupposti è difficile stabilire un contatto. È anche per questa ragione che nel sito web della Società italiana di endodonzia abbiamo predisposto una serie di pagine dedicate al paziente e un servizio che permette di ottenere informazioni sui soci attivi della SIE.
Come è stato accolto dai pazienti questo servizio?
Bene, abbiamo già i primi riscontri che sono positivi. D’altronde per i pazienti è una garanzia in più sapere che lo specialista a cui ci si affida è un professionista preparato che per accedere alla nostra società scientifica ha sostenuto e superato un esame che ne certifica lo standard di qualità. Anche il professionista è avvantaggiato: sapendo che il paziente è già preparato sull’argomento, può concentrarsi meglio sull’illustrazione dei piani di trattamento.
Per concludere, cosa vede nel futuro dell’odontoiatria?
Vedo grandi cambiamenti, anche sul fronte dell’offerta dei servizi. In Inghilterra, Francia e Germania, ad esempio, si è cercato di offrire ai cittadini le prestazioni essenziali, cosa che purtroppo in Italia non è stato fatto, con il risultato che una fetta considerevole della popolazione non riesce ad accedere alle cure odontoiatriche. L’odontoiatria di domani dovrà confrontarsi anche con questo problema. Per ora in Italia abbiamo una grande crisi economica che si ripercuote anche sull’odontoiatria, a tal punto che alcuni colleghi sono costretti, per trovare lavoro, a emigrare in Inghilterra dove c’è una forte richiesta di odontoiatri.




