5 minuti con Stefano Daniele. L’odontoiatria conservativa mini invasiva

Luigi Paglia
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno

La cariologia clinica ha conosciuto, negli ultimi anni, un cambiamento di paradigma che ha spostato il fulcro dell’attenzione dall’approccio chirurgico-restaurativo tradizionale verso la prevenzione, l’intercettazione precoce e la gestione personalizzata del rischio.
Da questo presupposto si sono sviluppate strategie diagnostiche per l’identificazione delle lesioni cariose nelle fasi iniziali, quando ancora reversibili o trattabili in modo non invasivo.
Particolare attenzione è dedicata all’impiego clinico delle tecnologie complementari all’esame visivo-tattile tradizionale: la transilluminazione, utile soprattutto nella valutazione delle superfici interprossimali;
la fluorescenza, che consente di apprezzare le variazioni strutturali del tessuto dentale anche in assenza di cavitazione manifesta.
Per il clinico diventa importante l’integrazione di questi strumenti nella pratica quotidiana: come selezionarli in funzione del quadro clinico, come interpretarne criticamente i risultati alla luce delle evidenze disponibili e come tradurre il dato diagnostico in una strategia terapeutica conservativa, predicibile ed efficace.
Ne parliamo con Stefano Daniele, da anni appassionato e competente cultore di questa affascinante materia.

 

 

Stefano Daniele
Stefano Daniele, Odontoiatra libero professionista, Master in Odontoiatria Clinica con Minimo Intervento, fa parte del Board Scientifico di OMI Benefit
Dott. Daniele, può spiegare cosa si intende con il termine odontoiatria conservativa minimamente invasiva?

Le rispondo dicendo quello che non si intende, vale a dire generare una cavità conservativa più piccola possibile. Il minimo intervento non significa generare cavità conservative minimali, ma piuttosto mettere in pratica procedure, a volte anche semplici, atte a prevenire l’insorgenza della lesione cariosa, arrestare la sua progressione negli stadi iniziali oppure, per le lesioni cariose francamente cavitate, operare in maniera selettiva per mantenere in situ il tessuto dentale passibile di riparazione.

Qual è l’obiettivo clinico principale della odontoiatria minimamente invasiva?

Il minimo intervento richiede, in primo luogo, una corretta diagnosi della lesione cariosa nel suo stadio iniziale, anche attraverso dispositivi tecnologici ausiliari all’ispezione visiva (ICDAS); il passo successivo è il trattamento con procedure cliniche dedicate.

L’odontoiatria conservativa minimamente invasiva considera diversi gradi di invasività?

Certamente, nell’ambito del minimo intervento secondo Schwendicke et al.2019 si distinguono: un approccio non invasivo, un approccio micro invasivo e un approccio definito invasivo, restando sempre nei principi del minimo intervento.

Ci può spiegare brevemente in cosa consiste l’approccio non invasivo a cui fa riferimento?

L’approccio non invasivo consiste in una forma di prevenzione primaria volta a contrastare lo sviluppo della lesione cariosa.
Il significato di questo approccio risiede nella gestione del paziente a elevato rischio carie al fine di ridurre il suo rischio individuale ed evitare che possano insorgere lesioni cariose ex novo o lesioni cariose secondarie al restauro conservativo.
Questi interventi comprendono la detersione professionale e periodica delle superfici dentali attraverso polveri delicate per rimuovere il biofilm cariogeno della placca, favorire il naturale e fisiologico processo di remineralizzazione dello smalto dentale (formazione del cristallo di fluoroapatite più acido resistente) attraverso l’impiego di fluoruri topici a elevata biodisponibilità e, in ultimo, enfatizzare al paziente norme dietetiche comportamentali finalizzate a ridurre il consumo degli zuccheri aggiunti.

A proposito, invece dell’approccio microinvasivo?

Consiste nell’infiltrazione resinosa delle aree di smalto dentale demineralizzato con l’obiettivo di arrestare la progressione della lesione cariosa verso la dentina.
Anche la lesione cariosa che ha minimamente interessato la giunzione smalto dentina DEJ può essere trattata e arrestata nella sua progressione con procedure minimamente invasive attraverso una detersione della lesione cariosa stessa con polveri mediamente aggressive come il bicarbonato morbido, a cui fa seguito un procedimento di sigillatura resinosa.

In conclusione, l’approccio invasivo nel minimo intervento in che cosa consiste?

Il senso non è tanto quello di realizzare una cavità più piccola possibile, ma, ad esempio, operare una rimozione selettiva del tessuto cariato.
La rimozione selettiva della dentina affetta da carie sul fondo cavitario delle lesioni cariose profonde e in prossimità degli spazi pulpari è una procedura comprovata dalla letteratura scientifica in grado di ridurre il rischio, in queste situazioni cliniche, di complicanze pulpari post-operatorie.

Qualsiasi odontoiatra può cimentarsi nella conservativa minimamente invasiva?

Mi sento di dire sì, ed è auspicabile che questo tipo di operatività possa concretizzarsi.
Come in ogni branca della Medicina e dell’Odontoiatria, è indispensabile un percorso formativo che fornisca una solida conoscenza dei principi biologici alla base delle procedure, degli strumenti diagnostici e dei materiali utilizzabili, nonché una
precisa e rigorosa padronanza delle corrette procedure cliniche necessarie
per l’applicazione dei principi dell’odontoiatria a minimo intervento.

5 minuti con Stefano Daniele. L’odontoiatria conservativa mini invasiva - Ultima modifica: 2026-08-28T15:13:27+02:00 da Paola Brambilla
5 minuti con Stefano Daniele. L’odontoiatria conservativa mini invasiva - Ultima modifica: 2026-08-28T15:13:27+02:00 da Paola Brambilla