La costanza nel rapporto con il medico e il coinvolgimento del paziente nel piano di cure è un elemento caratterizzante la parodontologia, più che altre branche dell’odontoiatria.

Una volta terminato il piano di interventi alla poltrona, il paziente è chiamato, da una parte alla quotidiana gestione della salute orale domiciliare, dall’altra a mantenere il contatto con il clinico, sottoponendosi a sedute di richiamo.


 

 

Una seduta di richiamo parodontale include tipicamente: la revisione e l’aggiornamento della storia medica e dentale del paziente esame clinico, la valutazione dell’igiene domiciliare stessa, un esame clinico completo con charting e indici parodontali. Da qui, possono essere definite variazioni o consolidamenti del percorso terapeutico o determinate alterazioni del profilo prognostico, riferite a fattori di rischio. Gli eventuali interventi vanno dalla somministrazione di agenti antimicrobici, alle sedute di igiene orale professionale, fino ai trattamenti più complessi.


 

 

Frequenza di pianificazione del richiamo parodontale

Recentemente, un articolo pubblicato su Periodontology 2000, a cura, tra gli altri, di Leonardo Trombelli e Giovanni Franceschetti, si è proposto di rivalutare la letteratura scientifica, al fine di fornire indicazioni cliniche evidence-based utili a determinare la frequenza con la quale pianificare le sedute di richiamo e prevedere la progressione della malattia parodontale.

In letteratura si osserva una notevole eterogeneità riguardante la frequenza proposta per quanto riguarda i richiami parodontali, da iniziare al termine della terapia parodontale attiva: 2 settimane, un mese, 3, 6, fino a 18 mesi. Al momento, tuttavia, gli autori non rilevano evidenze circa l'efficacia, così come anche l'adeguatezza e il rapporto costo-efficacia, di uno specifico intervallo di tempo per la terapia parodontale di supporto.

A questo punto, si può affermare che condizioni parodontali stabili possano essere mantenute, a breve termine, con richiami a cadenza almeno annuale, in soggetti parodontalmente sani e anche in pazienti con forme da lievi a moderate di malattia parodontale.

Per quanto riguarda, invece, le forme più severe di parodontite, i regimi di controllo proposti dalla maggioranza degli studi variano da una base mensile a una semestrale, concentrandosi su un range compreso tra 2 e 4 mesi. Questo regime abbastanza stretto è, pertanto, quello maggiormente supportato dalle evidenze scientifiche attualmente disponibili.

In riferimento alla durata dei programmi di richiamo, per i pazienti meno complessi il minimo è quello del singolo richiamo, quindi i 12 mesi. Per i casi più gravi, i range variano ma il minimo accettabile può essere indicato in 18 mesi, che si possono però prolungare fino a 5 anni: in questo senso, pare importante personalizzare il follow-up sulla base della compliance mostrata durante il trattamento.

In conclusione, gli autori individuano nei siti parodontali residui (tasche soggette a sanguinamento) gli indicatori di rischio di perdita dentale, sulla base dei quali è, a sua volta, modificabile la frequenza delle sedute di richiamo.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32844410/

Sedute di richiamo parodontale: indicazioni evidence-based - Ultima modifica: 2020-09-08T10:20:03+00:00 da redazione
Sedute di richiamo parodontale: indicazioni evidence-based - Ultima modifica: 2020-09-08T10:20:03+00:00 da redazione
Sedute di richiamo parodontale: indicazioni evidence-based - Ultima modifica: 2020-09-08T10:20:03+00:00 da redazione

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