È quanto sembra voler suggerire Raffaella Docimo, professore ordinario di Odontoiatria Pediatrica presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Madre di tre figli, ha rinunciato alla libera professione per dedicarsi alla famiglia e all’attività clinicodidattica in ambito pubblico: un settore dalle grandi potenzialità.

E' nata in Calabria ma è vissuta a Napoli dove ha conseguito la maturità classica e la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli, titoli entrambi ottenuti con massimo dei voti e lode. Consegue le specializzazioni in Odontostomatologia e in Igiene e Medicina Preventiva nella stessa città, per poi completare il suo percorso di formazione con il perfezionamento in Odontoiatria pediatrica presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma, dove si trasferisce dopo il matrimonio con il Prof. Luigi Chiariello, cardiochirurgo. La sua carriera accademica inizia però all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata nel 1988: nel 2000 vince il concorso di ruolo di professore di prima fascia in malattie odontostomatologiche. Dal 2003 al 2010 è stata Presidente del Corso di Laurea in Igiene Dentale presso la stessa università. Autrice di oltre 130 pubblicazioni scientifiche in diversi campi di ricerca (prevenzione in età pediatrica, patologia cariosa, traumi dentari, ortodonzia intercettiva e disturbi dell’alimentazione), Raffaella Docimo “per scelta ideologica e personale”, afferma, non ha mai voluto abbracciare la libera professione per dedicarsi a tempo pieno all’attività accademica e clinica universitaria, oltre che alla famiglia.
Professoressa Docimo, una scelta professionale abbastanza rara la sua…
Sì, è vero, una scelta dettata da esigenze familiari, ma anche dalla consapevolezza del valore che l’odontoiatria pediatrica in parte già aveva e che intuivo avrebbe avuto nel tempo. Sono sempre stata convinta che questa disciplina, pur essendo inserita già allora, alla metà degli anni Ottanta, tra le materie fondamentali del corso di laurea in Odontoiatria, meritasse qualche considerazione in più. Per queste ragioni mi sono voluta dedicare a tempo pieno all’Odontoiatria Pediatrica.
A distanza di quasi tre decenni, si sono rivelate fondate le sue previsioni?
Assolutamente sì. Se negli anni Ottanta questa disciplina costituiva una piccola parte dell’odontoiatria, era per così dire la sorella minore, oggi ha assunto un significato assolutamente diverso. È infatti la Clinica Odontoiatrica del bambino di cui si interessa a 360 gradi, a cominciare dalla prevenzione, occupandosi di conservativa, di piccola chirurgia orale e di riabilitazione, ma anche di ortodonzia precoce e di prevenzione e cura delle malattie sistemiche che nella bocca possono trovare sede primaria di manifestazione. L’aspetto certamente più interessante e stimolante è la multidisciplinarietà dell’approccio clinico al bambino, nell’ambito della quale la collaborazione con il pediatra è fondamentale. In questi anni inoltre l’evoluzione dei materiali e di metodiche meno invasive ha permesso un ulteriore salto di qualità, motivando in maniera più attenta anche l’utenza che a noi odontoiatri pediatri si rivolge.
Con una considerazione che è particolarmente alta, soprattutto in ambito pubblico. È così?
Sì, è vero, e la buona reputazione di cui gode il pubblico in questo settore a mio avviso è dettata almeno da due ragioni. La prima riguarda la sicurezza psicologica che un reparto ospedaliero solitamente infonde ai genitori di un bambino che deve essere sottoposto a cure odontoiatriche. In fondo non sono molti gli studi privati specializzati in odontoiatria pediatrica e spesso è proprio l’odontoiatra privato a indirizzare il bambino a una struttura pubblica. La seconda ragione è di tipo economico: le prestazioni odontoiatriche sono erogate dal Ssn e comportano costi inferiori rispetto alle prestazioni private.
Il bambino che frequenta precocemente uno studio odontoiatrico sarà un buon paziente nel futuro…
Certo, è un paziente che resta fidelizzato all’odontoiatra, perché motivare un bambino, renderlo responsabile facendogli comprendere quanto sia importante la sua salute orale, significa iniziare un percorso di maturazione che dovrebbe poi accompagnarlo anche nelle epoche di vita successive, eliminando paure ataviche, molto spesso inconsapevolmente trasmesse da genitori in virtù anche di pregressi eventi traumatici. D’altra parte studi scientifici confermano che migliore è il grado di comunicazione fra medico e paziente, migliore è l’adesione alle terapie. Fondamentale è creare sin dalla prima infanzia un rapporto di complicità e di fiducia, che in questi ultimi anni è venuta a mancare fra medico e paziente, anche a causa di episodi di malasanità che hanno inficiato e distrutto questo rapporto che deve essere prioritariamente recuperato. In Italia non siamo portati a guardare obiettivamente alle conquiste fatte dalla medicina in questi ultimi anni e che hanno permesso ai cittadini del nostro Paese di avere una vita media fra le più alte del mondo. Quello che si percepisce invece è un’atmosfera di sfiducia nei confronti di chi pratica le professioni sanitarie. La fidelizzazione del paziente attraverso la cura del bambino potrebbe contribuire a far tornare la fiducia anche nel nostro settore.
Si dovrebbe ricominciare dall’odontoiatria pediatrica, quindi?
In un certo senso, sì. Quanto più precoce è il momento del primo approccio, tanto maggiore e migliore è il coinvolgimento a livello individuale e familiare. È per questo motivo che la prima visita dovrebbe avvenire già al primo anno di vita del bambino. Molte volte i genitori sono perplessi in merito a questa indicazione. Poi però comprendono che questo primo e precoce approccio, oltre che fornire loro gli strumenti per una corretta informazione odontoiatrica domiciliare, può essere il mezzo per correggere stili di vita o comportamenti sbagliati o almeno non opportuni. Un esempio per tutti, le regole di una corretta alimentazione. Educare un bambino, ne sono convinta, non può che incidere positivamente sulla prevenzione anche in ambito familiare adulto. E in questo contesto la Società Italiana di Odontoiatria Infantile (SIOI) promuove iniziative scientifico-culturali che concorrono a una maggiore e migliore diffusione di tali protocolli di prevenzione.
In Italia, a suo avviso, c’è spazio per ampliare l’offerta di odontoiatria pediatrica pubblica?
Secondo me, sì. L’aumentata richiesta dell’utenza da una parte e la consapevolezza dell’importanza della salute della bocca e dei denti da parte degli operatori sanitari dall’altra, non possono che essere un incentivo in questo senso. Certamente i costi di un ampliamento dell’offerta pubblica anche in ambito odontoiatrico, in un momento di crisi economica quale quello che stiamo vivendo in termini anche di spending review sanitaria, contrasta con questi obiettivi. Ma credo che uno sforzo, privato da qualsiasi connotazione demagogica, debba essere perseguito e progressivamente portato a temine. La salute orale, al di là dell’aspetto estetico che ha comunque importanza, incide enormemente sulla qualità di vita dell’individuo, sia da un punto clinico che psicologico. E se consideriamo il bambino, nella fase di sviluppo ed evoluzione della sua personalità, si comprende che non si può prescindere dall’ottimizzazione di questo risultato.
È ottimista per il futuro?
Sì, perché lo sono per natura, senza per questo essere un’illusa. Sono finiti i tempi in cui l’odontoiatria veniva scelta dai giovani per gli sbocchi professionali economici che offriva e perché consentiva di gestire in autonomia il proprio lavoro. Oggi la maggior parte dei giovani, ed è questo l’aspetto positivo, ha una motivazione e una consapevolezza diversa da quella del passato. Nel mio lavoro incontro ogni giorno studenti, ragazze e ragazzi molto attenti e interessati alla loro futura professione. Desiderano costruirla senza prescindere dalla qualificazione e dal continuo aggiornamento professionale.
Per concludere, la categoria odontoiatrica sino a oggi ha saputo divulgare correttamente i temi legati alla salute orale?
Sì, anche se credo sia assolutamente necessario fare di più, perché la divulgazione a mezzo stampa o attraverso altri media è fondamentale per sensibilizzare i cittadini alle tematiche della salute, purché sia attuata e sviluppata con grande attenzione ed equilibrio. Le varie tematiche di sanità e di salute pubblica sono sempre seguite con notevole interesse e ciò dovrebbe indurre a una dosata ma qualificata diffusione. È sicuramente anche questo il mezzo per parlare un linguaggio comune, con l’obiettivo di interagire sinergicamente.
Come i pediatri, in questo caso…
Certo, oggi la parola d’ordine è multidisciplinarietà. È basilare che gli operatori interagiscano tra loro. È uno sforzo al quale tutti noi non dovremmo sottrarci, affinché questo approccio divenga ordinario nella pratica quotidiana. Non c’è dubbio che se ci fosse maggior dialogo tra odontoiatra e pediatra e a seguire fra questi e le famiglie e quindi i piccoli pazienti, lo standard di salute della popolazione migliorerebbe notevolmente.



