Ricerca e congressi, quanto ci costate?

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Il tema dell'aggiornamento professionale è un aspetto chiave che condiziona fortemente l'attività del clinico, dal momento immediatamente successivo alla laurea e per tutta la carriera. Tenersi aggiornato è, innanzitutto un dovere deontologico – si veda a tale proposito art. 19 del Codice di Deontologia medica – e, a tutti gli effetti, un requisito per svolgere la propria attività. Del resto, il professionista si trova sul mercato ed è anche attraverso le proprie credenziali che si mette nelle condizioni di emergere positivamente.

Nel nostro paese, la formula scelta per attestare il proprio aggiornamento sono i crediti ECM. Sono gli stessi Ordini a dover sorvegliare sull'attività di aggiornamento dei propri membri e segnalare agli Albi le eventuali inadempienze.

Un aspetto particolarmente delicato per tutto la comunità medica e odontoiatrica in particolare è quello legato alla sostenibilità dei costi, con particolare riferimento alla partecipazione agli eventi di tipo congressuale, certamente delle vetrine importanti sia nell'ambito della ricerca scientifica che della pratica clinica. Si considerino in particolare i primi.

A questo riguardo, Faggion e Giannakopoulos, sul numero di giugno di British Dental Journal, hanno pubblicato un articolo di fondo dal titolo eloquente e forse anche un po' provocatorio: Are researchers paying too much for attending dental meetings?, titolo che si potrebbe estendere anche ad altre fasce della comunità, alle volte effettivamente favorite – neolaureati, specialisti – ma che, come detto, interessa veramente tutti, compresi i professionisti nel pieno della propria maturità.

Gli autori fanno l'esempio emblematico della Sessione Generale della International Association for Dental Research (IADR), tenutasi circa un mese fa a Vancouver, Canada: la quota di partecipazione riservata non membro raggiungeva i 1060 $, con una riduzione a 580 $ per i membri e del 50% per gli studenti, i quali hanno comunque subito un rincaro del 100% nel giro di un decennio. L'accesso a concorsi e premi collaterali a questi eventi, peraltro tendenzialmente sponsorizzati da terze parti, inoltre, richiede di solito registrazioni speciali e materiale addizionale.

Gli autori sottolineano come un intervento di riduzione dei costi di iscrizione a congressi scientifici da parte delle associazioni andrebbe a favorire una partecipazione attiva da parte dei clinici, che si troverebbero maggiormente facilitati alla condivisione della propria attività clinico-scientifica. Una revisione sistematica nel 2016, in effetti, forniva un dato piuttosto preoccupante, per cui solo il 30% degli abstract presentati ai congressi vede effettivamente la pubblicazione.

Un'opzione proposta consiste nel limare i costi indiretti, ovvero quelli relativi a spostamenti e pernottamenti, una cosa che la formazione a distanza già da tempo si offre di fare.

Riferimenti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31253908

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26854259

https://www.ordinemedici.al.it/index.php/ecm/1568-09-2018-il-nono-vademecum-ecm-con-gli-ultimi-aggiornamenti

Ricerca e congressi, quanto ci costate? - Ultima modifica: 2019-07-27T07:24:11+00:00 da redazione
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