Pubblicità sanitaria, la risposta di Andi all’Antitrust

Carlo Ghirlanda, presidente Andi

La pubblicità sanitaria non è mai stata così al centro dell'attenzione come in questi ultimi giorni. Perlomeno da quanto l'Antitrust, lo scorso primo aprile, si è pronunciata sulla legge di Bilancio 2019: quest'ultima, introducendo alcune limitazioni, avrebbe violato i principi e le indicazioni contenute nella legge Bersani (Legge 248/2006). Questo è quanto sostiene anche Ancod, l'Associazione nazionale centri odontoiatrici che aveva già sollevato il problema.

Pubblicità sanitaria, le osservazioni di Agcm

Secondo l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) - si legge nel Bollettino 1 aprile 2019 Agcm - “l’art. 1, commi 525 e 536 della legge di Bilancio 2019 sottrae l’intero comparto delle professioni sanitarie alla possibilità di ricorrere alla leva pubblicitaria, limitando la concorrenza tra professionisti sanitari in misura non proporzionata all’interesse generale di tutelare la sicurezza dei consumatori; viola le disposizioni che attribuiscono all’Autorità la competenza a vigilare sulla correttezza e trasparenza delle comunicazioni informative sanitarie; introduce ingiustificati vincoli all’esercizio della figura del direttore sanitario".

La reazione di Andi

Giunta per voce del suo presidente, Carlo Ghirlanda, non si è fatta attendere la risposta. Com'era prevedibile, considerando che l'Associazione nazionale dentisti italiani grazie all’impegno e alla collaborazione con Cao (Commisione albo odontoiatri) e Aio (Associazione italiana odontoiatri), aveva sollecitato e appoggiato con forza l’azione del Governo volta a perfezionare la legge Bersani relativamente al tema della pubblicità in questo settore.

"La recente normativa ha finalmente posto un freno alla deriva suggestionale e a volte palesemente ingannevole della pubblicità in ambito odontoiatrico", dice Ghirlanda, "per questo rimettere in discussione il necessario confine tra un prodotto o un servizio e la salute dei cittadini, ricondurrebbe questi ultimi in una posizione di maggiore debolezza e di rischio per la propria salute".

La salute non è un bene commerciale

Liberalizzazioni e deregulation commerciali non possono essere estese alle terapie mediche e odontoiatriche in nome del libero mercato, sostiene Andi che spezza una lancia a favore anche della norma che ha introdotto limitazioni all'attività dei direttori sanitari: vincoli che secondo Ghirlanda garantirebbero e favorirebbero l’azione di vigilanza di competenza degli Ordini, fornendo un’ulteriore concreta tutela al paziente.

"Ribadiamo con forza la nostra gratitudine a questo governo", conclude il presidente di Andi, "per la scelta coraggiosa compiuta nel sottolineare che la garanzia della salute di ogni singolo cittadino prevale sulla miope interpretazione di coloro che, basandosi su un errato concetto della concorrenza, equiparano la salute a un bene commerciale”.

Pubblicità sanitaria, la risposta di Andi all’Antitrust - Ultima modifica: 2019-04-05T10:00:20+00:00 da Pierluigi Altea
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