La Periodontal Medicine, o periomedicine, considera la parodontite una malattia sistemica, strettamente collegata a diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche, evidenziando come la salute orale influenzi il benessere generale. Dati storici, sperimentali ed epidemiologici hanno consolidato questo legame, mentre tecnologie avanzate e intelligenza artificiale aprono nuove possibilità per approcci terapeutici personalizzati e integrati. 

Negli ultimi quattro decenni, il riconoscimento del campo della Periodontal Medicine ha rappresentato uno dei più grandi cambiamenti di paradigma nel settore della parodontologia. La crescente quantità di studi scientifici sugli effetti sistemici della parodontite e sui percorsi fisiopatologici correlati ha dimostrato come la salute orale non possa più essere considerata separata dal resto dell’organismo.

Questo ha portato a comprendere la parodontite non solo come malattia del cavo orale, ma come vera e propria condizione medica, capace di influenzare numerosi sistemi e organi, con associazioni ormai consolidate con diabete, malattie cardiovascolari, artrite reumatoide e alcune neoplasie. Questo insieme di evidenze, pubblicate sia su riviste odontoiatriche sia mediche, ha progressivamente dissolto la storica separazione tra odontoiatria e medicina e ha consolidato una visione olistica della salute: prendersi cura della bocca significa prendersi cura dell’intero organismo.
Proprio da questa consapevolezza nasce la Periodontal Medicine, un ambito clinico e di ricerca dedicato a studiare le interconnessioni tra la malattia parodontale e le patologie sistemiche. Le sue radici risalgono alla fine del XIX secolo, quando Miller WD, nel celebre lavoro The Human Mouth as a Focus of Infection pubblicato su The Lancet nel 1891, ipotizzò per la prima volta che la bocca potesse rappresentare un focolaio di infezione per l’intero organismo.
Da allora, in oltre 130 anni di ricerca, la visione della bocca come parte integrante della salute sistemica si è progressivamente consolidata, fino a definire la Periodontal Medicine come disciplina strutturata e centrale nella pratica clinica moderna.

Un viaggio tra salute orale, rimedi e stili di vita

Dalla mirra all’asafetida: strategie antiche contro le malattie gengivali

Le tre civiltà più antiche – Sumeri, Babilonesi e Assiri – svilupparono pratiche mediche profondamente influenzate dalla religione.
Già intorno al 5000 a.C., un testo rivela che i Sumeri soffrivano di malattie parodontali e cercavano di curarle mediante l’igiene orale, combinando massaggi gengivali e l’uso di varie erbe medicinali. Le conoscenze sulla medicina babilonese e assira ci sono invece giunte principalmente dalle tavolette di argilla conservate nella grande biblioteca di Assurbanipal, re di Assiria.
Tra i rimedi descritti per la parodontite troviamo l’applicazione sui denti di miscele di mirra, asafetida, opoponax e trementina di pino, da strofinare fino a provocare sanguinamento per favorire la guarigione.
Questi reperti mostrano chiaramente che le prime civiltà non solo riconoscevano le malattie gengivali, ma sviluppavano strategie terapeutiche che combinavano pratiche igieniche e rimedi farmacologici, dimostrando una sorprendente consapevolezza della salute orale.

Parodontite nell’Italia preromana: il caso di Etruschi e Sanniti

Un recente studio condotto dall’Università di Pisa, in collaborazione con le Università di Zurigo e Basilea e pubblicato sul Journal of Proteomics, ha dimostrato che anche le popolazioni etrusche e sannite dell’Italia preromana soffrivano diffusamente di parodontite già tra il VII e il IV secolo a.C.
L’analisi di resti osteodentari appartenenti a 63 individui provenienti da sei necropoli, tra cui Volterra e Tarquinia, ha evidenziato segni di infiammazione parodontale in oltre il 20% della dentizione esaminata. Lo studio ha integrato l’osservazione paleopatologica con l’applicazione innovativa della paleoproteomica del tartaro dentario, che ha permesso di identificare proteine riconducibili a Porphyromonas gingivalis, il principale patogeno associato alla parodontite.
I risultati suggeriscono che la diffusione della malattia non fosse legata esclusivamente alla scarsa igiene orale, ma anche alle abitudini alimentari e alle differenze socioeconomiche.
Diete ricche di proteine animali o, al contrario, basate su carboidrati fermentabili consumati con elevata frequenza avrebbero infatti favorito squilibri del microbiota orale, contribuendo all’insorgenza di stati infiammatori cronici.

Il mistero delle gengive più sane nell’Inghilterra romana

Uno studio condotto dal King’s College di Londra ha analizzato oltre 300 crani romano-britannici provenienti dal cimitero di Poundbury, in Cornovaglia, rivelando un dato sorprendente: tra il 200 e il 400 d.C. la parodontite era molto meno diffusa rispetto all’Inghilterra moderna.
Solo il 5% dei resti analizzati presentava segni di malattia gengivale moderata o grave, contro circa il 15% della popolazione britannica contemporanea. Questo risultato ha sorpreso gli esperti, considerando che gli antichi abitanti non disponevano di spazzolini da denti né di cure odontoiatriche come quelle moderne.
La popolazione romano-britannica era geneticamente simile a quella odierna e non vi erano differenze significative nell’incidenza del diabete, principale fattore di rischio endogeno per la parodontite.
Ciò ha portato i ricercatori a individuare nel tabacco il principale fattore responsabile della maggiore diffusione della malattia oggi.
Gli antichi cittadini, infatti, non fumavano e questo spiega in parte la loro minore predisposizione alle malattie gengivali. Lo studio ha però confermato la presenza di altre problematiche orali: oltre il 50% dei crani mostrava carie estese e segni marcati di usura dentale, già presenti in giovane età.
Tali problemi erano legati a una dieta ricca di cereali interi e poco cotti, tipica di una comunità rurale e romanizzata nello stile di vita.
La scoperta evidenzia come le malattie gengivali non siano necessariamente legate a scarsa igiene, ma siano fortemente influenzate da fattori ambientali, in particolare dal fumo.
Inoltre, lo studio mette in luce un peggioramento della salute orale tra epoca romana e Inghilterra moderna, suggerendo che la riduzione del numero di fumatori potrebbe contribuire a diminuire la diffusione della parodontite.

Dal concetto di infezione focale alla medicina parodontale moderna

All’inizio del XX secolo la teoria dell’“infezione focale” considerava le malattie orali la causa di molte patologie sistemiche, arrivando a suggerire l’estrazione completa dei denti; nei decenni successivi questa visione cadde in disuso, fino a quando negli anni ’80-’90 si dimostrò che bocca e corpo sono strettamente interconnessi. Studi epidemiologici, microbiologici e immunologici, insieme all’uso della biostatistica, permisero di chiarire il ruolo della parodontite nella salute sistemica, incluso il legame con le malattie cardiovascolari.
Nel 1996 Steven Offenbacher introdusse il termine “medicina parodontale”, proponendo di considerare la parodontite tra le principali malattie croniche non trasmissibili. Il simposio di Chapel Hill del 1997 consolidò queste evidenze, mostrando associazioni con diabete, aterogenesi, disfunzioni renali, complicanze in gravidanza, infezioni respiratorie e osteoporosi. Studi successivi ampliarono le connessioni anche a cancro, obesità, sindrome metabolica, artrite reumatoide, deficit cognitivi, prostatite e disfunzione erettile, delineando un quadro sempre più completo. Infine, nel 2016 furono identificate 57 condizioni sistemiche potenzialmente legate alla parodontite, confermando quanto la salute orale sia fondamentale per il benessere generale.

Periomedicine

 

La periomedicine come modello di cura integrata

Approcci sperimentali avanzati, studi su modelli animali e analisi a livello delle singole cellule hanno oggi notevolmente ampliato la comprensione dei processi attraverso cui la parodontite può influenzare altre patologie sistemiche. Sono infatti almeno sei i principali meccanismi che sembrano spiegare come la parodontite possa impattare su organi e sistemi distanti. Tra questi, la migrazione di microrganismi orali dalle lesioni parodontali verso altri tessuti tramite sangue, vie respiratorie o gastro-intestinali è ormai documentata con precisione.
In pazienti con patologie intestinali o cancro colorettale sono stati infatti rilevati migliaia di geni batterici provenienti dalla bocca, confermando la traslocazione microbica sistemica. Sperimentazioni controllate nell’uomo hanno poi dimostrato come un’infiammazione gengivale localizzata possa indurre un aumento dell’attività dei neutrofili nel sangue e come, parallelamente, la terapia parodontale si associ a una riduzione dei principali biomarcatori dell’infiammazione sistemica.
Altri percorsi patogenetici coinvolgono invece alterazioni della produzione dei precursori ematici e lo sviluppo di risposte autoimmuni, indicando disfunzioni immunitarie specifiche nei pazienti parodontali. Infine, sul piano clinico, la perdita dentale può compromettere la masticazione e determinare cambiamenti dietetici e nutrizionali che aumentano a loro volta il rischio di malnutrizione.
Non sorprende, dunque, che la parodontite si inserisca in schemi di multimorbidità più ampi: chi soffre di parodontite mostra una maggiore probabilità di sviluppare ulteriori patologie sistemiche rispetto a chi non ne è affetto.

Storia, numeri e prospettive cliniche: l’esperienza italiana

In Italia, una importante tappa del percorso della periomedicine si è realizzata diciassette anni fa, quando alcune iniziative di informazione scientifica hanno portato all’attenzione il legame tra salute orale e salute generale.
Durante questo processo, promosso dalla Società Italiana di Parodontologia, è stato lanciato il Progetto Periomedicine (2008-2009), che ha contribuito a diffondere il concetto di una stretta correlazione tra parodontite e patologie sistemiche di grande impatto sociale, come le malattie cardiovascolari e il diabete. Già allora, i dati epidemiologici evidenziavano la rilevanza del problema: oltre 8 milioni di italiani risultavano affetti da parodontite, mentre le malattie cardiovascolari interessavano circa 3,5 milioni di persone e il diabete oltre 2,6 milioni. A questi numeri si aggiungeva la sindrome metabolica, stimata in almeno 10 milioni di cittadini, delineando uno scenario in cui le patologie infiammatorie croniche risultavano largamente diffuse e spesso coesistenti.
Le evidenze scientifiche hanno suggerito che le malattie parodontali potessero contribuire a condizioni sistemiche sia attraverso meccanismi diretti, come la diffusione ematica di batteri patogeni, sia attraverso meccanismi indiretti legati all’infiammazione sistemica cronica. Un ulteriore elemento di forza di questo nuovo approccio è stata l’identificazione di fattori di rischio comuni, quali fumo, scorretta alimentazione, sedentarietà e scarsa igiene orale, oltre alla predisposizione genetica.
Su queste basi, tra il 2010 e il 2011, è stato avviato un ampio progetto di divulgazione sugli stili di vita, che ha coinvolto decine di migliaia di professionisti sanitari e numerosi incontri formativi distribuiti su tutto il territorio nazionale. Questo percorso ha segnato l’inizio di un cambiamento culturale, favorendo una visione integrata della salute e ponendo le fondamenta della periomedicine in Italia.
Negli ultimi anni poi questo percorso ha conosciuto un’accelerazione significativa, passando progressivamente dalla divulgazione scientifica all’applicazione clinica concreta dei suoi principi. Ne è un esempio emblematico la recente apertura al Policlinico Gemelli di Roma di un ambulatorio di periomedicine, interamente dedicato alla gestione della malattia parodontale secondo una visione integrata della salute.
Questa iniziativa rappresenta un passaggio chiave: la parodontite non viene più considerata esclusivamente una patologia del cavo orale, ma una condizione cronica capace di influenzare in modo sostanziale l’equilibrio sistemico dell’organismo.
La rilevanza clinica di questo approccio è supportata da dati epidemiologici solidi: la parodontite interessa circa un adulto su due nella popolazione italiana, mentre le forme gravi colpiscono circa il 10% dei soggetti, con un impatto significativo sulla qualità della vita e sulla spesa sanitaria. L’ambulatorio di periomedicine si colloca quindi come punto di incontro tra odontoiatria e medicina, proponendo un modello di presa in carico globale del paziente.
L’integrazione di terapie convenzionali con approcci più avanzati, orientati anche alla rigenerazione dei tessuti parodontali, riflette il superamento di una visione puramente sintomatica della malattia. Particolare importanza assume l’utilizzo di strumenti diagnostici innovativi, come il profiling del microbiota orale, che consente una valutazione più precisa del rischio, una diagnosi più circostanziata e un monitoraggio più efficace della risposta terapeutica.
Questo modello operativo rafforza il concetto che il trattamento della parodontite possa contribuire non solo alla conservazione dei denti, ma anche al miglioramento degli esiti clinici di alcune malattie croniche sistemiche.
In tale prospettiva, la cura parodontale tende a diventare parte integrante della gestione complessiva del paziente, soprattutto nei soggetti affetti da diabete, patologie cardiovascolari e nelle donne in gravidanza.
La recente apertura di un ambulatorio dedicato esclusivamente alla periomedicine rappresenta dunque un segnale concreto di maturazione culturale e scientifica: ciò che circa diciassette anni fa era soprattutto un ambito di ricerca e sensibilizzazione è oggi una realtà clinica strutturata, capace di tradurre le evidenze scientifiche in pratica quotidiana.

Predizione, prevenzione e personalizzazione: il futuro della parodontologia

L’avanzamento tecnologico sta ridisegnando profondamente la medicina, con l’intelligenza artificiale (AI) che emerge come strumento centrale per l’analisi dei dati e la predizione dei rischi sanitari. Modelli di machine learning e sistemi di linguaggio avanzati consentono oggi di prevedere con grande precisione l’insorgenza di numerose malattie e, in campo odontoiatrico, di stimare l’evoluzione della parodontite, la stabilità parodontale da radiografie e la risposta individuale ai trattamenti. Questi strumenti aprono nuove prospettive per una diagnosi precoce, terapie più mirate e miglioramento complessivo degli esiti clinici. In prospettiva, si delinea il concetto di Precision Periodontal Medicine, un approccio personalizzato che integra valutazioni sistemiche e cure specifiche per ciascun paziente.
In futuro, l’uso di dispositivi indossabili potrebbe ampliare ulteriormente questa strategia, monitorando quotidianamente igiene orale, dieta, parametri metabolici e livelli di infiammazione, favorendo così tempestivi interventi preventivi. Parallelamente, grandi database e biobanche internazionali potrebbero raccogliere informazioni su milioni di pazienti, permettendo lo sviluppo di modelli predittivi sofisticati e piani di prevenzione e terapia su misura.
Tuttavia, questo approccio innovativo comporta sfide significative: la protezione dei dati, l’equità nell’accesso alle cure, l’aggiornamento dei percorsi formativi per medici e odontoiatri e la sensibilizzazione dei pazienti restano elementi fondamentali. Inoltre, le politiche di sanità pubblica dovranno riconoscere l’importanza della salute orale nel contesto della salute generale.

In conclusione, la combinazione tra conoscenze scientifiche consolidate e strumenti innovativi potrebbe accelerare l’arrivo di un nuovo paradigma clinico.
Dopo l’epoca della dottrina dell’infezione focale e quella della separazione tra bocca e corpo, la medicina parodontale è destinata a evolvere verso un modello integrato, in cui odontoiatria e medicina convergono per una gestione globale del paziente.

 

Take home message
  • La parodontite è una malattia infiammatoria cronica sistemica, strettamente interconnessa con diabete, malattie cardiovascolari e altre condizioni croniche.
  • Le evidenze storiche, biologiche ed epidemiologiche dimostrano da oltre un secolo che la salute orale è parte integrante della salute generale.
  • Il fumo, insieme a dieta e sedentarietà, rappresenta uno dei principali determinanti modificabili del rischio di parodontite e delle sue complicanze sistemiche.
  • La periomedicine propone un modello di cura integrato, in cui il trattamento parodontale può migliorare anche gli esiti di malattie sistemiche.
  • Intelligenza artificiale e medicina di precisione stanno aprendo la strada a una Periodontal Medicine predittiva, preventiva e personalizzata.

 

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Periomedicine: il lungo percorso dalle cure antiche ai modelli predittivi - Ultima modifica: 2026-06-22T09:18:26+02:00 da Paola Brambilla
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