Per la salute orale più probiotici e meno antibatterici

Luca Viganò, presidente AIRO

È il consiglio di Luca Viganò, odontoiatra, fondatore e presidente dell’Accademia Italiana di Ricerca Orale (AIRO), che sull’uso smodato degli antibatterici, spinti da una cultura che ha male interpretato il concetto di igiene orale, nonché dalla pubblicità, lancia un allarme: «Proprio com’è successo con gli antibiotici, il cui uso improprio ha causato il fenomeno dell’antibioticoresistenza, con gravi conseguenze per la salute dei pazienti», spiega Viganò, «così l’abuso dei collutori antibatterici per il cavo orale, a cui stiamo assistendo, sta portando a un fenomeno analogo che colpisce molti pazienti odontoiatrici: l’alterazione dell’equilibrio microbico del cavo orale, con gravi conseguenze per la salute della bocca e non solo. Il nostro organismo, infatti, è abitato da una grande quantità di microbi, alcuni nemici, ma altri nostri alleati: due diverse fazioni che dobbiamo cercare di mantenere in equilibrio all’interno dell’organismo per preservare la salute del nostro corpo, proprio a partire dalla bocca».

Le ricerche nell’ambito della biologia, ricorda Viganò, hanno evidenziato il ruolo dei microrganismi nell’uomo, ma anche il peso che i microbi assumono nella biologia umana, dando vita al termine “olobionte” che rimanda all’idea di un superorganismo formato dall’uomo e dall’insieme dei microrganismi che vivono dentro e sopra di noi e che in un uomo, di corporatura media, complessivamente pesano, questa volta nel vero senso della parola, circa 2 chilogrammi e mezzo.

«La bocca, insieme con un altro breve distretto intestinale», spiega Viganò, «è la sede principale della colonizzazione microbica, il luogo dove deve essere preservato l’equilibrio, cioè la simbiosi tra il nostro corpo e i microbi che lo abitano. Se un uso smodato di antibatterici può in alcune circostanze minare questo equilibrio, l’uso dei probiotici, “organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”, così li ha definiti l’Organizzazione mondiale della Sanità, possono fornire immunità locale e protezione dei tessuti molli da molti agenti patogeni. I probiotici possono influenzare anche l’adesione degli agenti patogeni e le cellule ospite, grazie all’esclusione della competizione, inoltre conducono le cellule ospitanti a secernere delle citochine antinfiammatorie che riducono l’infiammazione alla superficie del tessuto, appunto. In sintesi, grazie alla loro azione antimicrobica, inibiscono la crescita degli agenti patogeni; mediante i metaboliti, come l’acido lattico, inibiscono la crescita di alcuni agenti patogeni sensibili alla variazione del pH; infine, possono legarsi alle tossine rilasciate dagli agenti patogeni, neutralizzandole».

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Tuttavia, fa notare il presidente dell’Accademia Italiana di Ricerca Orale, i probiotici non sono tutti uguali. «Tra quelli in commercio», spiega, «ci sono gli integratori alimentari, ma anche i probiotici registrati come farmaci che hanno una stabilità diversa e che non tutti conoscono». Secondo Viganò, il rispetto della flora batterica del cavo orale è di fondamentale importanza per la salute del paziente, ma anche per il successo delle terapie odontoiatriche. «Conoscere gli agenti patogeni con cui si avrà a che fare prima di operare un paziente», conclude Viganò, «può essere di grande aiuto, quanto conoscere i metodi per ridurre l’aggressività di questi agenti, come la fotodinamica e l’ozonoterapia, sempre con l’obiettivo di ricercare l’equilibrio del sistema, che equivale alla salute del paziente».

 

Per la salute orale più probiotici e meno antibatterici - Ultima modifica: 2018-01-15T12:27:29+00:00 da redazione

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