Misure di riduzione dell’aerosol durante le procedure odontoiatriche: indicazioni evidence-based

DM_il dentista moderno_aerosol

Odontoiatri, igienisti dentali e professionisti del dentale in generale rappresentano una delle categorie professionali fra le più a rischio di infezione da Covid-19. Come ormai universalmente noto, la patologia rappresenta un’infezione virale di tipo airborne, cioè a trasmissione aerea, mediata da goccioline di dimensione variabile. Il rischio superiore è dettato dal fatto che, in primis, per condurre una visita o un trattamento odontostomatologico, sia necessario far rimuovere al paziente la mascherina oronasale, e che, in più, la maggior parte delle procedure odontoiatriche preveda la produzione e liberazione di grandi quantità di aerosol. Fonti di aerosol sono il semplice utilizzo della siringa aria/acqua, l’ablazione del tartaro con apparecchi ultrasonici e l’impiego di manipoli ad alta velocità nella preparazione di cavità e monconi, in endodonzia o in chirurgia orale.

La ripresa dell’attività di routine, dopo i mesi del lockdown, e in attesa della campagna vaccinale, ha visto un potenziamento ad hoc di protocolli, in verità, da sempre in uso.

Già nel 1995, Miller rilevava come gli aerosol prodotti in corso di procedure odontoiatriche siano in grado di spargersi per un raggio di 2 m.

I protocolli attuali hanno visto la definizione di standard per quanto riguarda flussi di lavoro, disinfezione degli ambienti, dispositivi di protezione individuali (mascherine FFP2, visiere, camici monouso). Forse più incostante è stato l’intervento all’origine, quindi la riduzione della sintesi di aerosol. Le opzioni, in questo senso, sono varie, anche se non tutte si propongono come alternative perfette alla tecnica standard: scaling manuale, tecniche di restauro atraumatiche o rimozione chemiochimica della carie. Altre, al contrario, già da molto prima dell’emergenza epidemiologica, erano manovre consigliate, se non obbligate: si pensi, a somministrazione di risciacqui orali pre-procedura, isolamento del campo tramite diga di gomma e aspirazione ad alti volumi.

A questo proposito, un gruppo di lavoro ha condotto una revisione sistematica della letteratura, al fine di aggiornare l’evidenza, definendo quali di queste misure siano fattivamente in grado di ridurre il rischio di trasmissione infettiva tramite aerosol.

I risultati, pubblicati su Acta Odontologica Scandinavica, fanno riferimento a una ricerca aggiornata alla metà dello scorso anno, condotta sulle banche dati PubMed, EBSCO, Cochrane Library e Web of Science. Complessivamente, a partire da un pool di 156 record, stati selezionati lavori 87 potenzialmente idonei, che incrociavano la formazione di bioaerosol con l’utilizzo di aspirazione ad alti flussi (42), la somministrazione di collutorio prima dell’intervento (36) e l’utilizzo della diga in gomma (9). Di questi, ne sono stati selezionati, rispettivamente, 6, 7 e 4, per un totale, quindi, di 17 studi.

I risultati attestano la necessità di impiego, possibilmente combinato, delle 3 metodiche e, per quanto nessuna sia in grado di assicurare una copertura globale, attestano in particolare l’efficacia dell’aspirazione ad alti flussi.

Riferimenti bibliografici a proposito dell'aerosol

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33307917/

 

Misure di riduzione dell’aerosol durante le procedure odontoiatriche: indicazioni evidence-based - Ultima modifica: 2021-01-15T06:52:41+00:00 da redazione

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