Un‘ultima roccaforte: questa è quasi l’impressione che si ha leggendo quanto la Corte d’Appello di Bari ha sentenziato in riforma di una sentenza emessa da un Giudice del Lavoro dello stesso distretto, riguardando - il caso - una segretaria/collaboratrice/assistente in forza per anni presso uno studio odontoiatrico e totalmente priva di un qualsivoglia contratto di lavoro. Sorrido pensando che situazioni, quale quella oggetto di questa decisione, un tempo così abituali e moralmente perfino accettate, oggi non siano più così frequenti, lasciando solo a difendere (fortunatamente con scarsi risultati) questo ultimo baluardo di illegalità chi, imperterrito, prosegue in questo illegittimo comportamento.

Il caso

A.M.R. lavora da un dentista. Le piace indossare il camice, le piace avere a che fare con le persone, prende appuntamenti, accoglie i pazienti, ascolta i loro malesseri mentre li fa accomodare sulla poltrona, sistema loro il bavaglino in attesa del dottore e sta lì, accanto a loro, per rasserenarli e per passare i ferri che il “capo” le chiede. Poi fa preventivi, riceve acconti, disinfetta, pulisce… insomma, accudisce lo studio con fare amorevole, è il suo lavoro e lo vuole fare al meglio, in modo che tutti siano soddisfatti.
Poi il licenziamento. In tronco. Prima l’incredulità, poi la rabbia. E poi la decisione di portare il dentista in Tribunale per vedere tutelati i suoi diritti che, euro più euro meno, quantifica in quasi 162 mila euro.

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L’ultimo baluardo - Ultima modifica: 2021-06-17T13:00:17+00:00 da monicarecagni

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