La profilassi antibiotica riduce il rischio di fallimento implantare?

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Gli impianti dentali, quando condotti secondo criteri che sono oramai ben codificati, vengono a ragione considerati una delle terapie in assoluto più predicibili non solo in ambito odontoiatrico, ma della chirurgia protesica in generale. Nonostante tali vantaggi, è assolutamente accettabile il fatto che, in alcuni casi, un impianto possa andare incontro a complicanze, anche a breve termine. Quella implantare, del resto, è una chirurgia a lembo o, quantomeno, che prevede l’esposizione del tessuto osseo mascellare/mandibolare e, per questo, deve essere necessariamente condotta secondo rigorosi criteri di asepsi. Al fine di scongiurare i rischi dettati dalla contaminazione batterica del sito implantare, diversi protocolli prevedono la somministrazione di una profilassi antibiotica in previsione dell’intervento chirurgico.

Diversi autori, constatando la variabilità dei protocolli disponibili riguardo l’indicazione agli antibiotici ha, conseguentemente, denunciato il rischio di una tendenza all’abuso di questi farmaci. Il rapporto rischi/benefici, al momento, sarebbe in sostanziale equilibrio, come evidenziato da un numero di trial controllati contraddittori e, addirittura, dalla revisione sistematica Cochrane di Esposito del 2003, che non ha potuto raccomandare né scoraggiare l'uso degli antibiotici sistemici nella profilassi delle complicanze della chirurgia implantare. La più recente (2019) metanalisi di Khouly, la quale considerato diversi regimi farmacologici, ha concluso per la non indicazione alla profilassi antibiotica nel paziente implantare sano.

Profilassi antibiotica: riduce i rischi di complicanze post-operatorie negli interventi implantari?

Un ulteriore aggiornamento deriva dall’ulteriore revisione sistematica, condotta da Jain e recentemente pubblicata su Oral and Maxillofacial Surgery. Nello specifico, l’obiettivo è stato quello di fornire un’indicazione definitiva riguardo all’efficacia dell’antibiotico nel ridurre le complicanze implantari.

La ricerca ha interessato le banche dati Medline, Google Scholar, Scopus e Cochrane, aggiornate a metà luglio 2019. Sono stati inclusi tutti i trial clinici randomizzati atti a comparare la somministrazione di profilassi antibiotica con la mancata somministrazione (o la somministrazione di un placebo). L’outcome primario valutato è il fallimento implantare, definito come la presenza di mobilità dopo un minimo di 3 mesi dall’inserimento.

La revisione, partendo da un pool di più di 8500 abstract, ha selezionato 16 lavori da valutare e, infine, incluso 5 di questi nella metanalisi. I risultati, effettivamente, attestano la presenza di un numero significativamente inferiore di fallimenti implantari nei pazienti sottoposti a profilassi antibiotica. Questa evidenza soffre ancora di fattori confondenti e richiede, pertanto, la conferma da parte di un trial clinico randomizzato su larga scala. In ragione di quanto già stabilito da Khouly, inoltre, la somministrazione di un antibiotico deve essere soppesata sulla base della salute generale dell’individuo. I protocolli futuri, pertanto, dovranno concentrarsi maggiormente sui pazienti fragili o sulle chirurgie implantari più complesse.

La profilassi antibiotica riduce il rischio di fallimento implantare? - Ultima modifica: 2020-11-19T06:22:14+00:00 da redazione

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