La chirurgia guidata flapless può complicare la gestione dei tessuti molli?

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Negli ultimi anni sono stati compiuti importanti sviluppi nell'ambito della riabilitazione implanto-protesica: si potrebbe meglio dire in diversi ambiti della riabilitazione implanto-protesica. In questo senso può essere lecito domandarsi se due diverse innovazioni siano necessariamente compatibili o se, per contro, possano andare a ostacolarsi vicendevolmente.

Si consideri, ad esempio, la chirurgia guidata flapless, che prevede cioè la pianificazione dell'inserimento delle fixture implantari in posizione protesicamente guidata, da realizzarsi tramite il posizionamento di dime chirurgiche dotate di boccole, dalle quali prima si rimuove il punch di tessuti molli, per poi procedere con il drilling. Ci si può domandare se questa metodica si approcci con un altro dogma dell'implantologia moderna, ovvero il sostegno della riabilitazione protesica tramite la gestione dei tessuti molli e, in particolare, della quota di mucosa cheratinizzata. Un protocollo chirurgico come quello precedentemente esemplificato, infatti, comporta necessariamente il sacrificio di una parte di tessuti molli (il punch appunto).

È quanto si è recentemente proposto di indagare un interessante lavoro scientifico, condotto presso la Virginia Commonwealth University di Richmond e pubblicato sul Journal of Oral and Maxillofacial Surgery.

Approccio flapless: risultati

Lo studio consiste in un'analisi retrospettiva caso-controllo su un totale di 54 impianti (equamente divisi tra arcata superiore e inferiore) il cui posizionamento è stato pianificato con lo stesso software e condotto esclusivamente con dime chirurgiche a sostegno dentale.

Tramite la sovrapposizione tra le scansioni intraorali è le ricostruzioni TC cone beam è stato possibile misurare lo spessore della mucosa cheratinizzata, sul lato vestibolare a livello di entrambe le arcate e anche lingualmente in quella inferiore.

I risultati non attestano differenze di spessore statisticamente significate a livello della mascella superiore anteriore (4.06 1.42 mm) e posteriore (4.93 2.54 mm). L'aspetto vestibolare del mascellare superiore risulta significativamente superiore a quello medio della controparte mandibolare posteriore, oltre che sul versante linguale della mandibola inferiore.

Più del 77% dei siti implantari a livello dell'arcata superiore presenta una quota di gengiva cheratinizzata superiore ai 3 mm, mentre solo il 20% dei siti mandibolare offre le stesse garanzie. Da una parte, lo studio attesta come a livello del mascellare superiore la chirurgia guidata flapless risulti nella maggior parte dei casi attuabile. Dall'altra, conferma la possibilità che possa interferire con la gestione dei tessuti molli in alcune zone perimplantari, soprattutto a livello dell'arcata inferiore. Allo stesso tempo, evidenzia come la complicanza sia in molti casi riconducibile alla valutazione preoperatoria, in cui substrati già inadeguati in termini di mucosa cheratinizzata vengono ugualmente indirizzati alla metodica flapless. In molti casi è perciò possibile prevenire il problema già in fase di pianificazione dell'intervento. Si ricordi in tal senso che la chirurgia flapless rappresenta un sottoinsieme della chirurgia guidata, che può infatti essere condotta dopo allestimento di un lembo, previa valutazione analoga a quella effettuata nel corso dello studio qui considerato. Pertanto nulla vieta di posizionare gli impianti tramite dima e, allo stesso tempo, intervenire al meglio su tessuti molli giudicati insufficienti. Questa opzione viene indicata come preferibile soprattutto a livello mandibolare.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30102877

https://www-sciencedirect-com.pros.lib.unimi.it:2050/science/article/pii/S0278239118307687?via%3Dihub

La chirurgia guidata flapless può complicare la gestione dei tessuti molli? - Ultima modifica: 2019-04-13T07:11:45+00:00 da redazione
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