Implantologia postestrattiva con sostituto osseo: indicazioni evidence-based

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L’implantologia postestrattiva si è ampiamente affermata negli ultimi anni, allo scopo di intervenire all’interno di quel naturale processo di rimodellamento osseo attivato dall’estrazione. Dopo appunto l’estrazione, da condurre rigorosamente con tecnica atraumatica, l’inserimento dell’impianto: se la procedura è condotta correttamente, è garantito, secondo la letteratura, un success rate approssimativo del 95%.

La differenza di diametro tra l’alveolo postestrattivo e l’impianto inserito determina la formazione, sul versante vestibolare, di un gap. Gli studi suggeriscono come l’inserimento, in questa sede, di un sostituto osseo favorisca il mantenimento di volume dell'alveolo, riducendo al minimo il rimodellamento osseo e supportando la deposizione de novo.

I sostituti ossei si dividono tra autotrapianto, allotrapianto, xenotrapianto e materiale alloplastico, ciascuno dei quali presenta pregi e difetti, influenzando variabilmente i cambiamenti dimensionali dell'alveolo, la quota di osso vitale rigenerato e quella di tessuto connettivo del sito.

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Gli studi che hanno valutato tali aspetti, spesso, soffrono di eterogeneità di campione e mostrano risultati contrastanti tra loro.

Al fine di fornire uno sguardo di insieme, Zaki e colleghi hanno condotto una revisione sistematica, i cui obiettivi consistevano nel definire gli eventuali vantaggi del sostituto osseo rispetto al non posizionamento dello stesso e nel confrontare i diversi materiali indagati a livello di letteratura.

I revisori hanno sondato le banche dati MEDLINE, EMBASE, CENTRAL e Google Scholar, aggiornate a settembre 2020. L’articolo è da poco stato pubblicato su Clinical Implant Dentistry.

Sono stati screenati quasi 20mila record, a riprova del fondamento dell’evidenza sulla tecnica. Da questa base, gli autori hanno valutato integralmente 85 studi, includendone 20 trial clinici randomizzati, per un totale di 848 pazienti e 916 siti implantari. L’evidenza è stata valutata qualitativamente valida, eccezion fatta per gli outcome del fallimento implantare, che non ha mostrato differenze significative, e del riassorbimento osseo verticale interprossimale. L’aggiunta del sostituto osseo ha mostrato di ridurre, invece, il riassorbimento osseo orizzontale e di migliorare lo score estetico. D’altra parte, ha mostrato di esporre il paziente a un tasso più elevato di complicanze. La ridotta numerosità degli studi comparativi, infine, ha impedito di effettuare pooled analysis.

In conclusione, la revisione ha il pregio di essere la prima ad aver considerato, a proposito della tematica in esame, esclusivamente studi clinici randomizzati. Ha rilevato un importante vantaggio e, per quanto riguarda il dato negativo emerso, gli autori aggiungono che si tratta, nella maggior parte dei casi, di complicanze minori.

Per il futuro, sarà importante concentrarsi nella valutazione dei singoli materiali, di modo da poter definire il sostituto osseo più indicato per l’implantologia postestrattiva.

Riferimenti bibliografici a proposito di implantologia postestrattiva

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34118175/

Implantologia postestrattiva con sostituto osseo: indicazioni evidence-based - Ultima modifica: 2021-07-02T06:17:39+00:00 da redazione

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