Impatto dell’ottavo erotto sulla salute parodontale del secondo molare

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Diversi lavori scientifici pubblicati nel precedente decennio hanno portato attenzione al possibile impatto della presenza del terzo molare sulla salute parodontale dell’elemento adiacente. Solitamente vi è la convinzione che sia principalmente il terzo molare incluso, soprattutto se sintomatico, a rappresentare un fattore di rischio, ad esempio dal punto di vista parodontale, per il molare posto prossimalmente. Alcuni lavori scientifici recenti, invece, hanno rilevato anche il possibile rischio determinato da elementi erotti e asintomatici. Per esempio, l’autorevole studio di Nunn (2013), forte di un follow-up di 25 anni su un campione di più 400 pazienti, ha rilevato una frequenza quasi doppia di tasche superiori ai 4 mm a livello dei secondi molari, in presenza degli ottavi.

Partendo da queste nuove evidenze, il gruppo di lavoro di Sun si è proposto di indagare, in uno studio recentemente pubblicato su Oral Diseases, l’impatto parodontale sui secondi molari dell’asportazione degli ottavi erotti.

Lo studio ha valutato 457 pazienti, dei quali sono stati valutati tutti i quadranti, per un totale, quindi, di 1828. Di questi, ne sono stati esclusi 527, soprattutto a livello dei quadranti inferiori, principalmente per l’inclusione o per la prematura (prima dei 6 mesi) perdita del terzo molare. Il confronto è stato condotto secondo un modello cross-sectional e ha valutato le condizioni parodontali dei secondi molari nei quadranti in cui permanevano i terzi e di quelli in cui essi erano stati rimossi da più di 6 mesi. Sono stati considerati anche i casi di agenesia congenita.

Nei pazienti trattati chirurgicamente da più di 6 mesi, la profondità di sondaggio media è risultata inferiore di 0.27 mm rispetto a quella del gruppo dei pazienti che hanno mantenuto l’elemento. Per quanto apparentemente minimale, tale differenza è stata valutata significativa. Sempre nel gruppo dei trattati, è stata osservata una diminuzione di 0.38 volte del rischio di rilevazione di almeno un sondaggio pari o superiore ai 5 mm, oltre che del rischio di sanguinamento al sondaggio (di 0.54 volte; questa differenza non è risultata invece significativa.

Lo studio è stato completato con un case series di 28 pazienti (41 quadranti) seguiti per altri 6 mesi. L’ideale, secondo gli autori, sarebbe stato impostare dei casi split-mouth, con il paziente che manteneva l’ottavo da un lato e andava incontro a estrazione controlateralmente: solo 4 pazienti, troppo pochi, hanno, tuttavia, potevano essere inclusi in un’indagine di questo tipo.

In generale, la profondità di sondaggio del secondo molare ha beneficiato dell’estrazione del terzo, soprattutto nei casi meno grave. Solo il 37.5% delle tasche profonde almeno 5 mm, invece, sono rientrate sotto soglia.

Questi dati preliminari sono comunque interessanti, in quanto, da una parte, confermano ulteriormente il terzo molare come fattore di rischio parodontale, dall’altra, documentano dei miglioramenti a seguito dell’estrazione degli stessi.

Serviranno ulteriori studi per fornire indicazioni pratiche, utili al decision making in ambito clinico.

Citazione:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32104948/

Impatto dell’ottavo erotto sulla salute parodontale del secondo molare - Ultima modifica: 2020-07-21T07:09:29+00:00 da redazione

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