La gestione della carie dentale è cambiata drasticamente negli ultimi anni, evolvendosi dal tradizionale concetto di trattamento e improntandosi sempre più alla prevenzione e al restauro minimamente invasivo. Un trattamento alternativo, non invasivo, è quello valutato in alcuni su esperimenti, condotti da Robinson e colleghi, sull’infiltrazione della lesione cariosa con un materiale resinoso. Questo concetto è stato modificato e sviluppato commercialmente in Germania per la gestione delle lesioni non cavitate; le porosità di una lesione dello smalto vengono dunque infiltrate secondo questo protocollo con una resina a bassa viscosità.
a cura di Davide Battaglia
Infiltrazione resinosa in lesioni cariose non cavitate: una revisione sistematica
Resin infiltration of non-cavitated caries lesions: a systematic review.
Doméjean S, Ducamp R, Léger S, Holmgren C. Med Princ Pract 2015; 24: 216–221.
Scopo di questa revisione è stato valutare le evidenze presenti in studi eseguiti in vivo sull’efficacia dell’infiltrazione di materiale resinoso(RI) in lesioni cariose non cavitate.
Diversi approcci sono stati proposti come trattamento non invasivo di lesioni cariose non cavitate, note anche come carie iniziali dello smalto, caratterizzate dai primi segni di demineralizzazione con presenza di lesione senza macroscopica perdita di sostanza. A differenza di quanto avviene con la normale procedura che conduce all’otturazione, il potenziale di inibizione della carie promosso dall’RI dipende dall’occlusione delle porosità prodotte all’interno della lesione. Altre indicazioni per l’utilizzo di questa tecnica sono la presenza di porosità del tessuto dentale, come avviene nell’amelogenesi imperfetta o nelle ipomineralizzazioni dello smalto, nelle fluorosi e nelle white spot.
Scopo di questa revisione è stato valutare le evidenze scientifiche in vivo riguardo alla capacità di RI di arrestare carie non cavitate, in lesioni sia delle superfici occlusali sia di quelle prossimali. Con questa finalità è stata eseguita una ricerca in PubMed che comprendesse studi randomizzati controllati che avessero valutato l’effetto in vivo di RI versus placebo o altro tipo di trattamento preventivo sulla progressione di lesioni cariose. Scelte le parole chiave adatte allo scopo, sono stati selezionati 14 articoli identificati con queste parole, ma solo 4 sono stati inclusi nella revisione.
Tutti gli studi hanno utilizzato un disegno split-mouth, una scelta di trattamento randomizzata, una valutazione dei risultati in cieco e la presenza di un gruppo controllo.
Uno di questi studi è stato condotto su 48 bambini ad alto rischio di carie, mentre gli altri 3 (con un campione di 22, 22 e 39 soggetti) su pazienti a basso rischio, adolescenti e adulti. Tutti gli studi inclusi hanno mostrato differenze significative nella progressione della patologia cariosa tra i gruppi test e controllo/placebo, indicando che RI può essere in grado di inibire la progressione delle lesioni.
Questa revisione sistematica dunque ha rivelato come l’uso di RI sia in grado di arrestare la progressione della patologia cariosa non cavitata, rappresentando un approccio non invasivo dalle prospettive incoraggianti e una freccia aggiuntiva all’arco del clinico che si occupa di conservativa. Nonostante l’alta qualità degli studi clinici proposti, è tuttavia necessario la valutazionedi studi a lungo termine per confermare l’efficacia di RI come protocollo in grado di fungere da trattamento della patologia e di prevenire le recidive.
Nonostante il numero ridotto di articoli, la review mostra come l’utilizzo di infiltrazioni resinose in patologie cariose non cavitate possa rappresentare un campo da indagare a fondo per offrire ai pazienti un trattamento sempre più minimamente invasivo.
Ruvidità della superficie di elementi dentari umani con lesioni cariose dello smalto in fase iniziale dopo infiltrazione resinosa
Surface roughness of initial enamel caries lesions in human teeth after resin infiltration.
Arnold WH, Meyer AK, Naumova EA. The Open Dentistry Journal 2016; 10: 505-515.
Questo studio ha valutato in vitro l’effetto a breve e lungo termine dello stress termico sulla rugosità della superficie di lesioni cariose in stato iniziale trattate con RI.
Dall’invenzione delle resine a bassa viscosità, il loro utilizzo per l’infiltrazione delle carie in stato iniziale (classificate con codice 1 e 2 secondo l’International caries detection and assessment system) è divenuto un trattamento minimamente invasivo sempre più diffuso.
Diversi studi hanno mostrato come le lesioni ICDAS 1 e 2 infiltrate con resina siano arrestate grazie a questo processo e come venga impedita la progressione della patologia.
Queste lesioni sono caratterizzate da una superficie dentale pseudo-intatta e da uno strato di demineralizzazione: un tipo di substrato tissutale che permette l’infiltrazione del materiale resinoso.
Prima di tutto lo smalto deve essere condizionato con acido cloridrico al 15%, che produce una modesta distruzione della superficie a una profondità compresa tra 35 e 50 μm e un irruvidimento dello smalto stesso, creando la lacuna da riempire con la resina.
La profondità di infiltrazione della resina dipende dallo stato di attività della lesione e dal pretrattamento eseguito. Resta però ancora argomento di dibattito se venga riempita o meno l’intera lacuna formata dall’acido.
Ci si interroga inoltre se un trattamento di questo tipo possa portare ad avere una superficie ruvida, maggiormente ritentiva di placca e con conseguente aumentato rischio di carie secondaria.
Va aggiunto poi che le superfici non completamente lisce sono soggette all’accumulo di pigmenti di caffè, tè, o altri cibi e bevande responsabili di discromie. A oggi non esistono ampi studi sugli outcome a lungo termine delle infiltrazioni di resina, a eccezione di uno studio in vivo con 3 anni di follow up e di una revisione sistematica molto recente.
Per questo motivo questo studio ha selezionato 28 premolari estratti con lesioni non cavitate in fase iniziale, divisi in due gruppi, uno infiltrato con resina e l’altro non sottoposto a trattamento.
Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a due processi di termociclaggio ed è stata valutata la ruvidità della superficie sulla quale è stata condotta una valutazione statistica; i campioni trattati sono anche stati osservati al SEM. I risultati hanno mostrato una riduzione nella ruvidità di superficie, significativa dopo 2500 termocicli dei campioni trattatati, rispetto ai campioni non sottoposti a infiltrazione.
Anche al SEM è stato possibile osservare una superficie apparentemente liscia dopo i cicli.
È stato dunque possibile concludere che elementi dentari che abbiano subito infiltrazione di materiale resinoso risultano avere una superficie liscia dopo un alto numero di termocicli.
Utilizzare infiltrazioni di materiale resinoso (RI) per white spot lesion o lesioni cariose non cavitate può risultare estremamente conservativo e ridurre al minimo lo stress del paziente verso questo tipo di prestazione.


