Gli irriganti canalari nella pratica endodontica: quali utilizzare?

Attività antibatterica dei nuovi irriganti a base di ipoclorito di sodio modificato
Residual antibacterial activity of a new modified sodium hypochlorite-based endodontic irrigation solution
Mohammadi Z, Mombeinipour A, Giardino L, Shahriari S. Med Oral Patol Oral Cir Bucal 2011 Jan 3

Il trattamento endodontico si compone di tre step fondamentali e imprescindibili: sagomatura, disinfezione e sigillatura. Il mercato mondiale offre svariati tipi di irriganti più o meno efficaci, ma quali sono i più validi?

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Questo aggiornamento indaga l’efficacia di diversi irriganti a base di ipoclorito di sodio e la loro capacità antibatterica.

L’ipoclorito di sodio è l’irrigante più utilizzato a livello mondiale in ambito endodontico e quello considerato più efficace, in quanto possiede sia una potente attività antimicrobica sia una capacità digestiva nei confronti del materiale organico. 

Tra gli effetti negativi dell’ipoclorito di sodio vanno annoverati però la tossicità a carico delle cellule fibroblastiche 3T3L1 (come ben studiato da Navarro-Escobar) e l’elevata tensione superficiale che limita la sua penetrazione in profondità nei tubuli dentinali e nei canali contorti.

Negli ultimi anni, quindi, per ovviare a questi inconvenienti sono stati messi a punto degli irriganti a base di ipoclorito di sodio con l’aggiunta di altri componenti che potessero migliorarne le caratteristiche. In questo studio in vitro gli Autori hanno preso in considerazione 90 centrali di denti bovini dopo averli conservati in 0.5% NaOCl per 7 giorni, quindi sono state rimosse le corone e i terzi apicali e della parte residua sono state tagliate delle porzioni di dentina radicolare dello spessore di 4 mm circa. 
Ogni provino è stato trattato con ipoclorito di sodio al 5.25% e con EDTA al 17% per eliminare lo smear layer. A questo punto sono stati immersi in BHI e autoclavati.

80 provini sono stati divisi in 5 gruppi:

  • gruppo 1 (20 campioni) trattati con Tetraclean;
  • gruppo 2 (20 campioni) trattati con Hypoclean;
  • gruppo 3 (20 campioni) trattati con 5.25% NaOCl;
  • gruppo 4 (10 campioni) controllo positivo: campioni contaminati con batteri;
  • gruppo 5 (10 campioni) controllo negativo: campioni sterili.

I campioni sono stati contaminati con Enterococcus Faecalis per 14 giorni. 

A questo punto gli Autori hanno contato il numero di colonie batteriche (CFU) formatesi dopo l’incubazione. 

I risultati ottenuti sono i seguenti: i livelli di conta di CFU in tutti e tre i gruppi sperimentali sono stati minimali dopo il trattamento con i rispettivi irriganti. In tutti e 5 i periodi di conteggio (tempo 0, a 7 giorni, a 14 giorni, a 21 giorni e a 28 giorni) il Tetraclean ha dimostrato garantire la migliore attività antibatterica. I risultati peggiori sono stati ottenuti nel gruppo di 5.25% NaOCl.

Implicazioni cliniche

Di fronte a una scelta di quale irrigante/disinfettante utilizzare nelle terapie canalari il clinico deve tenere conto che in base a questo studio il Tetraclean ha dimostrato avere una maggiore attività antimicrobica anche a distanza di 28 giorni successivi il trattamento.

Gli irriganti canalari
Root canal irrigants
Kandaswamy D, Venkateshbabu N. J Conserv Dent 2010 Oct;13(4):256-64.

Questa è una revisione di tutti gli irriganti utilizzati nei trattamenti canalari e l’interazione che possono avere tra di loro.

Gli Autori in questo articolo hanno effettuato una revisione dei più comuni irriganti canalari utilizzati in endodonzia. Il principale goal nei trattamenti endodontici è quello di ottimizzare l’effetto disinfettante e prevenire la reinfezione dello spazio endodontico. 

Gli Autori hanno condotto questa revisione mediante l’utilizzo di Pub Med, raccogliendo gli articoli pertinenti pubblicati in lingua inglese fino a luglio 2010. Le parole chiave utilizzate sono state: “root canal irrigants” e “endodontic irrigants”.

I requisiti ideali di un irrigante sono:

  • ampio spettro antimicrobico;
  • elevata efficacia contro i batteri anaerobi e microrganismi facoltativi organizzati in biofilm;
  • capacità di dissolvere il tessuto pulpare necrotico residuo;
  • capacità di disattivare le endotossine;
  • capacità di prevenire la formazione di smear layer ed eliminare quello 
  • formatosi durante la strumentazione meccanica;
  • assenza di tossicità e causticità nei confronti dei tessuti pulpari vitali e periapicali, e incapacità di poter generare reazioni anafilattiche.

Gli irriganti canalari si classificano in:

  • agenti chimici;
  • agenti naturali.

Tra gli agenti chimici si annoverano:

  • agenti che dissolvono i tessuti (NaOCl, ClO2);
  • agenti antibatterici che si dividono in batteriostatici (MTAD) e battericidi (CHX);
  • agenti chelanti a medio pH (HEBP) e a elevato pH (EDTA).

In base alla revisione, gli Autori consigliano di effettuare abbondanti lavaggi con ipoclorito di sodio durante le fasi di strumentazione meccanica. 

Una volta terminata la sagomatura canalare è bene effettuare ulteriore lavaggio con EDTA o acido citrico per 1 minuto circa con un quantitativo di chelante tra 5 e 10 ml. 

Una volta terminata la rimozione dello smear layer gli Autori consigliano un ultimo lavaggio con una soluzione aseptica, quale la clorexidina.

Implicazioni cliniche

Nei trattamenti endodontici - in quanto non ancora disponibile un unico irrigante che garantisca un’efficace disinfezione, una corretta rimozione dello smear layer e un’ottima dissoluzione del tessuto organico - è bene associare all’utilizzo di ipoclorito di sodio anche l’uso di un valido chelante quale l’EDTA o l’acido citrico e di una buona soluzione aspetica a base di clorexidina.

 

Gli irriganti canalari nella pratica endodontica: quali utilizzare? - Ultima modifica: 2011-05-25T16:36:39+02:00 da elisabettadolzan
Gli irriganti canalari nella pratica endodontica: quali utilizzare? - Ultima modifica: 2011-05-25T16:36:39+02:00 da elisabettadolzan