La guarigione della ferita, in un contesto di piccola chirurgia, come è quella parodontale, rappresenta un fenomeno assai delicato. La guarigione per seconda intenzione, in questo senso, può determinare in virtù dei processi di retrazione cicatriziale.

Alcuni autori supportano l’impiego della fotobiomodulazione come terapia di supporto alla guarigione nella chirurgia parodontale. Tra i diversi parametri che mostrerebbero ripercussioni positive (ad esempio livello di attacco clinico e profondità della tasca sondabile), i più interessanti, da questo punto di vista, sarebbero la riduzione del dolore postoperatorio e l’aumento del grado di cheratinizzazione del tessuto.

Su questo, non si riscontra completa concordanza in letteratura, anche in virtù del fatto che la fotobiomodulazione non costituisca una procedura unica. Una dose radiante (si parla di laser) eccessivamente ridotta potrebbe non portare a giovamenti, una troppo elevata potrebbe interferire con il processo di guarigione. Il processo alla base consiste nell’assorbimento di una quantità contenuta di energia luminosa da parte delle cellule, che inizialmente risponderebbero con generazione di intermedi chimici altamente reattivi e, in seguito, con aumento dell’attività proliferativa.

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Al fine di fare il punto sulle evidenze attualmente disponibili sull’argomento, Ebrahimi e colleghi hanno condotto una revisione sistematica della letteratura, recentemente pubblicata su BMC Oral Health.

Gli autori hanno sondato cinque diverse banche dati - Embase, PubMed, Scopus, ProQuest, Web of Science – aggiornate a fine novembre 2020.

La ricerca iniziale ha riconosciuto, al netto dei duplicati, poco meno di 800 lavori scientifici potenzialmente valutabili. Di questi, 20 studi sono stati valutati integralmente. Esclusi 8 di essi, 12 trial clinici di qualità scientifica giudicata valida, sono stati portati a valutazione quantitativa. Gli autori hanno comunque sottolineato la necessità di ulteriore implementazione delle evidenze, che sono risultate carenti per quanto riguarda l’outcome della riduzione del dolore postoperatorio, il quale, difatti, non è stato inserito nella metanalisi.

Gli studi fanno riferimento a procedure di gengivectomia, gengivoplastica, grafting gengivale e, in un caso, stripping nel trattamento dell’iperpigmentazione.

I risultati attesta un significativo incremento dell’indice di guarigione delle ferite di Landry, in settima giornata, nei pazienti sottoposti a fotobiomodulazione adiuvante. Dopo un’ulteriore settimana, sempre nelle ferite chirurgiche trattate con fotobiomodulazione, è stato riscontrato un maggiore tasso di riepitelizzazione completa.

In conclusione, nei limiti dello studio, i risultati non solo confermano l’applicabilità della fotobiomodulazione nella guarigione parodontale per seconda intenzione, ma ne riconoscono importanti vantaggi clinici. Da un punto di vista operativo, non sono ancora definibili indicazioni evidence-based per quanto riguarda il setting del laser.

Riferimenti bibliografici a proposito di fotobiostimolazione

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33985492/

Fotobiomodulazione nella guarigione della ferita parodontale - Ultima modifica: 2021-06-17T06:08:14+00:00 da redazione

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