Esistono alternative al drilling nella rimozione della carie?

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La preparazione cavitaria convenzionale, basata sull’utilizzo di frese montate su strumenti rotanti ad alta velocità rappresenta uno standard operativo oggi insostituibile ma non per questo esente del tutto da criticità.

La paura dell’ago – indispensabile a garantire una procedura libera da dolore – e quella legata al rumore e alle vibrazioni sono problemi comuni del paziente pediatrico. L’utilizzo di strumenti ad alta performance (se confrontati con la preparazione manuale) riduce notevolmente i tempi operatori ma può mettere a rischio i tessuti sani, soprattutto la polpa, mediante principalmente meccanismi di stress termico.

Per questo motivo, negli anni, sono stati proposte metodiche volte a superare, in parte e in determinate condizioni, la rimozione del tessuto cariato attraverso strumenti rotanti, nell’ottica di un approccio sempre più orientato verso il trattamento minimamente invasivo.

Questa interessante tematica è stata fatta oggetto, da parte di Cardoso e colleghi, di una revisione sistematica, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati su Journal of Clinical Medicine.

La ricerca, condotta secondo i criteri della PICO strategy, ha sondato le banche dati Cochrane Library, Embase, Pubmed, Web of Science e ClinicalTrials, aggiornati alla data del 5 agosto 2020, alla ricerca di studi clinici che abbiano valutato metodiche alternative nel trattamento di carie primitive.

Partendo da un pool di 9648 articoli, al netto dei duplicati, gli autori hanno selezionato per il full reading un totale di 104 lavori, 37 dei quali sono stati inclusi nella valutazione qualitativa.

Le tecniche alternative incluse nella revisione sistematica sono di tipo chimico, fisicho e un sistema combinato fra aria e sono-abrasione.

Le metodiche chimiche, o meglio chemomeccaniche, valutate, consistono in 4 prodotti commercialmente disponibili. Le tecniche di tipo fisico consistono in due tipologie di laser, Er:YAG e Er,Cr:YSGG.

Tutte le sistematiche, confrontate con il drilling tradizionale, presentano il vantaggio del risparmio, almeno parziale, di anestetico, al costo però del prolungamento del tempo operativo complessivo.

Tutti i trattamenti si sono dimostrati efficaci nell’abbattere la flora cariogena. Le performance del restauro non hanno mostrato differenze significative. Gli autori ricordano, comunque, come, nella definizione del piano terapeutico, debbano essere considerati altri fattori: dentizione, estensione della cavità, risposta pulpare prima del trattamento e fattori patient-related.

Confrontando le diverse alternative, le metodiche chemomeccaniche sono risultate le più vantaggiose in termini di approccio minimamente invasivo, con vantaggi per l’operatore (controllo durante l’applicazione) e per il paziente paziente (esperienza complessivamente più confortevole e alti tassi di accettabilità). Segnatamente, gli autori indicano in particolare un prodotto incluso nella categoria.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33114249/

Esistono alternative al drilling nella rimozione della carie? - Ultima modifica: 2020-11-06T07:10:06+00:00 da redazione

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