Mentre la gravidanza rappresenta da decenni un tema cardine e ampiamente consolidato nella letteratura odontoiatrica, grazie alle ormai note correlazioni tra salute orale e salute materno-fetale, la menopausa riceve ancora un’attenzione marginale. Si tratta di una lacuna clinica significativa, specie se si considera che questa fase interessa una quota epidemiologicamente crescente della popolazione femminile e comporta profonde modificazioni biologiche potenzialmente in grado di influenzare il cavo orale.
La menopausa è definita come la cessazione permanente dei cicli mestruali conseguente all’esaurimento dell’attività follicolare ovarica e viene diagnosticata retrospettivamente dopo 12 mesi consecutivi di amenorrea spontanea. In Italia interessa circa 17 milioni di donne (Fondazione Onda, 2025): un segmento demografico importante che attraversa una transizione fisiologica caratterizzata da radicali mutamenti endocrini, metabolici e immunologici.
La progressiva riduzione dei livelli di estrogeni determina effetti sistemici ampiamente descritti a livello cardiovascolare, scheletrico, genitourinario e neurologico. Meno noto in ambito clinico è il possibile impatto di queste modificazioni sull’ecosistema orale. Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato una possibile associazione tra ipoestrogenismo e comparsa di xerostomia, disgeusia, Sindrome della Bocca Urente (BMS), modificazioni parodontali e alterazioni del metabolismo osseo alveolare.
Tuttavia, il livello di evidenza varia tra le diverse condizioni e richiede un’interpretazione clinica prudente. In molti casi, tali manifestazioni sembrano derivare dall’interazione tra cambiamenti endocrini, invecchiamento fisiologico, patologie concomitanti e terapie farmacologiche, rendendo complesso attribuire un ruolo causale esclusivo alla menopausa.
Il ruolo degli estrogeni nella salute orale
I tessuti orali rappresentano un importante bersaglio biologico degli ormoni sessuali femminili. Recettori specifici per gli estrogeni (ER-α e ER- β) sono capillarmente espressi a livello delle ghiandole salivari, dell’epitelio orale, del legamento parodontale e dell’osso alveolare.
La carenza estrogenica agisce pertanto come un elemento perturbatore, influenzando:
- la quantità e la composizione della saliva;
- il turnover cellulare e il grado di cheratinizzazione dell’epitelio orale;
- la modulazione della risposta immuno-infiammatoria gengivale verso il biofilm;
- il metabolismo osseo locale;
- l’equilibrio del microbiota orale.
Sebbene non tutti i meccanismi d’azione siano stati interamente chiariti da studi longitudinali, il quadro complessivo suggerisce che la menopausa rappresenti un importante fattore modificatore della salute orale.
Xerostomia e iposalivazione: il sintomo più frequente
Tra tutte le manifestazioni orali associate alla menopausa, la xerostomia è quella maggiormente documentata, con prevalenze riportate in letteratura generalmente comprese tra il 25% e il 45% (Labunet et al., 2025; Shrivastava, 2024).
Le pazienti riferiscono frequentemente sensazione di bocca asciutta o “impastata”, difficoltà nella deglutizione, necessità di assumere frequentemente liquidi.
Sotto il profilo diagnostico, è importante la distinzione tra xerostomia (percezione soggettiva di secchezza) e iposalivazione (riduzione oggettiva del flusso salivare). Molte donne riferiscono sintomi significativi pur in presenza di valori di flusso salivare apparentemente normali.
Ciò accade perché la carenza di estrogeni altera la composizione qualitativa della saliva, riducendone le proteine protettive (come le mucine) e deteriorandone le proprietà lubrificanti, viscoelastiche, tampone e antimicrobiche.
A questa “debolezza” intrinseca si sommano spesso fattori confondenti e comorbidità tipiche dell’età, quali politerapie farmacologiche (antidepressivi, antiipertensivi, antistaminici), patologie sistemiche (diabete mellito, tiroiditi autoimmuni, Sindrome di Sjögren) e disturbi del sonno.
Le ripercussioni cliniche di una ridotta funzione salivare sono molteplici:
- aumento del rischio di carie (specialmente radicolari e cervicali);
- maggiore suscettibilità a infezioni opportunistiche (in primis candidosi);
- difficoltà nell’utilizzo delle protesi mobili;
- alterazioni del gusto;
- compromissione della qualità di vita.
Alterazioni del gusto e Sindrome della Bocca Urente
Un altro disturbo frequentemente riportato è la disgeusia, ovvero la percezione alterata dei sapori, spesso descritta come gusto metallico, amaro o salato persistente.
La manifestazione neuro-mucosa più complessa resta però la Sindrome della Bocca Urente (Burning Mouth Syndrome, BMS). Questa patologia si riscontra elettivamente nelle donne in peri- e post-menopausa, con un rapporto femmine-maschi che sfiora l’8:1 (Dahiya et al., 2013; Terga et al., 2023).
È contraddistinta da un sintomo di bruciore o dolore cronico, urente e profondo, che colpisce prevalentemente l’apice e i margini linguali, il labbro inferiore e il palato duro, in totale assenza di lesioni clinicamente evidenti.
L’eziopatogenesi della BMS è multifattoriale. Accanto alla componente psicosomatica (ansia, depressione, stress da transizione climaterica), la ricerca individua una chiara eziologia neuropatica periferica e centrale: il calo estrogenico indurrebbe una progressiva degenerazione delle fibre nervose sensoriali trigeminali e una disfunzione dei meccanismi di controllo del dolore.
La diagnosi di BMS primaria richiede l’esclusione sistematica di tutti i fattori locali, sistemici e iatrogeni in grado di mimare il bruciore orale (BMS secondaria) (Tabella 1).

Menopausa e malattia parodontale: i meccanismi biologici
La correlazione tra menopausa e parodontite è oggetto di crescente interesse scientifico e risiede nella fine regolazione che gli estrogeni esercitano sul sistema immunitario e sul metabolismo osseo. Gli ormoni sessuali agiscono come down-regolatori delle citochine proinfiammatorie (IL-1, Il-6, TNF- α) prodotte dai monociti e dai polimorfonucleati. Quando i livelli di estrogeni si riducono, l’organismo risponde alla presenza del biofilm batterico con un’iperproduzione di mediatori infiammatori. Parallelamente, a livello osseo aumenta l’espressione di RANKL rispetto all’osteoprotegerina (OPG):
RANKL (Receptor Activator of Nuclear Factor B Ligand): è una proteina prodotta dagli osteoblasti e dalle cellule immunitarie che si lega al recettore RANK situato sui precursori degli osteoclasti, stimolandone differenziazione, attivazione e sopravvivenza. In parole semplici, RANKL è l’interruttore che accende la distruzione ossea.
OPG (Osteoprotegerina): è una molecola “esca” prodotta dallo stesso organismo, capace di legarsi al RANKL prima che questo tocchi gli osteoclasti, neutralizzandolo. OPG è il freno biologico che protegge l’osso.
Il crollo estrogenico sbilancia questo delicato equilibrio a favore di RANKL: gli osteoclasti, sovra-stimolati, accelerano la demolizione della matrice minerale e, di conseguenza, il riassorbimento dell’osso alveolare. Le revisioni più recenti indicano che la menopausa non sia una causa diretta di parodontite, ma funga da potente modificatore sistemico in grado di amplificare la suscettibilità individuale in presenza di biofilm batterico (placca e tartaro) e altri fattori di rischio, causando:
- incremento del sanguinamento gengivale al sondaggio (BOP);
- perdita di attacco clinico (CAL);
- aumento della profondità di sondaggio (PD);
- accelerazione del riassorbimento osseo, con possibile incremento della mobilità dentale e comparsa di recessioni gengivali.
Osteoporosi e osso alveolare: un legame da non sottovalutare
L’osteoporosi post-menopausale è caratterizzata da una compromissione della resistenza ossea che predispone a un aumentato rischio di fratture da fragilità. Interessa principalmente vertebre, femore e polso, ma può coinvolgere anche i mascellari.
Numerosi studi hanno evidenziato associazioni tra ridotta densità minerale ossea (BMD) e riassorbimento dell’osso alveolare. Nelle pazienti osteoporotiche si osserva una riduzione della densità trabecolare dei mascellari, un assottigliamento della corticale inferiore della mandibola e una tendenza alla perdita precoce degli elementi dentari.
Sebbene l’ortopantomografia (OPT) o la CBCT non possano sostituire la densitometria ossea (MOC) come strumento di screening primario, l’odontoiatra può rilevare precocemente indici radiomorfometrici di assottigliamento corticale, fungendo da figura “sentinella” per l’invio della paziente allo specialista.

Farmaci anti-riassorbitivi e implicazioni odontoiatriche
La gestione delle pazienti in terapia per l’osteoporosi richiede l’applicazione di rigidi protocolli di sicurezza per prevenire l’osteonecrosi dei mascellari associata a farmaci (MRONJ), condizione che può essere innescata da procedure invasive come estrazioni dentarie, chirurgia parodontale o implantologia, soprattutto in presenza di fattori di rischio locali (infezioni odontogene, scarsa igiene orale, protesi traumatizzanti) e sistemici (durata della terapia, comorbidità, corticosteroidi concomitanti).
I farmaci implicati sono principalmente gli anti-riassorbitivi, come i bisfosfonati orali (alendronato, risedronato) o il denosumab (anticorpo monoclonale somministrato per via sottocutanea), talvolta associati o preceduti da terapia ormonale o supplementazione di calcio e vitamina D.
Sebbene il rischio di MRONJ sia statisticamente basso (stimato tra lo 0,01% e lo 0,1%), l’impatto clinico è severo. L’odontoiatra deve pertanto strutturare l’approccio terapeutico su tre livelli:
valutazione pre-terapeutica → bonifica preventiva dei foci infettivi attivi dento-parodontali per ridurre la necessità di chirurgie invasive future;
gestione durante la terapia → monitoraggio igienico serrato, terapie conservative (restaurative ed endodontiche non chirurgiche), chirurgia atraumatica con chiusura per prima intenzione in caso di estrazioni indifferibili;
implantologia e riabilitazione protesica → l’inserimento di impianti non è controindicato in assoluto, ma richiede un’attenta analisi costi-benefici, considerando la durata dell’assunzione del farmaco (rischio maggiore dopo i 3-4 anni di terapia con bisfosfonati ad alta potenza o denosumab) e le comorbidità sistemiche.
Nei casi selezionati, si procede solo dopo:
- accurata informazione e consenso della paziente;
- valutazione condivisa con il medico curante;
- ottimizzazione della salute parodontale e dell’igiene orale;
- pianificazione chirurgica minimamente invasiva e follow-up ravvicinato.
Terapia ormonale sostitutiva: esistono benefici orali?
L’impatto della Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) sui tessuti orali è tuttora oggetto di vivo dibattito. Alcuni studi osservazionali suggeriscono che le donne in TOS mostrano una minore prevalenza di xerostomia, una migliore stabilità dei parametri parodontali e un ridotto tasso di perdita ossea alveolare rispetto alle coetanee non trattate.
Tuttavia, l’eterogeneità dei dosaggi e delle molecole utilizzate non consente oggi di formulare raccomandazioni cliniche a scopo esclusivamente odontoiatrico; la prescrizione della TOS resta pertanto di esclusiva pertinenza ginecologica.
Gestione clinica odontoiatrica della paziente in menopausa
L’approccio terapeutico alle manifestazioni orali della menopausa deve essere necessariamente personalizzato e multimodale, mirato al sollievo sintomatologico e alla prevenzione del danno tessutale (Tabella 2).

Conclusioni
La menopausa rappresenta un momento di profonda ridefinizione biologica che non può essere ignorato in ambito odontoiatrico. Questa transizione offre al clinico l’occasione ideale per superare il tradizionale approccio “dente-centrico” e abbracciare un ruolo più attivo nella prevenzione delle patologie sistemiche. L’integrazione dello stato menopausale, della salute ossea e delle eventuali terapie in corso nell’anamnesi odontoiatrica consente di personalizzare i percorsi di prevenzione e cura, anticipando complicanze altrimenti severe. In quest’ottica, la salute orale dovrebbe essere considerata parte integrante della salute della donna in menopausa, in un modello di assistenza sempre più multidisciplinare e orientato alla persona.

Cosa sapere sulla salute orale della donna in menopausa
- La menopausa può associarsi a manifestazioni orali quali xerostomia, alterazioni del gusto, bruciore orale, maggiore suscettibilità alle infezioni mucose e peggioramento delle condizioni parodontali.
- La secchezza orale non deve essere considerata una conseguenza inevitabile dell’età, ma una condizione clinica modificabile che può compromettere alimentazione, qualità di vita, salute dentale e stabilità delle protesi.
- Il bruciore alla lingua in assenza di lesioni visibili suggerisce spesso una Sindrome della Bocca Urente (BMS), patologia a forte matrice neuro-endocrina tipica della post-menopausa.
- Osteopenia e osteoporosi possono associarsi a riduzione della densità dell’osso alveolare, perdita dentaria e maggiore vulnerabilità parodontale, rendendo utile una valutazione odontoiatrica nell’ambito della presa in carico globale della paziente.
- Prima dell’inizio di terapie anti-riassorbitive è opportuno che la paziente effettui una visita odontoiatrica per intercettare e trattare eventuali patologie dento-parodontali.
- Messaggio chiave: La salute orale dovrebbe essere considerata parte integrante dei programmi di prevenzione e promozione della salute nella donna in menopausa, al pari della salute ossea, cardiovascolare e metabolica.

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