Attuale della chirurgia piezoelettrica sul terzo molare incluso

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La chirurgia del terzo molare incluso, come del resto qualsiasi chirurgia dentale o generale, associata a un certo numero di complicanze postoperatorie. Le più frequenti sono tendenzialmente limitate per entità e anche dal punto di vista temporale: sono rappresentate da dolore e gonfiore, dipendenti dallo stato di infiammazione, e trisma, ovvero limitazione all'apertura della bocca. Condizioni più impegnative, in modo particolare le problematiche della sensibilità, temporanee o permanenti, legate al coinvolgimento delle due strutture nervose principali della zona, nervo alveolare inferiore e linguale, sono assai più rare ma devono essere contemplate, in considerazione del loro peso, anche medico-legale.

Per questo motivo, moltissimi autori hanno proposto protocolli e misure terapeutiche nell'intento di ridurre l'incidenza di complicanze, agendo su più fasi diverse della sequenza chirurgica.

Osteotomia con strumentazione piezoelettrica

In riferimento alla procedura osteotomica, ad esempio, lo studio di Gopal, pubblicato su Oral Surgery nella seconda metà dello scorso anno, ha riflettuto sul possibile ruolo della tecnologia piezoelettrica. Questa ha rappresentato sin dalla sua comparsa un potenziale breaktrough nella chirurgia orale: si pensi all'utilizzo nei protocolli di grande rialzo di seno (preparazione della finestra osteotomica, scollamento della membrana schneideriana).

Lo studio analitico prospettico ha coinvolto un totale di 30 pazienti con terzi molari specularmente inclusi (secondo analisi ortopantomografico) e ugualmente indirizzati all'estrazione. Per la precisione, si tratta di casi ospedalieri trattati con l'estrazione di tutti gli ottavi in regime di sedazione.

Il modello scelto è, come risulta logico sulla basa delle caratteristiche dei pazienti, del tipo split-mouth. Il protocollo ha previsto che uno stesso chirurgo cominciasse da un lato, operando l'ostectomia con fresa n. 08 montata su manipolo rotante classico da un lato, dall'altro mediante l'uso di uno strumento piezoelettrico. Il sorteggio è stato impiegato solo per decidere il lato da cui iniziare e non la tecnica, non essendo necessaria la messa in cieco del paziente sedato.

Tutti i pazienti hanno anche ricevuto la stessa profilassi antidolorifica (paracetamolo 1 + ibuprofene 400 mg) e antibatterica (amoxicillina 500 mg ogni 8 ore per 2 giorni, collutorio CHX 0.20% per 5 giorni).

I parametri clinici analizzati sono stati così valutati: non risultano differenze statisticamente significative in termini di dolore e gonfiori postoperatori. L'uso dello strumento piezoelettrico induce una riduzione del sanguinamento ma, dall'altra parte, comporta un impegno maggiore in termini di tempo operatorio. Tali indicazioni possono essere così interpretate: allo stato attuale dell'arte, il piezoelettrico non si propone come alternativa tout court, ma rappresenta un'opzione valida in casi selezionati, ad esempio in presenza di elevato rischio di interessamento del canale alveolare inferiore.

Riferimenti bibliografici

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/ors.12382

Attuale della chirurgia piezoelettrica sul terzo molare incluso - Ultima modifica: 2019-05-17T08:09:54+00:00 da redazione
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