Seppur rare, le allergie ai farmaci richiedono particolare attenzione nella gestione odontoiatrica dei bambini, così come le patologie respiratorie più comuni, tra cui rinite allergica e asma, che possono influenzare la respirazione, lo sviluppo craniofacciale e la salute orale. Un approccio integrato tra odontoiatra, allergologo pediatrico e otorinolaringoiatra consente di prevenire complicanze, garantire trattamenti sicuri e promuovere una crescita armonica del bambino.

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Nicolò Carugo, specialista in ortognatodonzia

Marco Ugo Andrea Sartorio, specialista in allergologia pediatrica

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Allergie ai farmaci in età pediatrica e odontoiatria

Negli ultimi decenni le allergie in età pediatrica hanno registrato un costante aumento, diventando una delle condizioni croniche più diffuse tra bambini e adolescenti. Questo scenario ha inevitabilmente un impatto anche sull’odontoiatria materno-infantile, che si trova oggi a gestire pazienti con bisogni complessi e talvolta delicati. L’odontoiatra non può limitarsi a considerare la salute orale in senso stretto, ma deve integrare nel proprio approccio clinico la valutazione del profilo allergologico del bambino, collaborando in maniera sempre più stretta con l’allergologo e il pediatra.

Un primo aspetto centrale riguarda le manifestazioni orali che possono essere correlate a condizioni allergiche sistemiche, come la rinite e l’asma allergiche. Alterazioni della mucosa, respirazione orale cronica, secchezza delle fauci o disturbi del sonno possono rappresentare segnali da non sottovalutare e che spesso richiedono un’attenta interpretazione interdisciplinare.
In questi casi, l’odontoiatra pediatrico può avere un ruolo chiave non solo nella cura del cavo orale, ma anche nel favorire un inquadramento diagnostico precoce, orientando la famiglia verso valutazioni specialistiche mirate.

Un secondo ambito di grande interesse riguarda invece la gestione dei farmaci. Anestetici locali, antibiotici e analgesici sono strumenti quotidiani nella pratica odontoiatrica, ma rappresentano anche potenziali cause di reazioni avverse. Conoscere i possibili rischi, saper raccogliere un’anamnesi accurata e instaurare un dialogo con lo specialista permette di ridurre i rischi e di personalizzare le scelte terapeutiche, garantendo la massima sicurezza delle cure.
Approfondire le connessioni tra odontoiatria pediatrica e allergologia significa quindi andare oltre la semplice gestione del cavo orale e contribuire a una visione più ampia e integrata della salute del bambino. È in questo dialogo tra discipline che si costruisce un percorso di cura realmente efficace, capace di rispondere ai bisogni complessi del piccolo paziente e di offrire non solo trattamenti sicuri, ma anche strumenti di prevenzione e benessere a lungo termine.

Gengiviti, placca e respirazione orale: il ruolo di rinite e asma nei bambini

Rinite allergica e asma sono tra le condizioni croniche più comuni nei bambini e, oltre a determinare sintomi respiratori che possono impattare la qualità di vita e richiedere terapie croniche, possono avere effetti anche sulla salute orale.
La rinite allergica si manifesta con ostruzione nasale, starnuti e secrezione mucosa, indotti da allergeni stagionali, come pollini di graminacee o di alberi, o perenni, come acari e peli di animali. L’asma, che interessa milioni di persone nel mondo, comporta episodi ricorrenti di difficoltà respiratoria, respiro sibilante e tosse che spesso riconoscono una causa allergologica. Queste patologie condividono basi infiammatorie e fattori di rischio, tanto da essere considerate espressioni di una stessa patologia (United Airways Disease).
Recentemente un gruppo di ricerca italiano dell’Università di Pavia ha condotto uno studio osservazionale su 100 bambini, metà dei quali affetti da rinite allergica e/o asma, valutando parametri clinici odontoiatrici standardizzati e confrontandoli con un gruppo di controllo sano.
L’analisi ha evidenziato che i bambini con patologie respiratorie presentavano:

  • indici di placca (PCR) significativamente più alti rispetto ai controlli (64% contro 37%);
  • maggiore infiammazione gengivale (PSR), con differenze statisticamente rilevanti;
  • assenza di differenze significative nell’indice DMFT, quindi nella prevalenza di carie, denti mancanti e restaurati;
  • più alta frequenza di respirazione orale (40% dei casi contro il 22% dei controlli).

L’analisi statistica ha inoltre mostrato che la respirazione orale influenzava in modo diretto l’accumulo di placca nei bambini con rinite o asma, mentre età e gravità della patologia non modificavano in maniera sostanziale i valori degli indici orali.

Questi risultati mettono in luce come rinite allergica e asma, pur non aumentando il numero di carie, incidano in modo evidente sulla salute parodontale e sull’igiene orale. La respirazione orale, favorita dall’ostruzione nasale o dalla compromissione respiratoria, riduce la salivazione e rende più difficile il naturale controllo della placca, predisponendo a gengiviti e infiammazione cronica dei tessuti di supporto. Il dato più rilevante, quindi, non è tanto la carie quanto la tendenza a un peggior controllo della placca e a una maggiore suscettibilità gengivale.
Per questo motivo, è fondamentale che l’odontoiatra pediatrico riconosca i segni tipici della respirazione orale e ne consideri le implicazioni, rinforzi le misure di igiene orale nei bambini affetti, promuova controlli ravvicinati e strategie preventive personalizzate, mantenendo un dialogo costante con gli altri specialisti coinvolti nella cura del bambino.
In ambito odontoiatrico materno-infantile assume poi particolare rilevanza l’effetto dei farmaci inalatori, come corticosteroidi e β2-agonisti, che possono ridurre la salivazione e aumentare la suscettibilità a carie e difetti dello smalto. Nonostante questi farmaci, insieme ad altri fattori pre- e postnatali precoci, siano stati indicati come possibili fattori di rischio, mancano però studi prospettici che ne confermino l’effetto. A tal proposito, uno studio condotto su 588 bambini, reclutati quando la madre era alla 24esima settimana di gestazione e seguiti fino ai 6 anni, non ha evidenziato alcuna associazione tra l’asma o l’uso di farmaci inalatori e la comparsa di carie o difetti dello smalto, un dato rassicurante per genitori e medici. Va tuttavia ricordato che la terapia corticosteroidea inalatoria, comunemente utilizzata per la prevenzione o il trattamento delle bronchiti asmatiche, può aumentare il rischio di candidosi orale, motivo per cui è fondamentale fornire alla famiglia istruzioni chiare sul corretto utilizzo dei device inalatori e sull’importanza di mantenere una buona igiene orale dopo ogni somministrazione, come abitualmente indichiamo ai nostri pazienti.

Adenoidi e tonsille: gli architetti nascosti del volto in crescita

L’ipertrofia adenotonsillare (ATH) rappresenta una delle cause più comuni di ostruzione delle vie aeree superiori nei bambini, con conseguenze non solo respiratorie, ma anche sullo sviluppo craniofacciale. L’abitudine al respiro orale e le alterazioni funzionali dei muscoli maxillo-facciali sono stati infatti ipotizzati come meccanismi in grado di influenzare la crescita ossea e dentale. Nella pratica clinica capita frequentemente di incontrare piccoli pazienti che si presentano con il tipico quadro di “facies adenoidea”: labbra socchiuse, palato stretto e alto, mandibola retrusa, voce nasale e posture compensatorie della lingua. La Tabella 1 riassume le caratteristiche peculiari dei soggetti con ATH.
Spesso sono i genitori stessi a riferire che l’otorinolaringoiatra ha già suggerito l’intervento di adenotonsillectomia, ma cercano un confronto per comprendere meglio le possibili ricadute sullo sviluppo del volto e sulla funzione masticatoria o fonatoria. Talvolta i bambini, anche molto piccoli oppure in età pre-scolare, arrivano alla nostra attenzione anche perché a scuola si rilevano difficoltà articolatorie del linguaggio o di attenzione legate al sonno disturbato. Questi scenari quotidiani mettono in evidenza come l’ATH non sia solo una condizione medica legata alla respirazione, bensì un fenomeno che coinvolge più discipline, richiedendo valutazioni integrate tra otorinolaringoiatri, ortodontisti e logopedisti, al fine di sostenere una crescita armonica del bambino.
Nonostante la significatività statistica, però, tali differenze risultano di entità contenuta e spesso inferiori alle variazioni fisiologiche riscontrabili nella popolazione generale, sollevando dubbi sulla loro reale rilevanza clinica. È inoltre emerso che gli effetti possono variare a seconda che l’ostruzione sia dovuta a ipertrofia delle adenoidi o delle tonsille: le prime sembrano favorire una crescita mandibolare retro-posizionata e un aumento della dimensione verticale, mentre le seconde possono spingere la mandibola in posizione più anteriore.
In sintesi, i bambini con ipertrofia adenotonsillare mostrano una maggiore predisposizione a modifiche dento-scheletriche, ma l’impatto clinico di tali differenze rimane incerto.

Dal respiro alla bocca: la tonsillectomia come fattore di rischio parodontale

La tonsillectomia rappresenta un intervento piuttosto diffuso nell’età pediatrica ed è indicata soprattutto nei casi di infezioni ricorrenti delle vie alte vie respiratorie (faringo-tonsilliti) o di apnee del sonno. I benefici a breve termine sono ben documentati, ma negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione sugli effetti che la rimozione delle tonsille – strutture fondamentali del sistema immunitario – potrebbe avere sul lungo periodo, in particolare sulla salute orale. Tra le possibili complicanze a distanza è stata individuata la parodontite, malattia infiammatoria cronica dei tessuti di sostegno del dente. Diversi dati suggeriscono che i pazienti sottoposti a tonsillectomia presentino un rischio maggiore di sviluppare questa patologia negli anni successivi, soprattutto se operati in età pediatrica. Le forme più spesso osservate sono quelle acute e aggressive, a conferma del possibile ruolo di un’alterazione delle difese immunitarie locali nella predisposizione alla malattia.

Allergie ai farmaci in età pediatrica fra percezione e realtà

La gestione farmacologica rappresenta un aspetto fondamentale e complesso della pratica odontoiatrica pediatrica. L’impiego di farmaci come anestetici locali, antibiotici e analgesici è quotidiano nel paziente pediatrico e indispensabile per garantire trattamenti efficaci, sicuri e privi di dolore. Tuttavia, nonostante la loro utilità, questi stessi farmaci possono comportare rischi significativi, tra cui reazioni avverse di varia gravità, che richiedono particolare attenzione da parte del professionista. La variabilità individuale dei pazienti pediatrici, legata all’età, al peso, alle condizioni di salute preesistenti e alla presenza di allergie o sensibilità particolari, rende essenziale un approccio personalizzato nella terapia farmacologica.
Per ridurre al minimo i rischi di reazione avversa alla somministrazione, è cruciale raccogliere un’anamnesi dettagliata, comprendente informazioni su eventuali reazioni precedenti ai farmaci, condizioni sistemiche, terapie in corso e fattori genetici o ambientali che possano influenzare la risposta del bambino ai farmaci. Solo attraverso la combinazione di conoscenza scientifica, esperienza clinica e attenzione alle specificità del singolo paziente è possibile, infatti, garantire cure odontoiatriche sicure, efficaci e personalizzate, riducendo al minimo i rischi e promuovendo un’esperienza positiva per il bambino e per la famiglia.

Le allergie agli anestetici locali nei bambini sono sopravvalutate?

Gli anestetici locali sono ampiamente utilizzati durante le procedure odontoiatriche per il controllo del dolore e, nonostante alcune reazioni siano sempre più frequentemente osservate in ambulatorio, le vere reazioni allergiche, mediate da IgE e comprese le anafilassi, sono fortunatamente molto rare, rappresentando meno dell’1% di tutti gli eventi avversi segnalati. La maggior parte delle reazioni, infatti, non è allergica ed è causata da sensibilità a eccipienti, conservanti o altre sostanze.
Il clinico deve sempre prestare molta attenzione a questi episodi perché classificare erroneamente una reazione come allergia può comportare l’evitamento ingiustificato degli anestetici e causare ritardi in interventi chirurgici che ne richiedono l’uso. In media, infatti, circa il 10% dei genitori riferisce una ipersensibilità ad almeno un farmaco nei propri figli, ma dopo il percorso diagnostico allergologico solo poche di queste reazioni vengono confermate come vere ipersensibilità farmacologiche. Il primo passo fondamentale è raccogliere un’anamnesi dettagliata delle reazioni pregresse; le reazioni sospette di ipersensibilità immediata possono poi essere valutate tramite test cutanei (prick test e intradermici), mentre quelle sospette di ipersensibilità ritardata possono essere investigate tramite patch test. In taluni casi si richiede poi l’esecuzione di un test di provocazione, in cui il farmaco sospetto viene somministrato in ospedale sotto la stretta sorveglianza di personale medico ed infermieristico dedicato ed esperto nella gestione delle reazioni allergiche.

Classificazione degli anestetici locali

Gli anestetici locali sono composti chimici formati da una parte lipofila (anello aromatico) e una parte idrofila (gruppo amminico) unite da una catena che ne determina la classificazione in esteri o amidi. Essi producono un effetto analgesico completo, ma temporaneo, bloccando i canali del sodio dei nervi. Gli esteri vengono degradati principalmente nel plasma grazie alla pseudo-colinesterasi in un metabolita chiamato acido p-aminobenzoico (PABA), mentre gli amidi sono metabolizzati a livello del fegato tramite enzimi microsomiali.

Reazioni agli anestetici locali

Reazioni di ipersensibilità immediata

Le reazioni immediate agli anestetici locali sono rare e documentate principalmente come casi isolati di anafilassi o reazioni anafilattoidi confermate da test cutanei positivi. I sintomi tipici compaiono entro pochi minuti dall’esposizione e includono orticaria, ipotensione, broncospasmo, angioedema e anafilassi. La cross-reattività tra anestetici locali non è chiara: chi reagisce a un estere o a un’amide può spesso tollerare altri farmaci della stessa classe o di classi diverse.

Reazioni di ipersensibilità ritardata

Le reazioni ritardate agli anestetici locali sono le più frequenti tra quelle di tipo immunologico, ma restano rare. Si manifestano tipicamente con arrossamento, gonfiore, indurimento e prurito locali, ore o giorni dopo l’esposizione, e talvolta con rash eczematoso.
La cross-reattività è stata osservata tra gli esteri a causa del PABA, mentre tra gli amidi i risultati sono meno prevedibili. Alcuni anestetici (lidocaina, mepivacaina, bupivacaina) possono reagire tra loro, mentre l’articaina può rappresentare un’alternativa. Non ci sono prove di cross-reattività tra esteri e amidi. Infine, un patch test positivo non implica rischio di anafilassi e non sempre corrisponde a risultati positivi nei test cutanei immediati.

Reazioni non allergiche

Le reazioni non allergiche agli anestetici locali possono manifestarsi con sudorazione, vertigini, formicolii o svenimenti da stimolo vasovagale, talvolta accompagnati da bradicardia. La loro distinzione dalle vere reazioni allergiche non è sempre semplice, poiché i sintomi – capogiri, nausea, difficoltà respiratoria, ipotensione o sincope – possono sovrapporsi. In molti casi la causa non è chiaramente identificabile e si parla di reazioni idiosincratiche.
Le principali forme non allergiche comprendono la tossicità da farmaco, le reazioni vasovagali, l’ansia e gli effetti collaterali dei vasocostrittori aggiunti agli anestetici locali, come l’epinefrina, che se assorbita sistemicamente può provocare palpitazioni, cefalea o disturbi cardiaci.
La tossicità sistemica si osserva soprattutto in caso di dosi elevate o iniezione intravascolare, con una fase iniziale di ipereccitazione del sistema nervoso centrale seguita da convulsioni e da depressione cardiaca e respiratoria. La somministrazione sottocutanea o sottomucosa di routine, invece, non raggiunge generalmente livelli tossici.
Nei pazienti con carenza di pseudo-colinesterasi, infine, aumenta il rischio di tossicità da anestetici esterici.

Diagnosi di allergia agli anestetici locali

La diagnosi di ipersensibilità agli anestetici locali nei bambini può essere complicata e richiede una raccolta anamnestica dettagliata. Quando i sintomi suggeriscono una possibile allergia, è consigliabile usare il termine “reazione avversa” fino a conferma diagnostica, coinvolgendo anche allergologi e dermatologi nel percorso diagnostico.
Gli elementi chiave che indicano la necessità di una valutazione specialistica includono sintomi compatibili con allergia e il rapporto temporale tra esposizione al farmaco e comparsa dei sintomi. Non è invece solitamente necessaria la valutazione allergologica in assenza di correlazione o in soggetti atopici senza storia clinica indicativa.
È poi fondamentale considerare diagnosi alternative: ad esempio, alcune infezioni virali possono causare rash cutaneo o orticaria confondendo la valutazione (ad esempio nell’orticaria parainfettiva tipica dell’età pediatrica). Inoltre, durante procedure invasive, altri agenti (lattice, nichel, eccipienti dei farmaci) possono provocare reazioni; quindi, la tolleranza a questi agenti deve essere valutata insieme alla possibile ipersensibilità agli anestetici locali.
Come per altre allergie farmacologiche, si raccomanda di raccogliere le seguenti informazioni.

  • Quali erano le caratteristiche del farmaco (nome, classificazione chimica, dose e via di somministrazione)?
  • Quali sintomi si sono manifestati e quali apparati corporei sono stati coinvolti?
  • Quando sono comparsi i sintomi e quanto tempo hanno impiegato a risolversi?
  • Quale trattamento è stato somministrato e qual è stata la risposta?
  • Nel caso in cui la reazione sia stata gestita a livello ospedaliero, è stata dosata la triptasi sierica e, in tal caso, era elevata?
  • Vi è stata esposizione ad altri farmaci o sostanze (inclusa epinefrina o conservanti presenti negli anestetici locali)?
  • Vi è stata una precedente esposizione ad anestetici locali o ad altre procedure simili?
  • Il paziente ha una storia personale o familiare di atopia?
  • Il paziente ha tollerato anestetici locali successivamente?

La Tabella 2 riassume i segni di maggiore sospetto per una reazione di ipersensibilità immediata.

Gestione delle reazioni agli anestetici locali

La gestione delle reazioni agli anestetici locali per l’odontoiatra si basa principalmente sul riconoscimento di farmaci sicuri da usare in futuro mentre per il trattamento immediato di eventuali reazioni gravi come la tossicità sistemica da anestetico locale (LAST), si rimanda alla check-list aggiornata periodicamente dalla American Society of Regional Anesthesia and Pain Medicine (ASRA).

Conclusioni

Nei bambini, rinite allergica e asma non aumentano direttamente le carie, ma favoriscono accumulo di placca e gengiviti, soprattutto in caso di respirazione orale; per questo l’odontoiatra deve saper riconoscere questi segnali e collaborare con gli specialisti per proteggere la salute orale.
Allo stesso modo, l’ipertrofia adenotonsillare e interventi come la tonsillectomia possono influenzare la crescita del volto e aumentare il rischio di problemi parodontali, rendendo necessari controlli regolari e strategie preventive mirate.
Anche quando si utilizzano anestetici locali, è importante ricordare che le vere allergie nei bambini sono rare e che molte reazioni osservate hanno origine non allergica; raccogliere un’anamnesi accurata e confrontarsi con l’allergologo permette di offrire cure sicure senza rinunce ingiustificate.
In sintesi, l’odontoiatra pediatrico non si limita alla cura dei denti, ma svolge un ruolo chiave nel seguire il bambino in modo integrato, considerando respirazione, allergie e sviluppo craniofacciale e promuovendo così salute, prevenzione e benessere a lungo termine.

 

Take Home Message
  • Rinite allergica e asma nei bambini aumentano il rischio di gengiviti e accumulo di placca, soprattutto in caso di respirazione orale, senza però influenzare significativamente la carie.
  • Respirazione orale e ipertrofia adenotonsillare possono influenzare lo sviluppo craniofacciale e la funzione masticatoria; il monitoraggio interdisciplinare è fondamentale.
  • Tonsillectomia può aumentare il rischio di parodontite a lungo termine: controlli periodici e strategie preventive mirate sono raccomandati.
  • Allergie agli anestetici locali nei bambini sono rare e la maggior parte delle reazioni è non allergica.
  • Raccolta anamnestica accurata e collaborazione con l’allergologo riducono rischi e false diagnosi.
  • Allergie ai farmaci e patologie respiratorie in età pediatrica - Ultima modifica: 2026-09-11T16:17:42+02:00 da Paola Brambilla
    Allergie ai farmaci e patologie respiratorie in età pediatrica - Ultima modifica: 2026-09-11T16:17:42+02:00 da Paola Brambilla