Impianti in zirconia sotto osservazione nei primi mesi dopo l’inserimento. Un gruppo di ricercatori della Charité – University Medical Center Berlin, in Germania, ha valutato per 36 mesi il comportamento clinico di un sistema implantare in zirconia a due componenti. I risultati mostrano un elevato numero di fallimenti precoci. Tuttavia, gli impianti che hanno superato il primo anno hanno mantenuto una buona stabilità nel periodo successivo.

Impianti in zirconia seguiti per tre anni

Lo studio prospettico monocentrico ha coinvolto inizialmente 24 pazienti, con un’età media di 48,4 anni. I ricercatori hanno inserito altrettanti impianti singoli CERALOG Hexalobe in zirconia a due componenti, destinati alla sostituzione di premolari e molari. Un paziente non ha partecipato ai controlli successivi. L’analisi della sopravvivenza ha quindi riguardato 23 impianti. Dopo l'inserimento, gli impianti hanno seguito un periodo di guarigione sommersa di sei mesi. Successivamente, i ricercatori hanno applicato prima una corona provvisoria avvitata e poi una corona definitiva in disilicato di litio. Le corone erano supportate da abutment in PEKK e fissate mediante viti in titanio. L'obiettivo principale era valutare la sopravvivenza degli impianti in zirconia fino a 36 mesi. Gli autori hanno inoltre esaminato i tessuti peri-implantari, i livelli ossei marginali, le complicanze e la soddisfazione dei pazienti.

Nove fallimenti nel primo anno

Il dato più rilevante riguarda proprio la fase iniziale. Dei 23 impianti valutabili, nove sono andati incontro a fallimento entro i primi 12 mesi. Sei non hanno raggiunto un'osteointegrazione adeguata, mentre tre si sono fratturati nella porzione coronale. Sei fallimenti si sono verificati prima del carico definitivo. Altri tre sono avvenuti entro quattro mesi dall'applicazione della corona definitiva. La probabilità cumulativa di sopravvivenza degli impianti in zirconia si è così fermata al 60,9% a 12 mesi. Si tratta di un risultato decisamente inferiore rispetto a quello riportato complessivamente in letteratura per altri sistemi implantari in zirconia a due componenti. Gli stessi autori sottolineano però che i risultati non devono essere generalizzati a tutti gli impianti in zirconia. Le prestazioni cliniche possono infatti dipendere dalle caratteristiche dello specifico sistema, dalla superficie implantare, dalla connessione impianto-abutment e dal protocollo protesico.

Dopo il primo anno la situazione cambia

Il dato interessante emerge proseguendo l'osservazione. Tra il dodicesimo e il trentaseiesimo mese non si è verificata nessun'altra perdita. La sopravvivenza è quindi rimasta invariata al 60,9%. Secondo i ricercatori, questo andamento suggerisce che la fase iniziale rappresenti il momento più critico. Una volta ottenuta una corretta osteointegrazione e superato il primo periodo successivo al carico, gli impianti sopravvissuti hanno mostrato un comportamento stabile nel medio termine. Anche i livelli ossei marginali sono rimasti sostanzialmente stabili dopo il rimodellamento iniziale. La distanza media tra la spalla implantare e il primo contatto osseo era di 1,9 mm al momento del carico definitivo, 1,6 mm a 24 mesi e 1,5 mm a 36 mesi.

Tessuti peri-implantari e mucosite

Gli autori hanno valutato anche le condizioni dei tessuti molli. La profondità media di sondaggio è passata da 2,7 mm a 12 mesi a 1,9 mm a 36 mesi. Anche il sanguinamento al sondaggio è diminuito, passando dal 26% al 18% dei siti nello stesso periodo. Resta però un elemento da considerare. A 36 mesi, sette dei 13 impianti sottoposti all'esame clinico presentavano mucosite peri-implantare, pari al 53,8%. La mucosite era definita dalla presenza di sanguinamento al sondaggio senza perdita ossea progressiva. Durante l'intero periodo di osservazione non è stato invece diagnosticato alcun caso di perimplantite. Il dato conferma comunque la necessità di controlli e di una corretta manutenzione anche negli impianti in zirconia.

Risultati legati allo specifico sistema

Gli autori dedicano particolare attenzione alle possibili ragioni dell'elevato numero di fallimenti precoci. Tra le ipotesi considerate figurano le caratteristiche della superficie degli impianti, ottenuti mediante ceramic injection molding, e alcuni aspetti biomeccanici della connessione protesica. I ricercatori invitano però alla prudenza. Lo studio riguarda infatti un campione ridotto e uno specifico sistema implantare. Inoltre, altre ricerche condotte su differenti impianti in zirconia a due componenti hanno ottenuto percentuali di sopravvivenza decisamente superiori. Non sarebbe quindi corretto estendere il tasso di fallimento osservato in questo studio a tutti gli impianti in zirconia.

Il periodo iniziale resta quello più delicato

Pubblicato sull’International Journal of Implant Dentistry, lo studio indica dunque nel primo anno il periodo decisivo per gli impianti in zirconia esaminati. Il tasso di fallimento precoce ha raggiunto il 39,1%, ma nessun ulteriore impianto è stato perso tra 12 e 36 mesi. Gli elementi sopravvissuti hanno inoltre mantenuto livelli ossei marginali stabili e hanno ottenuto un'elevata soddisfazione da parte dei pazienti. I risultati suggeriscono quindi che, per questo specifico sistema, il raggiungimento di una corretta osteointegrazione rappresenti un passaggio fondamentale per la prognosi successiva. Allo stesso tempo, la frequenza della mucosite ricorda che anche dopo il successo iniziale rimangono indispensabili igiene orale, controlli periodici e manutenzione dei tessuti peri-implantari. Lo studio proseguirà fino a 60 mesi, permettendo di verificare se la stabilità osservata dopo il primo anno verrà confermata anche nel più lungo periodo.

Impianti in zirconia, il primo anno è decisivo - Ultima modifica: 2026-09-15T15:39:37+02:00 da Pierluigi Altea
Impianti in zirconia, il primo anno è decisivo - Ultima modifica: 2026-09-15T15:39:37+02:00 da Pierluigi Altea