Odontoiatria pubblica e libera professione possono collaborare per garantire l’accesso alle cure alle fasce economicamente più vulnerabili. Perché questo modello funzioni occorre che i dentisti privati trovino conveniente e sostenibile partecipare ai programmi finanziati dallo Stato. Uno studio condotto in Irlanda da ricercatori del Trinity College Dublin, con la collaborazione della Queen Mary University of London, ha cercato di capire quali fattori favoriscano o ostacolino questa partecipazione. Ne emerge un quadro complesso, nel quale gli aspetti economici rappresentano soltanto una parte del problema.

Odontoiatria pubblica, il caso irlandese

Il sistema irlandese offre un interessante terreno di osservazione perché una parte delle cure odontoiatriche destinate agli adulti a basso reddito viene fornita attraverso dentisti privati che accettano di operare nell’ambito di programmi finanziati dallo Stato. La capacità dell’odontoiatria pubblica di raggiungere questa popolazione dipende quindi anche dalla disponibilità dei professionisti a stipulare e mantenere rapporti contrattuali con il sistema sanitario. Gli autori hanno affrontato il problema attraverso uno studio qualitativo basato su interviste. L’obiettivo non era semplicemente stabilire quanti dentisti partecipassero ai programmi pubblici, ma comprendere i meccanismi che influenzano le loro decisioni.

Non è soltanto una questione economica

Il compenso riconosciuto ai professionisti rappresenta inevitabilmente uno dei punti centrali. Se le tariffe non riflettono i costi sostenuti dallo studio o il tempo necessario per fornire le prestazioni, la partecipazione ai programmi di odontoiatria pubblica può diventare poco interessante. Dalle interviste emerge però un problema più ampio. Gli odontoiatri devono confrontarsi anche con il numero e il tipo di prestazioni rimborsabili, con le procedure amministrative e con le modalità attraverso le quali vengono definiti e modificati i programmi. La sostenibilità economica, in altre parole, non dipende esclusivamente dal valore del rimborso. Conta anche la quantità di tempo e di risorse che il professionista deve destinare alla gestione burocratica del paziente.

Odontoiatria pubblica e burocrazia

Gli adempimenti amministrativi possono rappresentare un deterrente. Procedure considerate complesse aumentano infatti il carico di lavoro non clinico e possono ridurre la disponibilità dei professionisti a entrare o rimanere nel sistema. Per uno studio privato ogni attività amministrativa comporta un costo, anche quando non è immediatamente visibile. Occorre impiegare personale, dedicare tempo alla compilazione della documentazione e gestire i rapporti con gli organismi pubblici. Lo studio suggerisce quindi che, per aumentare la partecipazione dei dentisti all’odontoiatria pubblica, non sia sufficiente intervenire sui compensi. Anche la semplificazione delle procedure può avere un ruolo importante.

Quel divario tra “noi” e “loro”

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca è già racchiuso nel titolo scelto dagli autori: Us and them, “noi e loro”. Dalle interviste emerge infatti una distanza tra i professionisti e il sistema sanitario. Non si tratta soltanto di una divergenza di interessi economici. Il problema riguarda anche il modo in cui le due parti comunicano e la percezione dei dentisti di poter realmente contribuire alle decisioni. Lo studio descrive una disconnessione che attraversa diversi aspetti del funzionamento dell’assistenza odontoiatrica primaria irlandese. Gli autori indicano proprio nel superamento di questa distanza e nella costruzione di una relazione basata sulla fiducia e sull’apprendimento reciproco una delle possibili strade per migliorare il sistema.

Odontoiatria pubblica, serve coinvolgere i professionisti

Da questo punto di vista emerge un’indicazione che va oltre il caso irlandese. Un programma di odontoiatria pubblica difficilmente può funzionare in modo efficace se chi deve concretamente erogare le prestazioni percepisce le regole come qualcosa di imposto dall’alto. Consultare i professionisti durante la progettazione e la revisione dei programmi può invece favorire una maggiore condivisione degli obiettivi. Può inoltre aiutare le istituzioni a comprendere quali difficoltà organizzative si presentano nella pratica quotidiana. Non significa naturalmente che le esigenze dei professionisti debbano prevalere su quelle del sistema sanitario o dei pazienti. Il punto è trovare un equilibrio capace di rendere sostenibile la partecipazione dei dentisti e, allo stesso tempo, garantire un uso appropriato delle risorse pubbliche.

Quando a pagare è il paziente

La questione assume una dimensione ancora più rilevante se osservata dal punto di vista del paziente. Quando diminuisce il numero dei professionisti disponibili a fornire cure attraverso programmi pubblici, può diventare più difficile trovare un dentista al quale rivolgersi. Il problema interessa soprattutto le persone con minori risorse economiche, proprio quelle per le quali il costo delle cure private può rappresentare una barriera. La partecipazione dei dentisti ai programmi di odontoiatria pubblica diventa così un elemento che può influenzare concretamente l’accesso alle prestazioni. Un sistema formalmente disponibile, ma con un numero insufficiente di professionisti disposti a erogare le cure, rischia infatti di non garantire una reale accessibilità.

Un problema di fiducia

La ricerca porta quindi a una conclusione interessante: incentivi economici e tariffe adeguate sono importanti, ma potrebbero non essere sufficienti. Occorre costruire un rapporto di maggiore fiducia tra sistema sanitario e professionisti. Secondo gli autori, proprio la distanza tra queste due realtà sembra influenzare diversi meccanismi che regolano il funzionamento dell’assistenza odontoiatrica primaria irlandese. In questa prospettiva, l’odontoiatria pubblica non può essere considerata soltanto come un insieme di prestazioni e relativi rimborsi. È anche il risultato di una relazione tra istituzioni, professionisti e comunità.

Dall’Irlanda una riflessione più ampia

Le conclusioni dello studio, pubblicato su Plos One, riflettono esperienze, opinioni e atteggiamenti degli intervistati e non possono essere considerate una rappresentazione definitiva di tutti i professionisti. Inoltre, i pazienti non sono stati direttamente inclusi nel campione dello studio. Il lavoro offre comunque uno spunto interessante anche per il nostro Paese per riflettere sul rapporto tra odontoiatria pubblica e professionisti privati. Rendere adeguati i compensi, ridurre il peso burocratico e aggiornare l’offerta delle prestazioni sono interventi importanti. Ma altrettanto importante sembra essere la costruzione di un rapporto nel quale i dentisti non percepiscano il sistema sanitario come una controparte distante. La questione, alla fine, riguarda direttamente l’accesso alle cure. Se l’odontoiatria pubblica vuole raggiungere realmente le persone con minori risorse economiche, deve riuscire anche a coinvolgere in modo stabile i professionisti chiamati a fornire quelle cure. Il caso irlandese mostra che la sostenibilità di questo rapporto non dipende da un solo fattore, ma da un insieme di condizioni economiche, organizzative e relazionali.

Odontoiatria pubblica, come coinvolgere gli odontoiatri - Ultima modifica: 2026-09-21T12:06:22+02:00 da Pierluigi Altea
Odontoiatria pubblica, come coinvolgere gli odontoiatri - Ultima modifica: 2026-09-21T12:06:22+02:00 da Pierluigi Altea