
Il panorama del tabagismo giovanile sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda. Alla sigaretta tradizionale, in lento ma costante declino tra i più giovani, si affiancano oggi dispositivi che si presentano come alternative “leggere”: sigarette elettroniche, tabacco riscaldato, prodotti dal packaging accattivante e dai sapori pensati per un pubblico adolescente. Questa evoluzione pone il professionista della salute orale di fronte a una sfida nuova: non più solo riconoscere i segni di un’abitudine consolidata, ma intercettare precocemente comportamenti a rischio che si mascherano da scelte “innocue”.
In questa intervista abbiamo chiesto a un esperto del settore, Silvano Gallus, di aiutarci a fare chiarezza su un fenomeno in rapida evoluzione, esplorando sia gli aspetti epidemiologici e clinici sia il ruolo che l’odontoiatra può – e deve – assumere all’interno di una strategia di prevenzione realmente efficace. Perché prevenire, oggi, significa anche saper riconoscere le nuove forme in cui il rischio si presenta.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di sigaretta elettronica come alternativa “meno rischiosa” al fumo tradizionale. Dal suo punto di vista, quanto è cambiato realmente il panorama del tabagismo giovanile, e quali sono i dati più recenti che dovrebbero far riflettere chi si occupa di salute pubblica?

L’avvento della sigaretta elettronica ha rappresentato una vera rivoluzione per il controllo del tabagismo. Intorno al 2010, la sua diffusione sembrava inizialmente minacciare l’egemonia dei produttori di sigarette tradizionali. Non è un caso che proprio in quegli anni abbia ripreso vigore l’idea di un mondo senza tabacco e si sia tornati a parlare concretamente di Tobacco Endgame. L’industria del tabacco, già in difficoltà per la crescente consapevolezza dei danni provocati dal fumo, ha però reagito rapidamente: ha acquisito importanti marchi di sigarette elettroniche e ha modificato radicalmente la propria strategia di marketing. Il messaggio è passato da “il fumo tradizionale non fa poi così male” a “il fumo tradizionale è molto dannoso, ma noi abbiamo la soluzione”: nuovi prodotti contenenti nicotina, promossi come alternative più sicure. Poco dopo sono arrivati i prodotti a tabacco riscaldato e, successivamente, altri dispositivi. Il risultato è che oggi questi prodotti favoriscono la dipendenza da nicotina e l’iniziazione dei giovani alla sigaretta tradizionale, senza produrre benefici evidenti per i fumatori a livello di popolazione.
Molti adolescenti scelgono lo svapo perché lo considerano innocuo o “meno pericoloso” della sigaretta classica. Da dove nasce questa percezione, e quanto pesa nella scelta di iniziare a fumare in età sempre più precoce?
Questa percezione deriva in larga misura dai messaggi diffusi dall’industria del tabacco e dai suoi affiliati, secondo cui le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato sarebbero fino al 95% meno dannosi delle sigarette tradizionali. Sono affermazioni ripetute praticamente fin dal lancio di questi prodotti, quando non si sapeva davvero nulla sulla loro sicurezza. La ricerca indipendente ha espresso fin dall’inizio molta cautela, ma per anni non ha avuto dati sufficienti per quantificare il rischio rispetto alle sigarette tradizionali. L’industria ha così avuto il tempo di radicare nell’opinione pubblica e tra i decisori politici due convinzioni: che i nuovi prodotti siano molto più sicuri e che aiutino i fumatori a smettere. Le evidenze disponibili ad oggi sono ben diverse. Inoltre, oltre l’80% di chi utilizza sigarette elettroniche o prodotti a tabacco riscaldato continua a fumare anche sigarette tradizionali. Questo uso duale può comportare rischi persino maggiori rispetto al solo fumo di sigaretta. Il bilancio complessivo tra benefici e rischi dei nuovi prodotti, quindi, è verosimilmente negativo.
Dal punto di vista clinico, cosa cambia per il cavo orale? Esistono segni distintivi, lesioni o alterazioni che permettono al professionista di distinguere gli effetti dello svapo da quelli del fumo tradizionale?
Purtroppo, siamo ancora molto indietro nella valutazione della sicurezza delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato. Studiarne gli effetti è difficile per due ragioni principali. In primo luogo, questi prodotti sono utilizzati soprattutto da giovani e giovanissimi, nei quali le patologie croniche difficilmente si manifestano nel breve periodo. In secondo luogo, è complicato separarne gli effetti da quelli delle sigarette tradizionali, perché la grande maggioranza degli utilizzatori consuma o ha consumato entrambi i prodotti. Anche se non disponiamo ancora di vere e proprie evidenze scientifiche sulla sicurezza di questi prodotti, la più aggiornata revisione della letteratura ha individuato 12 studi sull’associazione tra sigaretta elettronica e problemi del cavo orale, tra cui cattiva salute orale, gengivite, parodontite, frattura o perdita dei denti e xerostomia. Ponendo pari a 100 il rischio dei fumatori di sigarette tradizionali, quello degli utilizzatori esclusivi di sigarette elettroniche risulta pari a 89: una riduzione dell’11%, ben lontana dalle riduzioni spesso evocate. Negli utilizzatori duali, invece, il rischio risulta superiore del 44% rispetto ai fumatori tradizionali. Poiché oltre l’80% degli utilizzatori di e-cig è duale, il bilancio complessivo appare chiaramente sfavorevole.
Lo studio odontoiatrico è spesso uno dei pochi luoghi in cui un adolescente si reca con regolarità. Crede che la visita dentistica possa diventare un momento di intercettazione precoce del tabagismo? E se sì, quali sono i segnali che un professionista dovrebbe imparare a riconoscere?
Da tempo sostengo che il dentista dovrebbe essere tra gli operatori sanitari maggiormente coinvolti nella promozione della salute. Come il medico di medicina generale, può accorgersi rapidamente se il proprio assistito fuma, beve o segue un’alimentazione scorretta, con conseguenze visibili anche sul cavo orale; inoltre, incontra regolarmente un’ampia fascia della popolazione. Rispetto al medico di medicina generale, dispone spesso di più tempo durante un trattamento o una seduta di igiene dentale e - lo dico con un po’ di ironia - difficilmente un paziente con un trapano in bocca solleverà obiezioni.
Il dentista può quindi fare la prima mossa. Non deve necessariamente dedicare molto tempo al tema: sarebbe già utile offrire a tutti i fumatori un brief advice o un very brief advice, indicando, per esempio, il numero verde o il contatto di un centro antifumo vicino. Sono interventi poco invasivi che, applicati sistematicamente su grandi numeri, hanno dimostrato di funzionare.
Parlare di fumo o svapo con un adolescente non è mai semplice: il rischio è quello di ottenere l’effetto opposto, chiudendo il dialogo invece di aprirlo. Come si costruisce una comunicazione efficace con un paziente giovane su questo tema?
Non sono la persona più indicata per rispondere, perché da epidemiologo mi occupo della popolazione e non della relazione clinica con il singolo paziente. Per introdurre l’argomento in modo naturale si può però ricorrere a un semplice stratagemma: al termine di un intervento, si può raccomandare di astenersi per 24 ore dal bere alcolici, fumare e consumare zuccheri. Spesso il fumatore reagirà chiedendo: “Come, non posso fumare per 24 ore?”. A quel punto lo si può rassicurare, ma anche aiutarlo a riconoscere la propria dipendenza. Si può poi fare leva su sintomi o problemi concreti – igiene orale, alitosi, colore dei denti – per proporre un intervento minimo, senza stigmatizzare né colpevolizzare. Con i più giovani è meno efficace insistere sul rischio di malattie future, percepite come lontane; le conseguenze estetiche e immediate, come l’ingiallimento dei denti o l’alitosi, possono invece risultare più persuasive.
Oggi la prevenzione non passa più solo dall’educazione tradizionale in studio, ma si avvale anche di strumenti digitali, app e protocolli di rete. Come si integrano questi due livelli di intervento – “classico” e innovativo?
I due livelli possono integrarsi molto bene. È vero che ancora oggi il profilo tipico di chi cerca di smettere di fumare è quello di un uomo di mezza età, spesso intorno ai 60 anni, e quindi talvolta meno incline a utilizzare strumenti digitali. Tuttavia, sono sempre più numerose le app e le altre soluzioni digitali per la cessazione che mostrano risultati promettenti. Anche le linee guida nazionali e internazionali per la cessazione riconoscono questi strumenti come possibili componenti efficaci del trattamento.
Nessun professionista può affrontare da solo una sfida di questa portata.
Che ruolo dovrebbe avere la collaborazione tra odontoiatra, pediatra e scuola nella costruzione di una strategia realmente efficace contro le nuove forme di tabagismo giovanile?
Un ruolo fondamentale. Odontoiatri, pediatri e scuola dovrebbero fare rete per tutelare i giovani. Nella mia esperienza, proprio in questo ambito ho già visto professori e pediatri collaborare efficacemente: è ormai diffusa la consapevolezza tra loro che i nuovi prodotti siano strumenti per avvicinare i ragazzi alla nicotina e alle sigarette tradizionali. Il dentista può quindi trovare negli insegnanti e nei pediatri alleati preziosi per promuovere la salute, intercettare precocemente i comportamenti a rischio e trasmettere messaggi coerenti ai giovani e alle loro famiglie.


