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Franco Bruno

È Franco Bruno, nato a Milano nel 1957, medico, specializzato in Ortodonzia. Dal 1961 vive ad Arona, sulle sponde piemontesi del Lago maggiore, dove opera come libero professionista. È docente di Bioprogressiva all’Università di Cagliari e ha numerosi hobby: l’informatica, la vela e il suo lavoro che pratica da oltre vent’anni.

È figlio d’arte Franco Bruno, ma l’amore per l’ortodonzia non l’ha ereditato dal padre. Aveva poco meno di vent’anni e dopo il liceo, ricorda, avrebbe voluto studiare Informatica, la sua grande passione. Ma un giorno, mentre preparava l’esame di maturità, conobbe per caso un ortodonzista che operava nello studio del padre. Rimase affascinato da quella disciplina: regalare un sorriso alle persone sane attraverso azioni meccaniche e manuali. È questa l’ortodonzia per Franco Bruno. Decide che sarebbe diventata la sua professione. Così, consegue la laurea in medicina all’Università di Varese, frequenta la scuola di specializzazione in Ortodonzia a Cagliari e nel 1986 inizia l’attività libero professionale, insieme al fratello e a un caro amico con i quali divide ancora oggi lo studio ad Arona, in provincia di Novara, la città in cui vive. Dal 2002 è professore a contratto di Ortodonzia Bioprogressiva presso la scuola di specializzazione in Ortodonzia dell’Università di Cagliari, diretta dal professor Vincenzo Piras. Un’esperienza interessante e stimolante, afferma Bruno, anche e soprattutto per i giovani studenti che, grazie a un’impostazione didattica particolare, hanno la possibilità di apprendere i concetti e le metodiche di diverse scuole di pensiero, anche molto distanti tra loro.

Professor Bruno, nell’ortodonzia cosa è cambiato negli ultimi decenni? 

Vent’anni fa, quando iniziai questa professione, chi si avvicinava all’ortodonzia lo faceva solo ed esclusivamente per passione, in quanto allora non consentiva di realizzare lo stesso ritorno economico dell’odontoiatria generale. Oggi purtroppo lo scenario è cambiato in peggio e per tutti. L’ortodonzia in Italia poi, in particolare, si è sviluppata prevalentemente attraverso la modalità della consulenza. Questo, se da una parte ha consentito a molti giovani di praticare la professione senza dover diventare titolari di studi odontoiatrici, tuttavia ha generato una parcellizzazione, a mio avviso, poco qualificante. È vero, con la consulenza il paziente, di fatto, gode di un vantaggio: non doversi recare altrove per sottoporsi a trattamenti ortodontici. In realtà, la paura degli odontoiatri di perdere il proprio paziente, ha impedito la nascita in Italia di un numero adeguato di studi ortodontici.

Qual è la peculiarità di uno studio in cui si pratica con continuità l’ortodonzia?

L’ortodonzia convive con l’odontoiatria generale, anche se ha necessità diverse e specifiche. Quella forse più importante riguarda la comunicazione con il paziente e la sua famiglia. Per questo all’interno dello studio ho realizzato una sala dedicata alla prima visita e ai resoconti sull’avanzamento della terapia. Mi avvalgo di un video proiettore attraverso il quale mostro i dettagli di quanto si sta realizzando: lo schermo di un computer non sarebbe sufficiente. Il professionista che opera come consulente in uno studio odontoiatrico, per contro, difficilmente può godere di uno spazio simile e assicurare una cura così attenta alla comunicazione. Proprio per questo, a volte nascono incomprensioni tra il paziente, il consulente e il titolare. Sostituire il consulente, a volte, sembra la soluzione ottimale, ma non per i pazienti soddisfatti delle cure che si vedono cambiare loro malgrado il medico a cui si erano affidati.

La comunicazione è un tema importante per tutti: il modello impiegato in Ortodonzia può essere adottato con successo anche in altri ambiti dell’odontoiatria…

Certo, il rapporto con il paziente è il nucleo fondamentale per un’odontoiatria di successo. Le persone hanno la necessità, soprattutto oggi, di comprendere la natura dei trattamenti a cui sono sottoposte ed essere adeguatamente informate sull’evoluzione delle terapie in atto. Non è sempre possibile per il paziente capirlo da solo. Se ci si reca dal dentista per un mal di denti, che dopo la seduta cessa rapidamente, il paziente comprende che il beneficio è il risultato dell’intervento messo in atto dall’odontoiatra. Ma esistono trattamenti più complessi che necessitano di continui chiarimenti. Come può un paziente sapere o capire se un impianto, per esempio, è osteointegrato bene o sono sopraggiunte complicanze? Nell’ortodonzia poi, disporre di spazi dedicati alla comunicazione, dove dialogare apertamente, è indispensabile per mostrare i progressi o gli eventuali problemi e motivare il paziente.

Chi è il vostro paziente tipo?

Un tempo era solo il ragazzino dai sette agli undici anni. Oggi i pazienti ortodontici sono riconducibili a due categorie. Il paziente in età pediatrica può essere trattato già a partire dai tre, quattro anni, mentre è ormai consistente la fascia dei pazienti adulti che decidono di sottoporsi a trattamenti ortodontici. Lo fanno perché quando erano piccoli non hanno voluto portare l’apparecchiatura o perché la famiglia non disponeva delle risorse economiche per accedere alle cure. Sono in crescita anche i pazienti adulti che, pur essendosi già sottoposti in età giovanile a interventi ortodontici, perché insoddisfatti del risultato e per altre svariate ragioni, decidono di affidarsi nuovamente all’ortodonzia. Accanto al paziente che si sottopone ai trattamenti per ragioni estetiche, poi, si è diffuso anche il paziente parodontale, anche in età geriatrica. Questo ha rappresentato una vera novità per noi che ci siamo dovuti adattare anche dal punto di vista organizzativo alle nuove esigenze. A una persona anziana potrebbe infatti non far piacere essere in sala d’aspetto insieme a ragazzini vivaci e rumorosi: così, abbiamo pensato di dedicare alcune giornate alla settimana esclusivamente al trattamento del paziente adulto.

Qual è la frontiera dell’Ortodonzia?

La possibilità di disporre di apparecchiature invisibili che non compromettono più la vita di relazione ha convinto il paziente adulto a sottoporsi ai trattamenti ortodontici. I dispositivi sono sempre più estetici e permettono di ottenere risultati in tempi piuttosto rapidi. L’altra frontiera è data dalle nuove tecnologie di cui disponiamo. Buona parte delle apparecchiature di cui mi avvalgo, per esempio, è realizzata, su modelli digitali, da impianti robotizzati. Il modello virtuale ottenuto al computer permette di simulare la realtà e di ridurre i tempi di realizzazione delle apparecchiature che vengono poi costruite altrove da aziende specializzate. L’informatica, una delle mie passioni da sempre, occupa un posto importante nel lavoro dell’ortodonzista. Purtroppo, il problema più grande di queste nuove apparecchiature estetiche è dato dal costo che naturalmente si riverbera sul paziente.

A proposito di costi, oggi il tema del convenzionamento è una questione molto dibattuta: qual è la proposta suggerita da ASIO?

L’Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia (ASIO) ha aperto una trattativa con FASI, il Fondo Assistenza Sanitaria Integrativa per i dirigenti di aziende industriali. L’idea è di creare un convenzionamento indiretto tra circa 500 studi ortodontici italiani gestiti da specialisti o esclusivisti in ortodonzia e il fondo integrativo. Grazie all’accordo, l’ente convenzionante rimborserà secondo un tariffario prestabilito la prestazione al paziente che avrà però la facoltà di scegliere il professionista di fiducia a cui rivolgersi ed eventualmente pagare la differenza sull’onorario da questi applicato. Un modello analogo a quello già in uso con successo nella provincia autonoma di Bolzano dove una parte della parcella del professionista è pagata dalla provincia e il paziente è libero di scegliere a chi rivolgersi e quanto spendere in più rispetto alla quota coperta dalla convenzione. È un ottimo esempio sul quale costruire l’odontoiatria di domani. D’altronde, un’odontoiatria interamente pubblica o sociale è difficilmente realizzabile a causa degli alti costi a cui è soggetta la nostra disciplina. Il prezzo di una prestazione odontoiatrica, infatti, è gravata da costi che superano anche il 70 per cento e sono difficilmente comprimibili.

Dopo oltre vent’anni di attività, cos’è oggi per lei l’ortodonzia? 

È tuttora un hobby per me, un piacere. È gratificante donare il sorriso a una persona che vive in una condizione di disagio a causa della propria dentatura. L’ortodonzia è una branca della medicina assolutamente in linea con la società odierna, molto legata all’immagine. Ma è anche una disciplina stimolante per chi la esercita: è uno dei campi dell’odontoiatria più soggetta a evoluzioni, e a ritmi anche piuttosto serrati. È una materia che richiede anche grande attenzione, come l’altro mio hobby, la vela. Il velista è come l’ortodonzista: non può permettersi di sbagliare.

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