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È Francesco Scarparo, 56 anni, medico-odontoiatra libero professionista, socio fondatore della S.I.C.O., nonché Presidente del Coordinamento delle Associazioni Odontostomatologiche Italiane (C.I.C.). Da Venezia, la sua città natale, racconta, ha subìto il fascino della bellezza, dalla sua famiglia paterna, quello della medicina.

L’equilibrio straordinario tra la bellezza naturale della laguna veneta e le architetture realizzate dall’ingegno umano, volute da una borghesia dedita al commercio e politicamente illuminata, ricorda Francesco Scarparo, hanno trovato a Venezia la loro massima espressione. «È nata proprio qui, in questa città, che abitua al bello», esordisce, «alle giuste proporzioni nell’estetica, ma anche all’intreccio di culture e civiltà, la mia passione per la medicina, grazie anche all’influenza positiva esercitata dalla mia famiglia paterna in cui c’erano alcuni medici». Una miscela dunque di stimoli endogeni ed esogeni, fa capire Scarparo, che lo hanno indotto a intraprendere lo studio della medicina e dopo la laurea conseguita all’Università di Padova, la strada dell’odontoiatria. Una disciplina che gli avrebbe consentito di praticare la chirurgia, afferma, di gestire in completa autonomia tutti i passaggi clinici dalla diagnosi al raggiungimento del risultato terapeutico, ma soprattutto di dare voce all’importanza che la salute orale riveste nel concetto generale di salute dell’individuo e nella vita sociale delle persone. Francesco Scarparo è socio fondatore della S.I.C.O. (Società Italiana di Chirurgia Orale e Implantologia), past President della S.I.C.O., nonché attuale Presidente del Coordinamento delle Associazioni Odontostomatologiche Italiane (C.I.C.). È stato presidente di ANDI Padova dal 2004 al 2006 e Delegato Veneto al Consiglio di Presidenza ANDI nel 2002-2003 e nel 2009-2010, anno in cui si è candidato alle elezioni per la presidenza dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani, vinte poi da Gianfranco Prada. Svolge la libera professione a Padova, in particolare nell’ambito della chirurgia orale e dell’implantologia, materia, quest’ultima, di cui ha curato pubblicazioni scientifiche e tenuto corsi presso alcune università italiane.

Dottor Scarparo, com’è sorta l’idea della Società Italiana di Chirurgia Orale e Implantologia?

Gli anni in cui è nata la SICO, ora SICOI, per l’odontoiatria sono stati di grande fervore e fecondi di importanti iniziative. I colleghi che praticavano all’interno dei propri studi la chirurgia in misura prevalente non erano molti. Si sentiva la necessità di istituzionalizzare quegli incontri che avvenivano tra noi professionisti per lo scambio di idee ed esperienze: e questo avvenne non a caso da un notaio a Firenze, perché la Toscana fu fucina di chirurghi orali come Ugo Covani, Carlo Clauser, Roberto Barone.

Quali benefici possono trarre i liberi professionisti che a vario titolo frequentano le società scientifiche attive in ambito odontoiatrico? 

Sono fondamentalmente due: l’approfondimento di campi specifici e l’aggiornamento continuo. È importante sottolineare che per un professionista l’essere aggiornato, al di là dei dettami di legge, è requisito indispensabile per effettuare una prestazione sanitaria corretta e per adeguarsi agli standard di qualità che l’odontoiatria italiana rappresenta nel mondo e che sono stati determinanti e tali da indurre una richiesta di prestazione qualitativamente elevata da parte della popolazione italiana.

I compiti del Comitato Intersocietario di Coordinamento delle Associazioni Odontostomatologiche Italiane (C.I.C.) sono di primaria importanza: come avviene oggi il coordinamento tra le società scientifiche? 

Il C.I.C. ha diversi compiti da svolgere, il primo è quello storico di coordinare le attività scientifiche delle S.S. aderenti: lo ha svolto sin da quando non c’era quella pletora di eventi che scandiscono oggi i fine settimana ed è un compito importante perché permette agli odontoiatri di accedere ai rilevanti appuntamenti scientifici senza dover fare delle scelte che possono limitare il loro percorso di aggiornamento. In conseguenza del lavoro svolto e in virtù del dialogo che nel corso degli anni è stato in grado di instaurare, il Comitato è diventato il riferimento delle S.S. in particolar modo per le tematiche che riguardano i rapporti con le istituzioni. Punto di forza è stato quindi quello di recepire le esigenze delle singole S.S. ed essere interlocutore delle istituzioni per l’ambito culturale e scientifico del mondo odontoiatrico. A riprova di quanto detto, riguardo i rapporti con le istituzioni, con la FNOMCeO e nello specifico con la CAO nazionale, abbiamo preparato il nomenclatore odontoiatrico, presentato a dicembre del 2008, lavoro che richiederà un aggiornamento periodico, da ultimo su richiesta del Ministero della Salute, l’importante lavoro di coordinatore eseguito assieme alla CAO Nazionale, per l’elaborazione delle Raccomandazioni Cliniche Odontoiatriche.  Riunire al tavolo le S.S. aderenti e non al C.I.C. assieme all’Università e ottenere un risultato in tempi sinceramente molto contenuti è stata fonte di grande soddisfazione. Ora il passaggio successivo sarà il confronto con le associazioni di categoria.

Nella sua vita, accanto all’impegno scientifico e professionale, c’è anche quello sindacale: quando è nato questo interesse e con quali convinzioni?

La professione dell’odontoiatra al pari di quella del medico può essere totalizzante se alla spinta assistenziale si associa la consapevolezza del ruolo che si ha nella società. Il ruolo dell’odontoiatra al pari degli altri liberi professionisti è fondamentale nella struttura di una società democratica perché si colloca tra la parte datoriale e quella della dipendenza, è libera da vincoli strutturali e apportatrice di valori liberali: credere in questi valori porta ovviamente a battersi per la loro difesa.

Quali sono oggi le questioni più spinose per l’odontoiatria e la libera professione?

In anni di crisi economica, crisi dei valori e di cambiamento anche le professioni sono oggetto di critiche e di discussione e il fatto stesso che ci sia in cantiere da parte del governo una riforma delle professioni ne è la testimonianza. Il rischio è che prevalga la volontà di cambiare a tutti i costi a prescindere dalla funzione delle professioni e dall’effettiva possibile efficacia del cambiamento e che, come si dice, «si getti via il neonato con l’acqua sporca». Il concetto poi che le liberalizzazioni siano la panacea per tutti i mali della società mi sembra una visione demagogica e non rispondente alla realtà. Per giungere ai temi più attuali, oggetto di recenti dibattiti, quali quelli sui fondi sanitari e sulle convenzioni, io ritengo che i primi possano apportare dei benefici ai pazienti nel momento in cui integrano e supportano la loro spesa medica, mentre le convenzioni siano incompatibili con la libera professione e portino a una concorrenza che determinerà un crollo della qualità e ribadisco della qualità e non dell’eccellenza. Come può essere oggettivamente possibile una detartrasi a 11 o 36 €? Una situazione di questo tipo può solo innescare dei meccanismi poco limpidi che ricadranno sulla salute orale dei cittadini e anche sulle società di convenzionamento.

Come intende portare avanti il suo impegno in A.N.D.I.? Dopo le elezioni, Gianfranco Prada si è detto disponibile al confronto con le sue istanze: quali sono e come sta andando il dialogo con i vertici dell’Associazione?

La campagna elettorale che è da poco passata è stata caratterizzata da un confronto acceso ma estremamente corretto. A tutti è apparsa chiaro quanto io e Prada si sia voluto dare un segno di cambiamento nei confronti di un passato litigioso e questo per verificare la possibilità che ci possa essere un confronto che ci auguriamo costruttivo: se ci sarà la volontà di percorrere questa strada sicuramente sarà un bene per la categoria altrimenti si vedrà cosa fare.

Per concludere, quali sono i suoi impegni futuri e cosa suggerisce ai giovani odontoiatri? In quale scenario opereranno domani?

Il mio impegno più importante è sicuramente quello nel C.I.C. perché la cultura odontostomatologica è la base per una buona odontoiatria e da questo deriva anche il futuro della professione. Il futuro degli odontoiatri scaturirà anche da quello che i responsabili del mondo odontoiatrico saranno in grado di fare anche nel ruolo di forti, corretti ed equilibrati suggeritori dei referenti politici. La professione è uno degli aspetti importanti della nostra vita e di conseguenza ritengo che anche nella professione stessa concetti quali coscienza morale, principi etici, possano costituire una guida interiore valida.

Un modo equilibrato di vivere il nostro lavoro credo sia quello di vedere la nostra professione come lo strumento per dare salute e ottenere un giusto ritorno in termini di gratificazione anche economica. Resistere alle lusinghe dei centri dove gli odontoiatri vengono trattati in modo svilente e cercare invece un rapporto stabile presso gli studi odontoiatrici all’interno dei quali si può crescere professionalmente e avere un corretto compenso economico, ritengo possa essere la strada giusta anche perché in tal modo si possono creare i presupposti per un avvicendamento, un vero e proprio patto generazionale. Gli scenari futuri non credo siano facilmente prevedibili, la situazione come si suole dire è ancora fluida, sono cosciente però che se vogliamo che la professione odontoiatrica sia ancora di qualità e soddisfazione è necessario un impegno costante e continuo di tutti gli attori del mondo odontoiatrico, anche guardando alle esperienze degli altri Paesi per non ripetere errori che per l’appunto altri hanno già commesso.

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